Segnatevi questa data: 24/12/2025. Che cos'ha di così importante? E' la data d'inizio del Grande Reset finanziario di cui tanto hanno parlato in passato i canali di informazione indipendente, anche se adesso che questo fenomeno è iniziato sembrano non accorgersene. O meglio diversi episodi che compongono il quadro del Grande Reset vengono frequentemente commentati, senza però unire i puntini fino a prendere consapevolezza del quadro generale, proprio quello che vorrei cercare di fare. Ma andiamo con ordine. Per prima cosa vorrei dire cosa non è il Grande Reset: non è un fenomeno uniforme e monolitico, progettato e diretto dall'alto di una occulta cabina di regia. Non è un fenomeno centralizzato, governato in modo impeccabile da una oligarchia di personaggi super intelligenti che manovrano dall'esterno governi, banche e istituzioni sovranazionali. E' ora di abbandonare questa semplificazione da bar sport tanto cara ai siti complottisti. Il Grande Reset è invece un insieme di fenomeni nuovi e storicamente inediti, spesso estremi nel loro svolgimento e nelle loro conseguenze, che si generano all'interno delle normali dinamiche contraddittorie e conflittuali portate avanti dai governi, dalle banche centrali e da tutte le altre istituzioni che formano le classi dirigenti nazionali e sovranazionali di tutto il mondo. Normalmente, queste dinamiche non convergono in un fenomeno tipo Grande Reset, ma in alcune circostanze, quando le regole dominanti condivise saltano, ecco che ogni azione, ogni episodio incluso in queste dinamiche, tenta di portare il cambiamento verso la propria parte, verso gli interessi di una nazione, di un centro di potere, di una istituzione. Non c'è quindi un solo Grande Reset, ma diversi tentativi di Reset portati avanti dai diversi attori internazionali (governi, alleanze sovranazionali, ecc.). Da questo momento quindi, cercherò di raccontare, dal mio punto di vista, i vari "Grandi Reset" in corso, o meglio i tentativi di imporre la propria versione di Grande Reset da parte dei grandi concorrenti geopolitici, che sono l'Unione Europea, gli Stati Uniti e i BRICS. Le conseguenze di questi fenomeni drammatici, che a scuola eravamo abituati a studiare solo sui libri di storia, ma che non pensavamo mai di dover vivere in prima persona, nell'arco dei prossimi 5 anni credo coinvolgeranno tutti, anche coloro che non hanno a che fare coi soldi e l'economia. Il Grande Reset è infatti dapprima un fenomeno parzialmente controllabile, perché si produce inizialmente a livello finanziario e monetario. E' proprio questa la fase in cui ci troviamo e che cercherò di raccontare. Ma poi le dinamiche si ripercuotono a livello economico, politico e sociale, diventando sempre meno controllabili e richiedendo dunque una conflittualità crescente per essere risolte (guerre ibride o cinetiche). Per quanto possibile cercherò di portare avanti questo diario anche in queste fasi successive. In questo post parlerò solo di uno dei tanti fenomeni in corso, ossia l’aumento dei prezzi dei metalli preziosi, ma in altri post cercherò di coprire il più possibile anche gli altri argomenti, in modo da comporre un quadro chiaro di ciò che sta accadendo. Qui inizio dunque a citare il principale attore internazionale responsabile dell'aumento del prezzo dei metalli preziosi: la Cina. I motivi per cui la Cina sta manipolando al rialzo il prezzo dell'oro sono diversi: alcuni di carattere geopolitico, altri di carattere commerciale e monetario. Per ora qui ci occuperemo solo di un singolo fattore, cioè quello commerciale-monetario. Poi, in altri contributi, parleremo del resto. CONTINUA
CONTINUAZIONE Dopo il 2022, gli istituti occidentali di compensazione hanno dismesso la loro neutralità e vengono usati come arma geopolitica. Di conseguenza, per i paesi non direttamente localizzati nell'area geografica europea o statunitense, l'uso di queste camere di compensazione diventa un rischio, perché espone i fondi provenienti da tali paesi a confische o altre forme di ritorsione politica. Ecco perché, proprio dal 2022, sono iniziati tra questi paesi gli scambi commerciali in valute locali, che vengono regolati in camere di compensazione alternative, la più importante delle quali è lo Shanghai Gold Exchange, cioè il mercato cinese dei metalli preziosi. Come mai si è scelto come camera di compensazione una piazza di scambio dei preziosi? Il motivo è che questi scambi commerciali alternativi non possono essere regolati con acquisti e vendite di dollari, come avviene normalmente, perché tali compravendite dovrebbero avvenire negli istituti occidentali, che usano appunto tale valuta. E poiché abbiamo detto che è rischioso per questi paesi usare tali istituti, e dal momento che non esiste una valuta di scambio globale alternativa al dollaro, ecco che queste compensazioni vengono fatte con l'oro. Gli scambi garantiti in oro fatti attraverso lo Shanghai Gold Exchange sono ancora minoritari, rispetto a quelli regolati in dollari. Quindi la loro capacità di innescare la famosa “dedollarizzazione”, di cui molti social complottisti parlano come se fosse un evento imminente, è inesistente, almeno per ora. Tuttavia questi scambi stanno avendo un altro effetto, poco considerato sia mai media ufficiali che da quelli complottisti, spesso uniti nell'ignorare la realtà dei fatti. L'effetto dirompente di questi scambi è, al momento, l'aumento esponenziale del prezzo dei metalli preziosi. L' incremento dei prezzi ha avuto un andamento graduale all'inizio, ma poi ultimamente è in fase di accelerazione. E tale accelerazione è causata dall'aumento degli scambi commerciali in valute locali. Perché c'è questo aumento? Perché a partire da novembre 2025, è stata attivata un'autostrada che permette a questi scambi una velocità prima impensabile. Questa autostrada si chiama M-bridge (https://www.centralbank.ae/en/our-operations/fintech-digital-transformation/mbridge/#:~:text=The%20Central%20Bank%20of%20the,operability%20and%20ensuring%20regulatory%20compliance), una piattaforma creata dalla BIS, la banca centrale delle banche centrali, che unifica in una sola piattaforma digitale le transazioni di questi paesi e quindi ne permette il completamento a una velocità paragonabile a quella dello SWIFT, il sistema che in occidente usiamo tutti per fare i normali bonifici. CONTINUA
CONTINUAZIONE E' da notare il fatto che la piattaforma è della BIS, cioè del principale ente regolatore bancario al mondo, quindi non si tratta di uno strumento “clandestino” sviluppato da alcuni paesi in concorrenza con altri o con il sistema finanziario tradizionale. M-bridge è soltanto uno dei tanti strumenti della finanza ufficiale; così come la regolazione degli scambi commerciali in valute locali basati sull'oro è solo un tentativo di stabilizzare il commercio globale, creando antidoti agli strappi causati dalle intemperanze americane ed europee. Non sono questi dunque i segnali di quella crisi generalizzata di cui parlavo all'inizio dell'articolo. Il segnale, o meglio uno dei segnali di avvertimento principali, è semplicemente l'aumento del prezzo dell'oro in sé, che è iniziato come conseguenza di questi scambi, ma viene sempre più amplificato da altri fattori che vedremo nei post successivi. Inoltre la Cina, che detiene il 70% della capacità di raffinazione mondiale dell'argento, ha deciso di richiedere licenze statali speciali per le esportazioni di questo metallo. A partire dal primo gennaio 2026 quindi, la disponibilità di argento cinese nel mondo subirà una drastica riduzione e questo è indubbiamente un ulteriore annuncio importante. Ecco perché, alla vigilia di Natale, lo Shanghai Futures Exchange fissava già il prezzo dell'argento a 78 dollari l'oncia rispetto ai 72 dollari del mercato dei futures del COMEX. Quando il prezzo di una commodity non riesce più ad essere fissato in modo univoco nel mondo, c'è sempre dietro una guerra valutaria e/o commerciale. Una differenza del 5,6% tra Shanghai e New York è unica nella storia dell'argento e mette in luce la drammatica scarsità di scorte delle banche occidentali che gestiscono i mercati dei futures. Questa scarsità ha effetti diversi da quella dell'oro. Il prezzo dell'argento era rimasto a lungo sotto il controllo di Londra e New York, anche quando la Cina era già riuscita a sottrarre a queste due piazze il controllo dell'oro. Ora però che Londra e New York hanno finalmente perso pure il controllo dell'argento, tutto è pronto per il Grande Reset finanziario. FINE
Mi sono accorto che ne manca un pezzo, da inserire subito dopo il primo post:
A partire dal 2022, ossia dall'inizio della guerra in Ucraina e dopo il congelamento degli asset russi da parte di istituzioni finanziarie USA ed europee, molti paesi dell'area BRICS hanno iniziato a scambiarsi merci regolando i loro pagamenti non più in dollari, ma nelle rispettive valute locali. In questo modo, si cercava e si cerca tuttora di evitare di far transitare somme negli istituti di compensazione occidentali, quali ad esempio Euroclear, alla ribalta in questi giorni per le intense discussioni politiche sull'utilizzo dei beni russi congelati proprio in questa piattaforma. Gli istituti di compensazione tipo Euroclear sono come dei bacini idraulici o grandi snodi ferroviari nei quali i flussi monetari necessari ai vari paesi per commerciare tra loro transitano, vengono compensati, se necessario, nei rispettivi valori dei cambi, e prendono poi le loro svariate direzioni finali. Fino alla guerra ucraina, la neutralità di queste camere di compensazione garantiva che il loro funzionamento fosse al servizio di tutti i paesi, senza distinzioni politiche, etniche, religiose o altro.
Tanto per rimanere in tema, cosa ne pensate del VanEck Gold Miners? Trattasi di ETF che investe in aziende che estraggono metalli. Nel 2025 ha praticamente doppiato la materia prima (tipo l'ETC WisdomTree Physical Precious Metals tanto per capirsi). Troppo speculativo?
Ciao Fabio, tenendo monitorato il ratio oro/argento, mi sono accorto da tempo che e' andato fuori range rispetto allo storico. Per riallinearsi, non ricorrendo i presupposti per un calo del metallo giallo, attendevo il momento in cui fisse l'argento ad jmpennare. Non ho predisposto strategia per avvsntaggiarmene, perche' sono z corto di liquidita' e con i nuovi apporti mi sono posto l'obbiettivo di incrementare posizioni che reputo a sconto sull'azionario. Tu? Oltre allo studio, ti stai muovendo. Per intercettare ulteriori trend rialzisti, quali strumenti reputi piu' efficienti? Un caro saluto. Moris
Ciao Moris. Se ti riferisci all'oro e all'argento, al momento non sto prendendo nessuna nuova posizione. Ho sempre scritto che sui preziosi preferisco detenere il metallo fisico piuttosto che l'ETF. Se proprio dovessi scegliere però punterei sull'argento, che di strada ne ha da fare ancora tanta.
Dal 2011 al 10 dicembre scorso, la JP Morgan ha mantenuto ininterrottamente una quantità colossale di posizioni a ribasso sui futures dell'argento e dell'oro. Il numero di tali posizioni era così grande da annullare qualsiasi tendenza a rialzo spontaneo che potesse prodursi nel mercato. Allo stesso tempo, per dieci anni la banca ha prestato argento fisico alle altre banche, permettendo anche a queste di aprire posizioni futures a ribasso e di amplificare così la depressione dei prezzi. Grazie a questa illegale manipolazione in grande stile dei prezzi, per 10 anni oro e argento sembravano davvero ridotti a quella inutile “reliquia barbarica” profetizzata da Keynes negli anni '20 del XX secolo. La decennale depressione dei prezzi di oro e argento è stata un tassello importante dell'architettura monetaria del dollaro moderno, ispirata proprio all'economista britannico. Con essa il sistema ha realizzato diversi obiettivi, fra cui: - mascherare la perdita di potere d'acquisto del dollaro che sarebbe stata messa in luce da una spontanea rivalutazione dei preziosi rispetto a tale valuta; - confinare i preziosi al ruolo di asset di secondo livello, rispetto all'asset principale, che doveva essere il titolo di stato emesso dalla banca centrale. Tuttavia, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, le dinamiche commerciali e geopolitiche innescate dalla fine della globalizzazione sono diventate troppo forti per essere ancora mantenute sotto controllo con una semplice manipolazione dei futures. Così oro e argento si sono progressivamente sottratti al controllo del “cartello” di banche capeggiato dalla JP Morgan, riprendendo le loro quotazioni "naturali", coerenti cioè con la reale perdita di acquisto del dollaro, fino a raggiungere i prezzi stratosferici di oggi. Arriviamo quindi alla vigilia di Natale, quando la Cina, che detiene il 70% della capacità di raffinazione mondiale dell'argento, ha deciso di ridurre le esportazioni di questo metallo, creando così la prospettiva di un aggravamento della già ridotta disponibilità di argento fisico a livello mondiale. Sulla spinta di questa possibile drastica riduzione dell'offerta, lo Shanghai Futures Exchange fissava già il prezzo dell'argento a 78 dollari l'oncia rispetto ai 72 dollari del mercato dei futures occidentali. La borsa metalli di Shanghai aveva già sottratto il controllo dei prezzi dell'oro dalle mani delle borse di Londra e New York. Sembra che ora sia solo questione di tempo, prima che i Cinesi riescano a scippare agli occidentali anche il controllo dell'argento. CONTINUA
CONTINUAZIONE E' questo il motivo della mossa a sorpresa della JP Morgan del 10 dicembre. La banca americana sentiva già il fiato sul collo dei Cinesi. Perciò, senza avvisare le altre banche del “cartello”, ha deciso di chiudere all'improvviso le sue immense posizioni a ribasso sull'argento, ormai inefficaci, aprendone una quantità superiore a rialzo. Con questa mossa a sorpresa, la banca, accelerando il cospicuo rialzo dell'argento che era già in corso e che sarebbe stato amplificato dai Cinesi, ha costretto le banche “complici” a chiudere le loro posizioni ribassiste con enormi perdite, assicurandosi allo stesso tempo la possibilità di ottenere profitti da eventuali rialzi successivi. Questa posizione rialzista è garantita da 750 milioni di once, che corrispondono alla più grande riserva fisica d'argento al mondo, ma che non appartengono solo alla JP Morgan. Esse fanno parte dell'ultima riserva di metallo fisico che le borse occidentali hanno a disposizione per collateralizzare tutti i loro derivati, ETF e i fondi comuni. E' come se la JP Morgan abbia accentrato su di sé le ultime forze disponibili in occidente per tentare di resistere alla pressione cinese sul prezzo dell'argento. E' come se la JP Morgan, in questo momento, rappresentasse tutto l'occidente, almeno nel limitato spazio del mercato dei preziosi. L'ultimo avamposto prima della terra dei “barbari”. Nel lungo termine, i prezzi dei metalli preziosi non scenderanno più ai valori dei “bei tempi” in cui questa banca e le sue complici riuscivano a manipolarli a ribasso. Ma le ultime riserve di argento della JP Morgan permetteranno almeno di tentare una demolizione controllata del sistema occidentale, invece che un crollo rovinoso. Ne parleremo ancora a lungo nei prossimi articoli.
Gli effetti della mossa della JP Morgan sono ben visibili in questo grafico (https://fred.stlouisfed.org/series/RRPONTSYD). Selezionate l'intervallo di tempo che va dal 9/12/2025 ad oggi. Tra il 24 dicembre e il 26 dicembre c'è un improvviso salto della linea blu. Significa che la FED ha dovuto immettere liquidità nel mercato repo (dove le banche attingono per riequilibrare i loro bilanci quotidiani) per un importo pari a 15,5 miliardi di dollari per andare in soccorso alle grosse perdite di una o più banche del cartello.
Buongiorno a tutti, BUONANNO. Sullo scenario prossimo venuturo, per i metalli preziosi, sto riflettendo su una possibile strategia di jngressi graduali a leva. Sull'argento, trovo Etc a leva 3, poco capitalizzati, che immagino dipendere tramite contratti di copertura proprio da quelle once a cui accennava Fabio, e ancora in possesso delle banche nel sistema occidentale, come collaterale. Di metallo fisico direttamente detenuto e segregato nenche a parlarne. Gran bei rischi. Fabio, a tuo modo di vedere, questo scenario e' destinato a fare fuochi d'artificio gia' nel prossimo anno? Oppure ci vorra' tempo, anni, per consolidarsi? Grazie. Saluti . Moris
Io non ho la palla di vetro, ma quando si verificano progressioni di prezzo simili, parlo soprattutto dell'argento, i rintracciamenti sono spesso fulminei e devastanti. Personalmente me ne tengo fuori perché non vedo questo tipo di investimento come "value". In bocca al lupo
Ciao Ivano, pure secondo me trattasi di posizionamente speculativi, e' trading, non c'e' nulla di value. Nella parte satellite del ptf, se uno intende gestire in misura omeopatica una strategia su questo scenario, che pare destinato a mutare i paradigmi condolidati, occorre organizzarsi. Ne sono fuori, per ora. Non inizio a casaccio, senza confrontarmi con chi ne sa. Un caro saluto. Moris
Ciao Moris, credo ci vorranno anni perchè ad oggi la battaglia è ancora in corso. Infatti è interessante notare che, dopo il forte calo di lunedì, sia l'oro che l'argento avevano recuperato durante le contrattazioni notturne (quando è aperto il mercato asiatico). Lunedì mattina presto, l'oro era tornato sopra i 4.400 dollari e l'argento si stava avvicinando ai 77 dollari. Tuttavia, non appena il mercato statunitense ha riaperto, entrambi i metalli hanno ceduto parte dei guadagni notturni. Il conflitto tra Cina e la JP Morgan per il controllo dell'argento mi sembra evidente.
Carissimo Anonimo :) rifletto sul fatto che tutti i metalli preziosi in gioco hanno anche importante impiego nell'industria. Se ci fosse forte accaparramento in ambito finanziario, a garanzia da instabilita' economiche, geopolitiche, valutarie, si fermerebbero intere filiere che li uutilizzano. A cascata, una volta che scarseggiasse oro fisico in giro, la corsa agli acquisti andrebbe a sfociare su argento, platino, palladio. E' realistico. Come indicato da Fabio, una volta raggiunti nuovi equilibri sul mercato dei metalli preziosi, sara' difficjle rivedere i prezzi di prima. Anche perche' aumenta il benessere nel mondo, sempre piu' persone accedono a beni che impiegano questi metalli. Diventando critico il ruolo del dollaro Usa come valuta di riserva, ogni temporaneo ribasso delle quotazioni verra' sfruttato per accumulare riserve presso le banche centrali. Un caro saluto. Moris
Come avevo ipotizzato, nel 2026 il Grande Reset si approfondisce con passaggi repentini dal contesto economico-monetario a quello cinetico-militare: Grecia: blocco completo dei voli per problemi alle frequenze radio e alla torre di controllo. https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/05/spazio-aereo-grecia-chiuso-guasto-aeroporti Mosca: blocco dei voli per massiccio attacco di droni https://www.upday.com/it/esteri/un-attacco-ucraino-su-mosca-28-droni-abbattuti-tre-aeroporti-chiusi/1qg985f Iran: preparativi per un nuovo attacco di Israele https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/01/05/crescono-di-intensita-le-minacce-di-israele-contro-liran-0190418 Ramstein e altre basi europee: atterraggio di svariati aerei USA Berlino: blackout per il sabotaggio di cavi ad alta tensione con chiese e palestre trasformate in rifugi https://tg24.sky.it/mondo/video/2026/01/04/blackout-a-berlino-migliaia-di-case-senza-elettricita-1063605
Proseguiamo il ragionamento sul Grande Reset e parliamo dell'arresto del presidente venezuelano Maduro. I media hanno già parlato ampiamente delle motivazioni geopolitiche dell'arresto di Maduro nei riguardi della Cina. In questo articolo perciò mi focalizzerò sul versante meno noto della competizione americana in Venezuela. Quello cioè che vede fronteggiarsi gli USA e il catello finanziario che deriva dall'ex impero britannico, costituito da: - le banche dei territori britannici d'oltremare e della City di Londra (che, ricordiamo, è extraterritoriale come il Vaticano), - il Canada ed altri paesi del Commonwealth, - l'Unione Europea. Vediamo perciò cosa c'entra l'arresto di Maduro con questo cartello coloniale. Maduro aveva già da tempo avanzato pretese sulla Guyana, minacciando persino un'invasione militare, in particolare nella regione dell’Essequibo, dove diverse compagnie petrolifere americane hanno scoperto il più grande giacimento di petrolio disponibile al mondo. Il controllo della Guyana è considerato vitale per i progetti americani di emancipazione progressiva dal cartello ex coloniale londinese. Infatti le riserve petrolifere di questa regione permetterebbero agli USA di ridurre la dipendenza dalle materie prime del Canada, paese da cui il cartello coloniale ha controllato e continua a cercare di controllare gli Stati Uniti. Perché gli USA vogliono importare meno risorse dal Canada? Perché costringere l'America a un disavanzo commerciale verso un grande paese come il Canada è uno dei modi per orientare la disponibilità globale di dollari verso questi centri di potere. E' naturale quindi che gli USA, importando di meno dal Canada, tentino di invertire questo disavanzo e l'emorragia di dollari che esso comporta. Tra parentesi, l'apparente bizzarria trumpiana di prendere possesso della Groenlandia appare meno strana se si riflette sul fatto che con essa l'America praticamente accerchierebbe il Canada (che sarebbe compresso tra Alaska e Groenlandia), ,a questa è un'altra storia. CONTINUA
CONTINUAZIONE Londra e il cartello coloniale da essa controllata stanno perdendo la competizione sulle materie prime con i BRICS da una parte e con gli USA dall'altra. Il Venezuela era una postazione chiave (assieme all'Ucraina) per tornare a un controllo diretto verso un grande paese ricco di risorse. Per questo, come ammette qui (https://www.gov.uk/government/news/pm-statement-on-venezuela-3-january-2026) lo stesso primo ministro britannico Starmer, la Gran Bretagna ha sempre supportato una transizione di poteri a Caracas. Nel 2020-21, come si racconta qui (https://labouroutlook.org/2021/05/27/venezuela-no-to-uk-government-support-for-illegal-regime-change/) e qui (https://venezuelanalysis.com/analysis/14910/), la Gran Bretagna ha supportato clandestinamente e illegalmente un cambio di poteri tra Maduro e Guaidò. Ai giorni nostri, il candidato londinese per il regime change a Caracas non è più Guaidò, ma Maria Machado, che però è stata esplicitamente esclusa dalla successione al potere dal presidente Trump in persona, nel suo discorso immediatamente successivo all'arresto di Maduro. Diversamente dal 2020-21 infatti, in cui Biden e il cartello londinese operavano in tandem sulle stesse aree di influenza, oggi la nuova amministrazione trumpiana tenta di escludere sempre più Londra dai teatri di regime change più importanti. La velocità e la modalità inusuale con cui è stato destituito Maduro, assieme all'esclusione dell'unico candidato designato da Londra, suggeriscono che gli USA abbiano voluto strappare il regime change venezuelano dalle mani del cartello coloniale britannico. In questo modo, gli USA avranno mano libera nell'inserire il paese nella strategia più generale spiegata prima, volta a ricostruire una bilancia commerciale positiva e quindi a riprendere possesso della gestione dei dollari a livello globale. CONTINUA
CONTINUAZIONE Veniamo ora all'aspetto più profondo e determinante del coinvolgimento americano in Venezuela: il controllo dei prezzi del petrolio. Per capire bene questo aspetto, faccio una breve descrizione dello schema coloniale britannico sull'estrazione delle materie prime e sul controllo dei prezzi. Ecco lo schema. L'azienda mineraria locale che vuole estrarre un certo materiale, deve usare un capitale enorme, che di solito viene chiesto in prestito a una banca. Le banche deputate a questo compito, fanno parte del cartello delle ex colonie britanniche: HSBC, Standard Chartered, Barclays, ecc. La banca che concede il prestito ha in genere il diritto sugli eventuali profitti della miniera per i 5 anni successivi. Mentre se l'impresa va male, pretenderà comunque la restituzione del prestito. Ma la cosa più importante è che la banca, assieme a tutte le altre coinvolte nello schema, aprirà nel mercato dei futures una serie di posizioni ribassiste sul materiale che l'azienda mineraria vuole estrarre, in modo da non far salire troppo i prezzi. Alla banca infatti non interessa che l'azienda mineraria resti in salute e non vada in bancarotta. Al contrario, essa è disposta a mantenere i prezzi in un certo range, anche se questo può danneggiare l'azienda stessa, perché alla banca interessa una cosa sola: controllare i prezzi della materia prima prodotta, in modo da tenere sotto scacco il bilancio del paese produttore e della sua azienda locale. Questo schema riguarda lo sfruttamento di tutte le materie prime, nessuna esclusa. Le materie prime dunque sono controllate dalle banche e dalle grandi multinazionali come Rio Tinto, Mobil ecc., che sfruttano le aziende locali e i paesi coinvolti: - controllando i capitali investiti e rendendoli una passività per le aziende locali, - mantenendo i prezzi del prodotto in un range che evita alle aziende e ai paesi produttori di avere troppi profitti, - limitando alle aziende estrattive la capacità di modificare la produzione in base alla domanda e all'offerta. Come si vede, il fulcro di questo sistema è il controllo dei prezzi. CONTINUA
CONTINUAZIONE Fin quando ogni materia prima ha un prezzo ufficiale unico nel mondo dettato dal suddetto cartello di banche, il sistema regge (cioè il sistema bancario post coloniale mantiene la supremazia sui paesi produttori di materie prime). Sta di fatto però che questo schema è iniziato ad andare in pezzi alla fine del 2025 e probabilmente continuerà a dissolversi nel 2026. Infatti i prezzi di oro e argento, due materie prime sul cui controllo si basa non solo lo sfruttamento coloniale dei paesi produttori, ma anche la credibilità del dollaro e del sistema finanziario occidentale, già non hanno più un valore unico, ma hanno iniziato a differire da un paese all'altro. Se la variabilità locale dei prezzi diventa cronica, il passo successivo della degenerazione è l'instaurazione di prezzi ufficiali in valute diverse dal dollaro. Per essere espliciti: quando vedrete spuntare prezzi ufficiali delle materie prime in altre valute, avrete la prova che il sistema di sfruttamento coloniale non esiste più. Non siamo ancora a questo punto, ma la strada verso questo traguardo sembra ormai tracciata. Perciò l'urgenza dell'intervento americano in Venezuela è stata motivata dalla necessità di entrare a gamba tesa nelle dinamiche di controllo del prezzo del petrolio, anticipando il possibile scollamento, in tale paese, dello schema di controllo coloniale che lo ha finora retto. Anche qui, come nel caso dell'argento (per il quale l'americana JP Morgan si è impossessata delle ultime riserve occidentali di metallo, conquistandosi l'esclusiva del controllo), gli USA, sottraendo alle banche londinesi ed europee un tassello importante della filiera di controllo del prezzo del petrolio, stanno costruendo una posizione dominante su tale materia prima. Come si vede, molti eventi che sembrano distinti fra loro, sia in campo geopolitico che economico, in realtà sono tessere di un unico mosaico complesso. Quel reset generale di equilibri che la fine della globalizzazione ha fatto saltare. FINE
Se così fosse, l'instaurazione di prezzi ufficiali in valute diverse dal dollaro modificherebbe i cambi per adattarsi alle differenze. Se ad esempio il petrolio in rubli costa meno, aumenterà il valore del rublo perchè tutti vorranno comprarlo in quella valuta. Questo porterebbe ad un indebolimento del dollaro, ma soprattutto dell'euro, visto che in europa di materie prime non ve ne sono. Secondo te è corretto?
A causa della obsolescenza delle strutture e la mancanza di tecnici adeguati, la produzione petrolifera venezuelana è diventata trascurabile rispetto a quella globale. Se davvero le multinazionali petrolifere riprendessero il controllo della produzione, ci vorrebbero molti anni solo per arrivare dall'attuale milione di barili a 2 milioni. Per tale ragione, il prezzo del petrolio non si è mosso a seguito del blitz americano e continuerà a non essere influenzato per alcuni anni da tale evento. Tuttavia la situazione nel mercato dei derivati è simile a quella di altre materie prime, con un numero di posizioni short a livelli record (nel sistema coloniale delle materie prime la repressione dei prezzi è tutto). E come per le altre materie prime, uno short squeeze (distruzione delle posizioni short e esplosione a rialzo del prezzo) è sempre possibile. Ma a differenza dell'oro e dell'argento (che tra parentesi, oggi è arrivato a 80) sul petrolio non è stata ancora impostata una sistematica strategia di sabotaggio del controllo dei prezzi da parte della Cina o di altri paesi. Quindi in questo caso l'innesco dello squeeze potrebbe essere causato da un evento improvviso con effetti solo a breve-medio termine.
Ciao Ivano, dopo aver passato anni a parlare di know how e di ricchezza immateriale, in cui noi europei avremmo dovuto eccellere e guardare tutti dall'alto, piu' prosaicamente, e' ricominciata la cara vecchia, selvaggia, rincorsa alla materie prime, alla base di ogni sistema produttivo e di consumo. Dopo secoli di trattati, ha ripreso fiato una antica regola. Quella del piu' forte. Per Fabio: se finiscono i metalli disponibili come collaterale, ipotizzando contingentamenti per l'impiego industriale, pena il fermo impianti di intere filiere, che fine faranno gli etn basati su carta? Esistono precedenti? C''e' un dealer internazionale che consente fino a 10.000 euro di controvalore, di depositare argento fisico in camera doganale, in Svizzera. Si puo' cosi' ovviare alla detenzione a domicilio, alla custodia bancaria, all'iva al 22%. Cosa te ne pare? Grazie. Moris
Ciao Moris e grazie per la domanda. Se per gli ETN sull'oro ci possono essere ancora dei dubbi, per quelli sull'argento è una certezza: NON SONO COPERTI DAL SOTTOSTANTE IN METALLO! Se consideri che il più grande ETC sull'argento è il SLV (iShares Silver Trust), i cui lingotti di argento fisico si trovano nei caveau della JPMorgan Chase a New York (forse anche a Londra), capisci subito con che tipo di persone hai a che fare. Finora è andato tutto bene ma prova ad immaginare cosa potrebbe succedere se per esempio, in un momento di particolare tensione tra paesi, i cinesi sollevassero il problema "pretendendo" una verifica effettiva delle giacenze a collaterale di questi prodotti. Inoltre i maggiori produttori mondiali di argento sono Messico e Cina, paesi non certo "amici" degli Stati Uniti.
Non so niente su quel dealer internazionale cui fai riferimento, ma conosco bene il meccanismo di custodia in depositi franchi in Svizzera per non pagare l'IVA, dal momento che possiedo una certa quantità di vino da investimento conservata nella stessa maniera sempre in Svizzera. Vedo solo un problema: se fai uscire i tuoi lingotti dal deposito doganale l'IVA la paghi. Quindi se vuoi conservare l'esenzione devi lasciare i lingotti sempre là dove sono. Il consiglio che posso darti, oltre ad appurare la serietà dell'intermediario (un controllo presso il deposito doganale per verificare di persona la presenza dei lingotti a tuo nome in Svizzera non sarebbe una cattiva idea ...) è anche accertati che lo stesso sia in grado di provvedere alla vendita del tuo argento senza grossi oneri e in tempi brevi, qualora avessi bisogno di rientrare dl tuo investimento.
Anzi, la tua osservazione merita una risposta più articolata perchè gli ETC sull'argento potrebbero essere l'anello debole del sistema di manipolazione dei prezzi che sta crollando sotto i nostri occhi. Formalmente, ogni quota di un ETC acquistabile su una qualsiasi piattaforma di trading dovrebbe corrispondere a un certo quantitativo di argento fisico depositato a garanzia o a collaterale di tale quota. Il motivo per cui gli ETC sono il punto debole del sistema è proprio il fatto che questo collaterale a volte non esiste o è molto meno rispetto al valore delle quote dell'ETC stesso. L'argento che dovrebbe essere a garanzia delle quote di un ETC non è un semplice deposito di lingotti facilmente identificabile e attribuibile al gestore del fondo. Al contrario, il valore del collaterale di un ETC è una semplice stima di materia prima di varia provenienza, a volte fornita da partecipanti secondari autorizzati, a volte da depositari e sub-depositari di altri caveaux, oppure prestata tramite accordi di leasing, ecc. In condizioni normali, questo sistema funziona senza intoppi, perché sono pochi quelli che chiedono la restituzione delle quote dell'ETC in argento fisico. In condizioni di stress, invece, quando molti nello stesso momento vogliono indietro il loro argento in cambio delle quote dell'ETC, emerge che il valore nominale di questo collaterale non corrisponde minimamente all'argento davvero disponibile per il ritiro. Quando infatti l'argento fisico diventa scarso e i tassi di leasing aumentano, i partecipanti che dovrebbero fornire l'argento al gestore dell'ETC potrebbero non essere disposti o non essere in grado di reperire il metallo per il rimborso di quote dell'ETC. In tali scenari, gli ETC possono iniziare a essere negoziati a prezzi che si discostano sempre più dal valore patrimoniale netto del fondo. Inoltre i gestori del fondo, non avendo argento disponibile, sono costretti a sospendere o rimandare alle calende greche i rimborsi delle quote o essere costretti a un regolamento delle quote in contanti, anziché in argento. Finché, nelle fasi finali della "morte" di un ETC, le quote del fondo potrebbero per un certo tempo continuare a essere negoziate, anche se il metallo sottostante di fatto non esiste più. Per un certo tempo gli investitori crederanno ancora di possedere argento; finché le problematiche sui rimborsi che ho elencato prima si riveleranno cronici, diventeranno sempre più di dominio pubblico e inizieranno a far capire a tutti come stanno davvero le cose. È probabile che la truffa del metallo di carta non scoppierà attraverso un singolo, drammatico default, ma con una graduale perdita di credibilità di questo tipo. Nel momento i cui scrivo, ci troviamo in una fase avanzata di questa crisi graduale. Lo dimostra il fatto che l'aumento dei tassi di leasing dell'argento ormai coincidono con la backwardation nei mercati derivati (la situazione in cui l'argento fisico costa più dei futures sull'argento che ne determinano il prezzo ufficiale). Storicamente, situazioni simili hanno preceduto un forte rialzo dei prezzi, poiché in questi casi i futures su cui sono determinati i prezzi ufficiali sono costretti a convergere verso i prezzi dell'argento vero stabiliti dal mercato. Ma a me sembra che questa volta non siamo davanti a un semplice trend di lungo periodo, ma piuttosto a un rimodellamento del sistema di fissazione dei prezzi, legato a cambiamenti strutturali in campo geopolitico ed economico. Spero di vivere abbastanza a lungo da vedere cosa succederà dopo.
La copertura mediatica sulla crisi iraniana, che dà quasi per imminente il crollo del regime (https://www.bbc.com/news/articles/cp37w9xnxxwo), è anche una strategia di marketing a supporto dell'emissione di nuove obbligazioni internazionali dello stato israeliano (https://invezz.com/news/2026/01/06/israel-tests-investor-appetite-with-first-eurobond-sale-since-gaza-ceasefire/).
Gli Stati Uniti stanno costruendo la piu' grande raffineria d'argento degli ultimi 50 anni. Il progetto vale 7,4 miliardi di dollari ed è finanziato da JPMorgan, con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che detiene una quota del 40% (https://scenarieconomici.it/il-pentagono-si-fa-la-fonderia-40-di-azioni-in-joint-venture-jpmorgan-alla-cassa-e-laddio-al-libero-mercato/). Questa raffineria lavorerà argento e metalli essenziali provenienti dall'America Latina. Credo che questo dimostri che argento, petrolio e altre materie prime fanno parte di un unico mosaico, del quale l'arresto di Maduro è solo un tassello.
Il caos dei prezzi continua: in Giappone, il prezzo dell'argento sulle piattaforme del mercato secondario, come Mercari, supera a volte anche del 60% il prezzo ufficiale, mentre negli Emirati, in particolare a Dubai, il differenziale si attesta attualmente intorno al 40%. Il prezzo ufficiale di Londra, basato sulla manipolazione dei futures, è sempre meno credibile.
Di oro e agrento si è parlato, ma il rame? Alzi la mano chi ci ha messo sopra due fiches. Io rimango dell'idea che a sostenere i prezzi non sia semplicemente la domanda crescente dell'industria (data center, IA, reti elettriche) ma anche il fattore geopolitico. Come si diceva poc'anzi per l'argento, forse stiamo assistendo in diretta ad un cambio di paradigma. Sarà un 2026 molto interessante
https://tradingeconomics.com/united-states/balance-of-trade Grazie alla politica dei dazi, il deficit commerciale USA, che ha sempre pesato sulla crescita economica, specialmente dal 2024 in poi, è crollato a ottobre. Al punto che la Fed di Atlanta ha raddoppiato le previsioni di crescita del PIL a oltre il 5% (https://www.atlantafed.org/cqer/research/gdpnow). Una riduzione drastica delle importazioni non alleggerisce certo l'inflazione per i comuni cittadini. D'altro canto però i tentativi, finora riusciti, di mantenere sotto controllo i prezzi petroliferi compensano questo effetto inflattivo (negli ultimi 5 anni l'IPC a 4 mesi è andato sempre di pari passo col prezzo della benzina). Lo scopo ultimo della diminuzione del deficit commerciale, come già detto, non è tanto migliorare il PIL, ma è ridurre il flusso di dollari in uscita dagli USA. Stesso obiettivo hanno anche la decisione del governo di non finanziare piu' oltre 60 ONG (una delle principali vie di utilizzo offshore dei dollari), la stretta di Bessent sui circuiti di pagamento tipo Moneygram, ecc. Ridurre il flusso di dollari offshore vuol dire ridurre le risorse in dollari fuori dagli USA che alimentano le economie occidentali al di qua dell'Atlantico. Questo contribuisce a ridimensionare le capacità di Londra e Bruxelles di competere con gli USA nelle politiche colonialiste globali.
Guardando il grafico di lunghissimo periodo del ratio commodities/stocks rispetto al dollar index che ho trovato nel link sopra, le materie prime (curva bianca) potrebbero aver toccato il minimo storico ed essere pronte a un bull market decennale. Ripeto: il grafico è impostato sul lunghissimo termine e non tiene conto dei bear market intermedi che sempre nascono anche nei bull market piu' robusti. Quindi, secondo me, oro e argento dovranno fare prima o poi un bear market intermedio, nel quale i media vi diranno che tutte le condizioni di economia fondamentale che li hanno portati cosi' in alto erano una barzelletta. Non credetegli!
E' l'indice S&P GSCI Total Return CME che tiene traccia dell'andamento di 24 materie prime in cinque settori: energia, metalli industriali, agricoltura, bestiame e metalli preziosi, ponderati in base alla loro quota di produzione mondiale, quindi con l'energia in posizione dominante (peso maggiore). Energia: petrolio greggio (WTI e Brent), gas naturale, prodotti raffinati. Metalli industriali: rame, alluminio, zinco, nichel, piombo. Agricoltura: mais, soia, frumento, caffè, zucchero, cacao, cotone. Bestiame: bovini vivi, bovini da alimentazine, maiali. Metalli preziosi: oro, argento, platino.
Buongiorno e bentrovati. Se la FED perde la sua autonomia e si accoderà ai desiderata dell'attuale staff presidenziale, rivedere Eur in area 1.50/1.60 verso Usd è possibilissimo. Chi deciderà di esporsi ad asset in Usd, potrà comprare a prezzi ribassati. Chi, invece, è già esposto in Usd, avrà una variabile che gli rema contro. Se un business espresso in dollari americani andrà bene e crescerà di un tot %, e nel frattempo Usd si deprezzerà per una percentuale paragonabile, il valore dell'investimento espresso nella valuta in cui mangiamo (Euro) non andrà da nessuna parte. Un' incognita da considerare bene, l'allocazione geografica. Un caro saluto. Moris
Ciao Moris, dici bene. L'allocazione geografica, oltre a quella per asset, sarà molto importante, soprattutto per chi ha già una certa età e quindi con orizzonte temporale non più proprio lunghissimo. Sopra ti ho segnalato un link che rimanda ad un simulatore elaborato da Research Affiliates, una società di ricerca finanziaria indipendente fondata da Rob Arnott, che fornisce analisi e modelli a investitori istituzionali del calibro di Pimco e Charles Schwab. Dopo esserti registrato gratuitamente, scegli la valuta di riferimento, poi vai sull’opzione “create a new portfolio” nel menù verticale a sinistra, quindi scegli le varie asset class (pulsante “choose assets”) e assegna i pesi alle asset class individuate. Al termine del procedimento, questo strumento restituirà rendimento e volatilità "attesi" per il portafoglio individuato sulla base della stima del rendimento atteso a 10 anni. Penso possa essere uno strumento interessante per chi, come noi, non è più un giovanotto.
Io al momento mi preoccuperei più per l'euro che per il dollaro. Ad ogni modo, come dice giustamente Ivano, potresti coprire una tale eventualità con metalli preziosi in ptf (se non li hai già)
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Buone Feste a tutti!
RispondiEliminaMax
Buone feste a tutti anche da parte mia.
RispondiEliminaFabio
Buone Feste!!
RispondiEliminaTanti cari auguri a tutti. Buone Feste. Moris
RispondiEliminaBuon Natale e buone feste a tutti voi
RispondiEliminaAuguri di buon Natale. Daniele
RispondiEliminaSegnatevi questa data: 24/12/2025.
RispondiEliminaChe cos'ha di così importante? E' la data d'inizio del Grande Reset finanziario di cui tanto hanno parlato in passato i canali di informazione indipendente, anche se adesso che questo fenomeno è iniziato sembrano non accorgersene. O meglio diversi episodi che compongono il quadro del Grande Reset vengono frequentemente commentati, senza però unire i puntini fino a prendere consapevolezza del quadro generale, proprio quello che vorrei cercare di fare.
Ma andiamo con ordine. Per prima cosa vorrei dire cosa non è il Grande Reset: non è un fenomeno uniforme e monolitico, progettato e diretto dall'alto di una occulta cabina di regia. Non è un fenomeno centralizzato, governato in modo impeccabile da una oligarchia di personaggi super intelligenti che manovrano dall'esterno governi, banche e istituzioni sovranazionali. E' ora di abbandonare questa semplificazione da bar sport tanto cara ai siti complottisti.
Il Grande Reset è invece un insieme di fenomeni nuovi e storicamente inediti, spesso estremi nel loro svolgimento e nelle loro conseguenze, che si generano all'interno delle normali dinamiche contraddittorie e conflittuali portate avanti dai governi, dalle banche centrali e da tutte le altre istituzioni che formano le classi dirigenti nazionali e sovranazionali di tutto il mondo. Normalmente, queste dinamiche non convergono in un fenomeno tipo Grande Reset, ma in alcune circostanze, quando le regole dominanti condivise saltano, ecco che ogni azione, ogni episodio incluso in queste dinamiche, tenta di portare il cambiamento verso la propria parte, verso gli interessi di una nazione, di un centro di potere, di una istituzione. Non c'è quindi un solo Grande Reset, ma diversi tentativi di Reset portati avanti dai diversi attori internazionali (governi, alleanze sovranazionali, ecc.). Da questo momento quindi, cercherò di raccontare, dal mio punto di vista, i vari "Grandi Reset" in corso, o meglio i tentativi di imporre la propria versione di Grande Reset da parte dei grandi concorrenti geopolitici, che sono l'Unione Europea, gli Stati Uniti e i BRICS.
Le conseguenze di questi fenomeni drammatici, che a scuola eravamo abituati a studiare solo sui libri di storia, ma che non pensavamo mai di dover vivere in prima persona, nell'arco dei prossimi 5 anni credo coinvolgeranno tutti, anche coloro che non hanno a che fare coi soldi e l'economia. Il Grande Reset è infatti dapprima un fenomeno parzialmente controllabile, perché si produce inizialmente a livello finanziario e monetario. E' proprio questa la fase in cui ci troviamo e che cercherò di raccontare. Ma poi le dinamiche si ripercuotono a livello economico, politico e sociale, diventando sempre meno controllabili e richiedendo dunque una conflittualità crescente per essere risolte (guerre ibride o cinetiche). Per quanto possibile cercherò di portare avanti questo diario anche in queste fasi successive.
In questo post parlerò solo di uno dei tanti fenomeni in corso, ossia l’aumento dei prezzi dei metalli preziosi, ma in altri post cercherò di coprire il più possibile anche gli altri argomenti, in modo da comporre un quadro chiaro di ciò che sta accadendo.
Qui inizio dunque a citare il principale attore internazionale responsabile dell'aumento del prezzo dei metalli preziosi: la Cina. I motivi per cui la Cina sta manipolando al rialzo il prezzo dell'oro sono diversi: alcuni di carattere geopolitico, altri di carattere commerciale e monetario. Per ora qui ci occuperemo solo di un singolo fattore, cioè quello commerciale-monetario. Poi, in altri contributi, parleremo del resto.
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RispondiEliminaDopo il 2022, gli istituti occidentali di compensazione hanno dismesso la loro neutralità e vengono usati come arma geopolitica. Di conseguenza, per i paesi non direttamente localizzati nell'area geografica europea o statunitense, l'uso di queste camere di compensazione diventa un rischio, perché espone i fondi provenienti da tali paesi a confische o altre forme di ritorsione politica. Ecco perché, proprio dal 2022, sono iniziati tra questi paesi gli scambi commerciali in valute locali, che vengono regolati in camere di compensazione alternative, la più importante delle quali è lo Shanghai Gold Exchange, cioè il mercato cinese dei metalli preziosi. Come mai si è scelto come camera di compensazione una piazza di scambio dei preziosi? Il motivo è che questi scambi commerciali alternativi non possono essere regolati con acquisti e vendite di dollari, come avviene normalmente, perché tali compravendite dovrebbero avvenire negli istituti occidentali, che usano appunto tale valuta. E poiché abbiamo detto che è rischioso per questi paesi usare tali istituti, e dal momento che non esiste una valuta di scambio globale alternativa al dollaro, ecco che queste compensazioni vengono fatte con l'oro. Gli scambi garantiti in oro fatti attraverso lo Shanghai Gold Exchange sono ancora minoritari, rispetto a quelli regolati in dollari. Quindi la loro capacità di innescare la famosa “dedollarizzazione”, di cui molti social complottisti parlano come se fosse un evento imminente, è inesistente, almeno per ora. Tuttavia questi scambi stanno avendo un altro effetto, poco considerato sia mai media ufficiali che da quelli complottisti, spesso uniti nell'ignorare la realtà dei fatti. L'effetto dirompente di questi scambi è, al momento, l'aumento esponenziale del prezzo dei metalli preziosi. L' incremento dei prezzi ha avuto un andamento graduale all'inizio, ma poi ultimamente è in fase di accelerazione. E tale accelerazione è causata dall'aumento degli scambi commerciali in valute locali. Perché c'è questo aumento? Perché a partire da novembre 2025, è stata attivata un'autostrada che permette a questi scambi una velocità prima impensabile. Questa autostrada si chiama M-bridge (https://www.centralbank.ae/en/our-operations/fintech-digital-transformation/mbridge/#:~:text=The%20Central%20Bank%20of%20the,operability%20and%20ensuring%20regulatory%20compliance), una piattaforma creata dalla BIS, la banca centrale delle banche centrali, che unifica in una sola piattaforma digitale le transazioni di questi paesi e quindi ne permette il completamento a una velocità paragonabile a quella dello SWIFT, il sistema che in occidente usiamo tutti per fare i normali bonifici.
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RispondiEliminaE' da notare il fatto che la piattaforma è della BIS, cioè del principale ente regolatore bancario al mondo, quindi non si tratta di uno strumento “clandestino” sviluppato da alcuni paesi in concorrenza con altri o con il sistema finanziario tradizionale. M-bridge è soltanto uno dei tanti strumenti della finanza ufficiale; così come la regolazione degli scambi commerciali in valute locali basati sull'oro è solo un tentativo di stabilizzare il commercio globale, creando antidoti agli strappi causati dalle intemperanze americane ed europee. Non sono questi dunque i segnali di quella crisi generalizzata di cui parlavo all'inizio dell'articolo. Il segnale, o meglio uno dei segnali di avvertimento principali, è semplicemente l'aumento del prezzo dell'oro in sé, che è iniziato come conseguenza di questi scambi, ma viene sempre più amplificato da altri fattori che vedremo nei post successivi.
Inoltre la Cina, che detiene il 70% della capacità di raffinazione mondiale dell'argento, ha deciso di richiedere licenze statali speciali per le esportazioni di questo metallo. A partire dal primo gennaio 2026 quindi, la disponibilità di argento cinese nel mondo subirà una drastica riduzione e questo è indubbiamente un ulteriore annuncio importante. Ecco perché, alla vigilia di Natale, lo Shanghai Futures Exchange fissava già il prezzo dell'argento a 78 dollari l'oncia rispetto ai 72 dollari del mercato dei futures del COMEX. Quando il prezzo di una commodity non riesce più ad essere fissato in modo univoco nel mondo, c'è sempre dietro una guerra valutaria e/o commerciale. Una differenza del 5,6% tra Shanghai e New York è unica nella storia dell'argento e mette in luce la drammatica scarsità di scorte delle banche occidentali che gestiscono i mercati dei futures. Questa scarsità ha effetti diversi da quella dell'oro. Il prezzo dell'argento era rimasto a lungo sotto il controllo di Londra e New York, anche quando la Cina era già riuscita a sottrarre a queste due piazze il controllo dell'oro. Ora però che Londra e New York hanno finalmente perso pure il controllo dell'argento, tutto è pronto per il Grande Reset finanziario.
FINE
Mi sono accorto che ne manca un pezzo, da inserire subito dopo il primo post:
RispondiEliminaA partire dal 2022, ossia dall'inizio della guerra in Ucraina e dopo il congelamento degli asset russi da parte di istituzioni finanziarie USA ed europee, molti paesi dell'area BRICS hanno iniziato a scambiarsi merci regolando i loro pagamenti non più in dollari, ma nelle rispettive valute locali. In questo modo, si cercava e si cerca tuttora di evitare di far transitare somme negli istituti di compensazione occidentali, quali ad esempio Euroclear, alla ribalta in questi giorni per le intense discussioni politiche sull'utilizzo dei beni russi congelati proprio in questa piattaforma. Gli istituti di compensazione tipo Euroclear sono come dei bacini idraulici o grandi snodi ferroviari nei quali i flussi monetari necessari ai vari paesi per commerciare tra loro transitano, vengono compensati, se necessario, nei rispettivi valori dei cambi, e prendono poi le loro svariate direzioni finali.
Fino alla guerra ucraina, la neutralità di queste camere di compensazione garantiva che il loro funzionamento fosse al servizio di tutti i paesi, senza distinzioni politiche, etniche, religiose o altro.
Post molto interessante.
RispondiEliminaTanto per rimanere in tema, cosa ne pensate del VanEck Gold Miners? Trattasi di ETF che investe in aziende che estraggono metalli. Nel 2025 ha praticamente doppiato la materia prima (tipo l'ETC WisdomTree Physical Precious Metals tanto per capirsi). Troppo speculativo?
C'è il GDX e il GDXJ. E' come andare "a leva" sull'oro.
EliminaCiao Fabio, tenendo monitorato il ratio oro/argento, mi sono accorto da tempo che e' andato fuori range rispetto allo storico. Per riallinearsi, non ricorrendo i presupposti per un calo del metallo giallo, attendevo il momento in cui fisse l'argento ad jmpennare. Non ho predisposto strategia per avvsntaggiarmene, perche' sono z corto di liquidita' e con i nuovi apporti mi sono posto l'obbiettivo di incrementare posizioni che reputo a sconto sull'azionario. Tu? Oltre allo studio, ti stai muovendo. Per intercettare ulteriori trend rialzisti, quali strumenti reputi piu' efficienti? Un caro saluto. Moris
RispondiEliminaCiao Moris. Se ti riferisci all'oro e all'argento, al momento non sto prendendo nessuna nuova posizione. Ho sempre scritto che sui preziosi preferisco detenere il metallo fisico piuttosto che l'ETF. Se proprio dovessi scegliere però punterei sull'argento, che di strada ne ha da fare ancora tanta.
EliminaDal 2011 al 10 dicembre scorso, la JP Morgan ha mantenuto ininterrottamente una quantità colossale di posizioni a ribasso sui futures dell'argento e dell'oro.
RispondiEliminaIl numero di tali posizioni era così grande da annullare qualsiasi tendenza a rialzo spontaneo che potesse prodursi nel mercato.
Allo stesso tempo, per dieci anni la banca ha prestato argento fisico alle altre banche, permettendo anche a queste di aprire posizioni futures a ribasso e di amplificare così la depressione dei prezzi.
Grazie a questa illegale manipolazione in grande stile dei prezzi, per 10 anni oro e argento sembravano davvero ridotti a quella inutile “reliquia barbarica” profetizzata da Keynes negli anni '20 del XX secolo.
La decennale depressione dei prezzi di oro e argento è stata un tassello importante dell'architettura monetaria del dollaro moderno, ispirata proprio all'economista britannico.
Con essa il sistema ha realizzato diversi obiettivi, fra cui:
- mascherare la perdita di potere d'acquisto del dollaro che sarebbe stata messa in luce da una spontanea rivalutazione dei preziosi rispetto a tale valuta;
- confinare i preziosi al ruolo di asset di secondo livello, rispetto all'asset principale, che doveva essere il titolo di stato emesso dalla banca centrale.
Tuttavia, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, le dinamiche commerciali e geopolitiche innescate dalla fine della globalizzazione sono diventate troppo forti per essere ancora mantenute sotto controllo con una semplice manipolazione dei futures.
Così oro e argento si sono progressivamente sottratti al controllo del “cartello” di banche capeggiato dalla JP Morgan, riprendendo le loro quotazioni "naturali", coerenti cioè con la reale perdita di acquisto del dollaro, fino a raggiungere i prezzi stratosferici di oggi.
Arriviamo quindi alla vigilia di Natale, quando la Cina, che detiene il 70% della capacità di raffinazione mondiale dell'argento, ha deciso di ridurre le esportazioni di questo metallo, creando così la prospettiva di un aggravamento della già ridotta disponibilità di argento fisico a livello mondiale.
Sulla spinta di questa possibile drastica riduzione dell'offerta, lo Shanghai Futures Exchange fissava già il prezzo dell'argento a 78 dollari l'oncia rispetto ai 72 dollari del mercato dei futures occidentali.
La borsa metalli di Shanghai aveva già sottratto il controllo dei prezzi dell'oro dalle mani delle borse di Londra e New York.
Sembra che ora sia solo questione di tempo, prima che i Cinesi riescano a scippare agli occidentali anche il controllo dell'argento.
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RispondiEliminaE' questo il motivo della mossa a sorpresa della JP Morgan del 10 dicembre.
La banca americana sentiva già il fiato sul collo dei Cinesi. Perciò, senza avvisare le altre banche del “cartello”, ha deciso di chiudere all'improvviso le sue immense posizioni a ribasso sull'argento, ormai inefficaci, aprendone una quantità superiore a rialzo.
Con questa mossa a sorpresa, la banca, accelerando il cospicuo rialzo dell'argento che era già in corso e che sarebbe stato amplificato dai Cinesi, ha costretto le banche “complici” a chiudere le loro posizioni ribassiste con enormi perdite, assicurandosi allo stesso tempo la possibilità di ottenere profitti da eventuali rialzi successivi.
Questa posizione rialzista è garantita da 750 milioni di once, che corrispondono alla più grande riserva fisica d'argento al mondo, ma che non appartengono solo alla JP Morgan.
Esse fanno parte dell'ultima riserva di metallo fisico che le borse occidentali hanno a disposizione per collateralizzare tutti i loro derivati, ETF e i fondi comuni.
E' come se la JP Morgan abbia accentrato su di sé le ultime forze disponibili in occidente per tentare di resistere alla pressione cinese sul prezzo dell'argento.
E' come se la JP Morgan, in questo momento, rappresentasse tutto l'occidente, almeno nel limitato spazio del mercato dei preziosi. L'ultimo avamposto prima della terra dei “barbari”.
Nel lungo termine, i prezzi dei metalli preziosi non scenderanno più ai valori dei “bei tempi” in cui questa banca e le sue complici riuscivano a manipolarli a ribasso.
Ma le ultime riserve di argento della JP Morgan permetteranno almeno di tentare una demolizione controllata del sistema occidentale, invece che un crollo rovinoso.
Ne parleremo ancora a lungo nei prossimi articoli.
Gli effetti della mossa della JP Morgan sono ben visibili in questo grafico (https://fred.stlouisfed.org/series/RRPONTSYD). Selezionate l'intervallo di tempo che va dal 9/12/2025 ad oggi. Tra il 24 dicembre e il 26 dicembre c'è un improvviso salto della linea blu. Significa che la FED ha dovuto immettere liquidità nel mercato repo (dove le banche attingono per riequilibrare i loro bilanci quotidiani) per un importo pari a 15,5 miliardi di dollari per andare in soccorso alle grosse perdite di una o più banche del cartello.
RispondiEliminaAuguri di buone feste a tutti. Attilio
RispondiEliminaBuongiorno a tutti, BUONANNO. Sullo scenario prossimo venuturo, per i metalli preziosi, sto riflettendo su una possibile strategia di jngressi graduali a leva. Sull'argento, trovo Etc a leva 3, poco capitalizzati, che immagino dipendere tramite contratti di copertura proprio da quelle once a cui accennava Fabio, e ancora in possesso delle banche nel sistema occidentale, come collaterale. Di metallo fisico direttamente detenuto e segregato nenche a parlarne. Gran bei rischi. Fabio, a tuo modo di vedere, questo scenario e' destinato a fare fuochi d'artificio gia' nel prossimo anno? Oppure ci vorra' tempo, anni, per consolidarsi? Grazie. Saluti . Moris
RispondiEliminaIo non ho la palla di vetro, ma quando si verificano progressioni di prezzo simili, parlo soprattutto dell'argento, i rintracciamenti sono spesso fulminei e devastanti. Personalmente me ne tengo fuori perché non vedo questo tipo di investimento come "value". In bocca al lupo
EliminaCiao Ivano, pure secondo me trattasi di posizionamente speculativi, e' trading, non c'e' nulla di value. Nella parte satellite del ptf, se uno intende gestire in misura omeopatica una strategia su questo scenario, che pare destinato a mutare i paradigmi condolidati, occorre organizzarsi. Ne sono fuori, per ora. Non inizio a casaccio, senza confrontarmi con chi ne sa. Un caro saluto. Moris
EliminaCiao Moris, credo ci vorranno anni perchè ad oggi la battaglia è ancora in corso. Infatti è interessante notare che, dopo il forte calo di lunedì, sia l'oro che l'argento avevano recuperato durante le contrattazioni notturne (quando è aperto il mercato asiatico). Lunedì mattina presto, l'oro era tornato sopra i 4.400 dollari e l'argento si stava avvicinando ai 77 dollari. Tuttavia, non appena il mercato statunitense ha riaperto, entrambi i metalli hanno ceduto parte dei guadagni notturni.
EliminaIl conflitto tra Cina e la JP Morgan per il controllo dell'argento mi sembra evidente.
Carissimo Anonimo :) rifletto sul fatto che tutti i metalli preziosi in gioco hanno anche importante impiego nell'industria. Se ci fosse forte accaparramento in ambito finanziario, a garanzia da instabilita' economiche, geopolitiche, valutarie, si fermerebbero intere filiere che li uutilizzano. A cascata, una volta che scarseggiasse oro fisico in giro, la corsa agli acquisti andrebbe a sfociare su argento, platino, palladio. E' realistico. Come indicato da Fabio, una volta raggiunti nuovi equilibri sul mercato dei metalli preziosi, sara' difficjle rivedere i prezzi di prima. Anche perche' aumenta il benessere nel mondo, sempre piu' persone accedono a beni che impiegano questi metalli. Diventando critico il ruolo del dollaro Usa come valuta di riserva, ogni temporaneo ribasso delle quotazioni verra' sfruttato per accumulare riserve presso le banche centrali. Un caro saluto. Moris
EliminaCome avevo ipotizzato, nel 2026 il Grande Reset si approfondisce con passaggi repentini dal contesto economico-monetario a quello cinetico-militare:
RispondiEliminaGrecia: blocco completo dei voli per problemi alle frequenze radio e alla torre di controllo.
https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/05/spazio-aereo-grecia-chiuso-guasto-aeroporti
Mosca: blocco dei voli per massiccio attacco di droni
https://www.upday.com/it/esteri/un-attacco-ucraino-su-mosca-28-droni-abbattuti-tre-aeroporti-chiusi/1qg985f
Iran: preparativi per un nuovo attacco di Israele
https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/01/05/crescono-di-intensita-le-minacce-di-israele-contro-liran-0190418
Ramstein e altre basi europee: atterraggio di svariati aerei USA
Berlino: blackout per il sabotaggio di cavi ad alta tensione con chiese e palestre trasformate in rifugi
https://tg24.sky.it/mondo/video/2026/01/04/blackout-a-berlino-migliaia-di-case-senza-elettricita-1063605
Stai diventando tu complottista adesso :-)
EliminaMah. speriamo tu abbia ragione, perchè io non vedo niente di buono in giro per il mondo attualmente.
EliminaIo vedo il solito, cioè niente di buono
EliminaProseguiamo il ragionamento sul Grande Reset e parliamo dell'arresto del presidente venezuelano Maduro.
RispondiEliminaI media hanno già parlato ampiamente delle motivazioni geopolitiche dell'arresto di Maduro nei riguardi della Cina.
In questo articolo perciò mi focalizzerò sul versante meno noto della competizione americana in Venezuela. Quello cioè che vede fronteggiarsi gli USA e il catello finanziario che deriva dall'ex impero britannico, costituito da:
- le banche dei territori britannici d'oltremare e della City di Londra (che, ricordiamo, è extraterritoriale come il Vaticano),
- il Canada ed altri paesi del Commonwealth,
- l'Unione Europea.
Vediamo perciò cosa c'entra l'arresto di Maduro con questo cartello coloniale.
Maduro aveva già da tempo avanzato pretese sulla Guyana, minacciando persino un'invasione militare, in particolare nella regione dell’Essequibo, dove diverse compagnie petrolifere americane hanno scoperto il più grande giacimento di petrolio disponibile al mondo.
Il controllo della Guyana è considerato vitale per i progetti americani di emancipazione progressiva dal cartello ex coloniale londinese.
Infatti le riserve petrolifere di questa regione permetterebbero agli USA di ridurre la dipendenza dalle materie prime del Canada, paese da cui il cartello coloniale ha controllato e continua a cercare di controllare gli Stati Uniti.
Perché gli USA vogliono importare meno risorse dal Canada?
Perché costringere l'America a un disavanzo commerciale verso un grande paese come il Canada è uno dei modi per orientare la disponibilità globale di dollari verso questi centri di potere.
E' naturale quindi che gli USA, importando di meno dal Canada, tentino di invertire questo disavanzo e l'emorragia di dollari che esso comporta.
Tra parentesi, l'apparente bizzarria trumpiana di prendere possesso della Groenlandia appare meno strana se si riflette sul fatto che con essa l'America praticamente accerchierebbe il Canada (che sarebbe compresso tra Alaska e Groenlandia), ,a questa è un'altra storia.
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RispondiEliminaLondra e il cartello coloniale da essa controllata stanno perdendo la competizione sulle materie prime con i BRICS da una parte e con gli USA dall'altra.
Il Venezuela era una postazione chiave (assieme all'Ucraina) per tornare a un controllo diretto verso un grande paese ricco di risorse.
Per questo, come ammette qui (https://www.gov.uk/government/news/pm-statement-on-venezuela-3-january-2026) lo stesso primo ministro britannico Starmer, la Gran Bretagna ha sempre supportato una transizione di poteri a Caracas. Nel 2020-21, come si racconta qui (https://labouroutlook.org/2021/05/27/venezuela-no-to-uk-government-support-for-illegal-regime-change/) e qui (https://venezuelanalysis.com/analysis/14910/), la Gran Bretagna ha supportato clandestinamente e illegalmente un cambio di poteri tra Maduro e Guaidò. Ai giorni nostri, il candidato londinese per il regime change a Caracas non è più Guaidò, ma Maria Machado, che però è stata esplicitamente esclusa dalla successione al potere dal presidente Trump in persona, nel suo discorso immediatamente successivo all'arresto di Maduro.
Diversamente dal 2020-21 infatti, in cui Biden e il cartello londinese operavano in tandem sulle stesse aree di influenza, oggi la nuova amministrazione trumpiana tenta di escludere sempre più Londra dai teatri di regime change più importanti.
La velocità e la modalità inusuale con cui è stato destituito Maduro, assieme all'esclusione dell'unico candidato designato da Londra, suggeriscono che gli USA abbiano voluto strappare il regime change venezuelano dalle mani del cartello coloniale britannico.
In questo modo, gli USA avranno mano libera nell'inserire il paese nella strategia più generale spiegata prima, volta a ricostruire una bilancia commerciale positiva e quindi a riprendere possesso della gestione dei dollari a livello globale.
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RispondiEliminaVeniamo ora all'aspetto più profondo e determinante del coinvolgimento americano in Venezuela: il controllo dei prezzi del petrolio.
Per capire bene questo aspetto, faccio una breve descrizione dello schema coloniale britannico sull'estrazione delle materie prime e sul controllo dei prezzi.
Ecco lo schema.
L'azienda mineraria locale che vuole estrarre un certo materiale, deve usare un capitale enorme, che di solito viene chiesto in prestito a una banca.
Le banche deputate a questo compito, fanno parte del cartello delle ex colonie britanniche: HSBC, Standard Chartered, Barclays, ecc.
La banca che concede il prestito ha in genere il diritto sugli eventuali profitti della miniera per i 5 anni successivi. Mentre se l'impresa va male, pretenderà comunque la restituzione del prestito.
Ma la cosa più importante è che la banca, assieme a tutte le altre coinvolte nello schema, aprirà nel mercato dei futures una serie di posizioni ribassiste sul materiale che l'azienda mineraria vuole estrarre, in modo da non far salire troppo i prezzi.
Alla banca infatti non interessa che l'azienda mineraria resti in salute e non vada in bancarotta.
Al contrario, essa è disposta a mantenere i prezzi in un certo range, anche se questo può danneggiare l'azienda stessa, perché alla banca interessa una cosa sola: controllare i prezzi della materia prima prodotta, in modo da tenere sotto scacco il bilancio del paese produttore e della sua azienda locale.
Questo schema riguarda lo sfruttamento di tutte le materie prime, nessuna esclusa.
Le materie prime dunque sono controllate dalle banche e dalle grandi multinazionali come Rio Tinto, Mobil ecc., che sfruttano le aziende locali e i paesi coinvolti:
- controllando i capitali investiti e rendendoli una passività per le aziende locali,
- mantenendo i prezzi del prodotto in un range che evita alle aziende e ai paesi produttori di avere troppi profitti,
- limitando alle aziende estrattive la capacità di modificare la produzione in base alla domanda e all'offerta.
Come si vede, il fulcro di questo sistema è il controllo dei prezzi.
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RispondiEliminaFin quando ogni materia prima ha un prezzo ufficiale unico nel mondo dettato dal suddetto cartello di banche, il sistema regge (cioè il sistema bancario post coloniale mantiene la supremazia sui paesi produttori di materie prime).
Sta di fatto però che questo schema è iniziato ad andare in pezzi alla fine del 2025 e probabilmente continuerà a dissolversi nel 2026.
Infatti i prezzi di oro e argento, due materie prime sul cui controllo si basa non solo lo sfruttamento coloniale dei paesi produttori, ma anche la credibilità del dollaro e del sistema finanziario occidentale, già non hanno più un valore unico, ma hanno iniziato a differire da un paese all'altro.
Se la variabilità locale dei prezzi diventa cronica, il passo successivo della degenerazione è l'instaurazione di prezzi ufficiali in valute diverse dal dollaro.
Per essere espliciti: quando vedrete spuntare prezzi ufficiali delle materie prime in altre valute, avrete la prova che il sistema di sfruttamento coloniale non esiste più.
Non siamo ancora a questo punto, ma la strada verso questo traguardo sembra ormai tracciata.
Perciò l'urgenza dell'intervento americano in Venezuela è stata motivata dalla necessità di entrare a gamba tesa nelle dinamiche di controllo del prezzo del petrolio, anticipando il possibile scollamento, in tale paese, dello schema di controllo coloniale che lo ha finora retto.
Anche qui, come nel caso dell'argento (per il quale l'americana JP Morgan si è impossessata delle ultime riserve occidentali di metallo, conquistandosi l'esclusiva del controllo), gli USA, sottraendo alle banche londinesi ed europee un tassello importante della filiera di controllo del prezzo del petrolio, stanno costruendo una posizione dominante su tale materia prima.
Come si vede, molti eventi che sembrano distinti fra loro, sia in campo geopolitico che economico, in realtà sono tessere di un unico mosaico complesso. Quel reset generale di equilibri che la fine della globalizzazione ha fatto saltare.
FINE
Se così fosse, l'instaurazione di prezzi ufficiali in valute diverse dal dollaro modificherebbe i cambi per adattarsi alle differenze. Se ad esempio il petrolio in rubli costa meno, aumenterà il valore del rublo perchè tutti vorranno comprarlo in quella valuta. Questo porterebbe ad un indebolimento del dollaro, ma soprattutto dell'euro, visto che in europa di materie prime non ve ne sono. Secondo te è corretto?
EliminaSì è corretto, ma non credo che gli Stati Uniti lo consentano tanto facilmente.
EliminaA causa della obsolescenza delle strutture e la mancanza di tecnici adeguati, la produzione petrolifera venezuelana è diventata trascurabile rispetto a quella globale.
EliminaSe davvero le multinazionali petrolifere riprendessero il controllo della produzione, ci vorrebbero molti anni solo per arrivare dall'attuale milione di barili a 2 milioni.
Per tale ragione, il prezzo del petrolio non si è mosso a seguito del blitz americano e continuerà a non essere influenzato per alcuni anni da tale evento.
Tuttavia la situazione nel mercato dei derivati è simile a quella di altre materie prime, con un numero di posizioni short a livelli record (nel sistema coloniale delle materie prime la repressione dei prezzi è tutto).
E come per le altre materie prime, uno short squeeze (distruzione delle posizioni short e esplosione a rialzo del prezzo) è sempre possibile. Ma a differenza dell'oro e dell'argento (che tra parentesi, oggi è arrivato a 80) sul petrolio non è stata ancora impostata una sistematica strategia di sabotaggio del controllo dei prezzi da parte della Cina o di altri paesi. Quindi in questo caso l'innesco dello squeeze potrebbe essere causato da un evento improvviso con effetti solo a breve-medio termine.
Se il prezzo del petrolio schizzasse all'insù farebbe da detonatore al crollo azionario
EliminaCiao Ivano, dopo aver passato anni a parlare di know how e di ricchezza immateriale, in cui noi europei avremmo dovuto eccellere e guardare tutti dall'alto, piu' prosaicamente, e' ricominciata la cara vecchia, selvaggia, rincorsa alla materie prime, alla base di ogni sistema produttivo e di consumo. Dopo secoli di trattati, ha ripreso fiato una antica regola. Quella del piu' forte. Per Fabio: se finiscono i metalli disponibili come collaterale, ipotizzando contingentamenti per l'impiego industriale, pena il fermo impianti di intere filiere, che fine faranno gli etn basati su carta? Esistono precedenti? C''e' un dealer internazionale che consente fino a 10.000 euro di controvalore, di depositare argento fisico in camera doganale, in Svizzera. Si puo' cosi' ovviare alla detenzione a domicilio, alla custodia bancaria, all'iva al 22%. Cosa te ne pare? Grazie. Moris
EliminaCiao Moris e grazie per la domanda. Se per gli ETN sull'oro ci possono essere ancora dei dubbi, per quelli sull'argento è una certezza: NON SONO COPERTI DAL SOTTOSTANTE IN METALLO! Se consideri che il più grande ETC sull'argento è il SLV (iShares Silver Trust), i cui lingotti di argento fisico si trovano nei caveau della JPMorgan Chase a New York (forse anche a Londra), capisci subito con che tipo di persone hai a che fare. Finora è andato tutto bene ma prova ad immaginare cosa potrebbe succedere se per esempio, in un momento di particolare tensione tra paesi, i cinesi sollevassero il problema "pretendendo" una verifica effettiva delle giacenze a collaterale di questi prodotti. Inoltre i maggiori produttori mondiali di argento sono Messico e Cina, paesi non certo "amici" degli Stati Uniti.
EliminaNon so niente su quel dealer internazionale cui fai riferimento, ma conosco bene il meccanismo di custodia in depositi franchi in Svizzera per non pagare l'IVA, dal momento che possiedo una certa quantità di vino da investimento conservata nella stessa maniera sempre in Svizzera. Vedo solo un problema: se fai uscire i tuoi lingotti dal deposito doganale l'IVA la paghi. Quindi se vuoi conservare l'esenzione devi lasciare i lingotti sempre là dove sono. Il consiglio che posso darti, oltre ad appurare la serietà dell'intermediario (un controllo presso il deposito doganale per verificare di persona la presenza dei lingotti a tuo nome in Svizzera non sarebbe una cattiva idea ...) è anche accertati che lo stesso sia in grado di provvedere alla vendita del tuo argento senza grossi oneri e in tempi brevi, qualora avessi bisogno di rientrare dl tuo investimento.
Anzi, la tua osservazione merita una risposta più articolata perchè gli ETC sull'argento potrebbero essere l'anello debole del sistema di manipolazione dei prezzi che sta crollando sotto i nostri occhi.
EliminaFormalmente, ogni quota di un ETC acquistabile su una qualsiasi piattaforma di trading dovrebbe corrispondere a un certo quantitativo di argento fisico depositato a garanzia o a collaterale di tale quota.
Il motivo per cui gli ETC sono il punto debole del sistema è proprio il fatto che questo collaterale a volte non esiste o è molto meno rispetto al valore delle quote dell'ETC stesso. L'argento che dovrebbe essere a garanzia delle quote di un ETC non è un semplice deposito di lingotti facilmente identificabile e attribuibile al gestore del fondo. Al contrario, il valore del collaterale di un ETC è una semplice stima di materia prima di varia provenienza, a volte fornita da partecipanti secondari autorizzati, a volte da depositari e sub-depositari di altri caveaux, oppure prestata tramite accordi di leasing, ecc. In condizioni normali, questo sistema funziona senza intoppi, perché sono pochi quelli che chiedono la restituzione delle quote dell'ETC in argento fisico. In condizioni di stress, invece, quando molti nello stesso momento vogliono indietro il loro argento in cambio delle quote dell'ETC, emerge che il valore nominale di questo collaterale non corrisponde minimamente all'argento davvero disponibile per il ritiro.
Quando infatti l'argento fisico diventa scarso e i tassi di leasing aumentano, i partecipanti che dovrebbero fornire l'argento al gestore dell'ETC potrebbero non essere disposti o non essere in grado di reperire il metallo per il rimborso di quote dell'ETC. In tali scenari, gli ETC possono iniziare a essere negoziati a prezzi che si discostano sempre più dal valore patrimoniale netto del fondo. Inoltre i gestori del fondo, non avendo argento disponibile, sono costretti a sospendere o rimandare alle calende greche i rimborsi delle quote o essere costretti a un regolamento delle quote in contanti, anziché in argento. Finché, nelle fasi finali della "morte" di un ETC, le quote del fondo potrebbero per un certo tempo continuare a essere negoziate, anche se il metallo sottostante di fatto non esiste più.
Per un certo tempo gli investitori crederanno ancora di possedere argento; finché le problematiche sui rimborsi che ho elencato prima si riveleranno cronici, diventeranno sempre più di dominio pubblico e inizieranno a far capire a tutti come stanno davvero le cose.
È probabile che la truffa del metallo di carta non scoppierà attraverso un singolo, drammatico default, ma con una graduale perdita di credibilità di questo tipo. Nel momento i cui scrivo, ci troviamo in una fase avanzata di questa crisi graduale. Lo dimostra il fatto che l'aumento dei tassi di leasing dell'argento ormai coincidono con la backwardation nei mercati derivati (la situazione in cui l'argento fisico costa più dei futures sull'argento che ne determinano il prezzo ufficiale). Storicamente, situazioni simili hanno preceduto un forte rialzo dei prezzi, poiché in questi casi i futures su cui sono determinati i prezzi ufficiali sono costretti a convergere verso i prezzi dell'argento vero stabiliti dal mercato. Ma a me sembra che questa volta non siamo davanti a un semplice trend di lungo periodo, ma piuttosto a un rimodellamento del sistema di fissazione dei prezzi, legato a cambiamenti strutturali in campo geopolitico ed economico.
Spero di vivere abbastanza a lungo da vedere cosa succederà dopo.
La copertura mediatica sulla crisi iraniana, che dà quasi per imminente il crollo del regime (https://www.bbc.com/news/articles/cp37w9xnxxwo), è anche una strategia di marketing a supporto dell'emissione di nuove obbligazioni internazionali dello stato israeliano (https://invezz.com/news/2026/01/06/israel-tests-investor-appetite-with-first-eurobond-sale-since-gaza-ceasefire/).
RispondiEliminaGli Stati Uniti stanno costruendo la piu' grande raffineria d'argento degli ultimi 50 anni.
RispondiEliminaIl progetto vale 7,4 miliardi di dollari ed è finanziato da JPMorgan, con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che detiene una quota del 40% (https://scenarieconomici.it/il-pentagono-si-fa-la-fonderia-40-di-azioni-in-joint-venture-jpmorgan-alla-cassa-e-laddio-al-libero-mercato/).
Questa raffineria lavorerà argento e metalli essenziali provenienti dall'America Latina.
Credo che questo dimostri che argento, petrolio e altre materie prime fanno parte di un unico mosaico, del quale l'arresto di Maduro è solo un tassello.
Il caos dei prezzi continua: in Giappone, il prezzo dell'argento sulle piattaforme del mercato secondario, come Mercari, supera a volte anche del 60% il prezzo ufficiale, mentre negli Emirati, in particolare a Dubai, il differenziale si attesta attualmente intorno al 40%.
RispondiEliminaIl prezzo ufficiale di Londra, basato sulla manipolazione dei futures, è sempre meno credibile.
Di oro e agrento si è parlato, ma il rame? Alzi la mano chi ci ha messo sopra due fiches. Io rimango dell'idea che a sostenere i prezzi non sia semplicemente la domanda crescente dell'industria (data center, IA, reti elettriche) ma anche il fattore geopolitico. Come si diceva poc'anzi per l'argento, forse stiamo assistendo in diretta ad un cambio di paradigma. Sarà un 2026 molto interessante
RispondiEliminahttps://tradingeconomics.com/united-states/balance-of-trade
RispondiEliminaGrazie alla politica dei dazi, il deficit commerciale USA, che ha sempre pesato sulla crescita economica, specialmente dal 2024 in poi, è crollato a ottobre. Al punto che la Fed di Atlanta ha raddoppiato le previsioni di crescita del PIL a oltre il 5% (https://www.atlantafed.org/cqer/research/gdpnow).
Una riduzione drastica delle importazioni non alleggerisce certo l'inflazione per i comuni cittadini. D'altro canto però i tentativi, finora riusciti, di mantenere sotto controllo i prezzi petroliferi compensano questo effetto inflattivo
(negli ultimi 5 anni l'IPC a 4 mesi è andato sempre di pari passo col prezzo della benzina).
Lo scopo ultimo della diminuzione del deficit commerciale, come già detto, non è tanto migliorare il PIL, ma è ridurre il flusso di dollari in uscita dagli USA.
Stesso obiettivo hanno anche la decisione del governo di non finanziare piu' oltre 60 ONG (una delle principali vie di utilizzo offshore dei dollari), la stretta di Bessent sui circuiti di pagamento tipo Moneygram, ecc.
Ridurre il flusso di dollari offshore vuol dire ridurre le risorse in dollari fuori dagli USA che alimentano le economie occidentali al di qua dell'Atlantico. Questo contribuisce a ridimensionare le capacità di Londra e Bruxelles di competere con gli USA nelle politiche colonialiste globali.
https://www-linkedin-com.translate.goog/posts/anuragseth1_aevitascapital-dollarindex-assetcycles-activity-7303253022711701504-4YRB?_x_tr_sl=auto&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it
RispondiEliminaGuardando il grafico di lunghissimo periodo del ratio commodities/stocks rispetto al dollar index che ho trovato nel link sopra, le materie prime (curva bianca) potrebbero aver toccato il minimo storico ed essere pronte a un bull market decennale.
Ripeto: il grafico è impostato sul lunghissimo termine e non tiene conto dei bear market intermedi che sempre nascono anche nei bull market piu' robusti.
Quindi, secondo me, oro e argento dovranno fare prima o poi un bear market intermedio, nel quale i media vi diranno che tutte le condizioni di economia fondamentale che li hanno portati cosi' in alto erano una barzelletta.
Non credetegli!
Che materie prime ci sono nell'indice dell'articolo? Sarebbe bello vedere pre-75 se c'era questa correlazione inversa
EliminaE' l'indice S&P GSCI Total Return CME che tiene traccia dell'andamento di 24 materie prime in cinque settori: energia, metalli industriali, agricoltura, bestiame e metalli preziosi, ponderati in base alla loro quota di produzione mondiale, quindi con l'energia in posizione dominante (peso maggiore).
EliminaEnergia: petrolio greggio (WTI e Brent), gas naturale, prodotti raffinati.
Metalli industriali: rame, alluminio, zinco, nichel, piombo.
Agricoltura: mais, soia, frumento, caffè, zucchero, cacao, cotone.
Bestiame: bovini vivi, bovini da alimentazine, maiali.
Metalli preziosi: oro, argento, platino.
Buongiorno e bentrovati.
RispondiEliminaSe la FED perde la sua autonomia e si accoderà ai desiderata dell'attuale staff presidenziale, rivedere Eur in area 1.50/1.60 verso Usd è possibilissimo. Chi deciderà di esporsi ad asset in Usd, potrà comprare a prezzi ribassati. Chi, invece, è già esposto in Usd, avrà una variabile che gli rema contro. Se un business espresso in dollari americani andrà bene e crescerà di un tot %, e nel frattempo Usd si deprezzerà per una percentuale paragonabile, il valore dell'investimento espresso nella valuta in cui mangiamo (Euro) non andrà da nessuna parte. Un' incognita da considerare bene, l'allocazione geografica. Un caro saluto. Moris
Non so come sarebbe sostenibile un cambio simile, soprattutto su una moneta morente come l'euro. Piuttosto direi che l'oro arriverebbe a 10.000
Eliminahttps://interactive.researchaffiliates.com/asset-allocation#!/?currency=EUR&model=ER&scale=Linear&tab=views&terms=Nominal&vs=N4IgxgrgTlCmB2AXAygCwIYAdYGED2ANnlCAFzwQEEA0IqAlgCaMICCAzu7Iu2QNoAmAJzUAzADZqAVinVxABmoAOJdQCMAdkmbVmkWqGyB8xcaPyN1AWqNrJAgUYAsIx6alqrUgdSdq1ALq0DMxsnNwAKgCe2LykfEF0TCzwHFyIOOiIsADmxPSwcQnByQj4EEhQBUUg6GAgiSEp5ZVR0bH8ibAAHpjo8CyM7YWdtD19A7CMmdl5VSPxXb39gy2IUG0xC3wgACKwAG6wRNiMILQAogC2sFA59PA55yAAspSI9AC0axsNtOxgKAQABGwNuADV0AQIAtQGAsLBPlAsvQ8J8CA9YGRQARYAAzRBkRQgKo5VCE0jyAC%2BtDyB0Qn3YJ0RGPgWNIOPxFOJpPJRJp4DgjHoDKZeGw6Mx2JAuIJRNovO5AswxEQeMIqPYn2wUHVUCu-TALKlHJlXPlJPoZKVVKpQA
EliminaCiao Moris, dici bene. L'allocazione geografica, oltre a quella per asset, sarà molto importante, soprattutto per chi ha già una certa età e quindi con orizzonte temporale non più proprio lunghissimo.
Sopra ti ho segnalato un link che rimanda ad un simulatore elaborato da Research Affiliates, una società di ricerca finanziaria indipendente fondata da Rob Arnott, che fornisce analisi e modelli a investitori istituzionali del calibro di Pimco e Charles Schwab.
Dopo esserti registrato gratuitamente, scegli la valuta di riferimento, poi vai sull’opzione “create a new portfolio” nel menù verticale a sinistra, quindi scegli le varie asset class (pulsante “choose assets”) e assegna i pesi alle asset class individuate. Al termine del procedimento, questo strumento restituirà rendimento e volatilità "attesi" per il portafoglio individuato sulla base della stima del rendimento atteso a 10 anni.
Penso possa essere uno strumento interessante per chi, come noi, non è più un giovanotto.
Io al momento mi preoccuperei più per l'euro che per il dollaro. Ad ogni modo, come dice giustamente Ivano, potresti coprire una tale eventualità con metalli preziosi in ptf (se non li hai già)
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