Questo è un triangolo di consolidamento o di distribuzione.
Calcolando che non siamo ancora a fair-value, e che i volumi scendono nella progressione, io propendo per la prima ipotesi.
Se arrivassimo intorno ai 20$ io comincerei a marcarlo stretto questo titolo, per uscire se necessario.
Saluti
Ivano
In questo nuovo articolo vorrei spiegare perché le materie prime, nell'era del Grande Reset post globalizzazione, stanno assumendo ruoli simili a quella di una valuta internazionale, erodendo lo schema coloniale in vigore fino a due anni fa.
RispondiEliminaAnzitutto, ricordiamo qual è lo schema coloniale a cui, senza saperlo, siamo tutti abituati, ma che si sta sgretolando sotto i nostri occhi.
In due parole, lo schema prevede lo sfruttamento, da parte dei paesi occidentali, delle risorse dei paesi produttori di materie prime.
Per mantenere la sostenibilità a lungo termine di questo schema, è necessario che i paesi sfruttatori abbiano a disposizione un sistema finanziario basato su derivati (futures, opzioni, ecc.) che rappresentino digitalmente le materie prime.
I derivati creano un'offerta fittizia di beni che è superiore anche di cento volte l'offerta dei beni reali. E questo rende possibile due cose:
- ridurre drasticamente l'influsso che la scarsità avrebbe sui prezzi (il mercato fissa in automatico prezzi mediamente bassi, perché “sembra” che l'offerta di beni sia sempre molto superiore a quella che è in realtà);
- aumentare il potere di contrattazione sui prezzi che permette la loro manipolazione a ribasso, in momenti di particolare criticità nell'offerta di materie prime reali che rischierebbero di far esplodere i prezzi a rialzo.
Tutto questo serve a mantenere cronicamente bassi i prezzi delle materie prime, in modo da ridurre le entrate che derivano dalla loro vendita e che farebbero competere le economie dei paesi produttori con quelle dei paesi occidentali.
Nel colonialismo moderno dunque:
- le materie prime sono diventate un aspetto trascurabile dell'economia;
- i derivati finanziari, pur essendo una mera rappresentazione poco collateralizzata di beni reali, sono il vero motore economico.
CONTINUA
CONTINUAZIONE
RispondiEliminaVediamo adesso cosa sta facendo implodere questo schema.
Abbiamo già raccontato altrove come la Cina abbia già fatto saltare questo schema di controllo dei prezzi, almeno nei riguardi di due materie prime: oro e argento.
Questo sabotaggio è stato reso possibile soprattutto con:
- il controllo delle esportazioni (la Cina ha ridotto drasticamente le esportazioni di argento, rendendo la domanda di argento reale troppo superiore all'offerta di argento derivato);
- l'aumento delle scorte di oro da parte della banca centrale (che ne riduce drasticamente l'offerta);
- l'instaurazione di un sistema commerciale alternativo regolato non piu' in dollari, ma nelle valute locali (che costringe anche le banche centrali di tantissimi paesi a aumentare le scorte di oro, in quanto quest'ultimo serve come valuta di compensazione fissa tra la valuta del compratore e quella del venditore).
Questi tre fattori sono riusciti a rimettere al centro del sistema l'offerta di oro e argento reali, rendendo sempre piu' evidente l'inconsistenza dell'offerta fittizia degli stessi beni rappresentata nei mercati finanziari.
Il terzo fattore considerato, cioè il sistema commerciale regolato in valute locali, è anche la causa scatenante del “Grande Reset” che si sta producendo in molte altre materie prime, come ora vedremo.
Una caratteristica del sistema coloniale occidentale è che deve contare sulla forza per continuare ad essere in vigore.
Non essendo un sistema basato sulla spontanea relazione tra domanda e offerta, esso ha bisogno di una escalation continua di ricatti, prove di forza e manipolazioni di tutti i generi che tengano in piedi il fantasma dei derivati.
Il paradosso è che proprio la necessità strutturale della forza alimenta l'inevitabile implosione del sistema.
A partire dai famosi blocchi mercantili dovuti ai lockdown degli anni 2020-2021, per continuare con l'aumento incontrollato delle sanzioni commerciali a danno dei paesi esportatori e per finire con l'interruzione fisica dei canali di distribuzione delle materie prime dovuta alle guerre o a interventi militari locali, il sistema di commercio nelle valute locali (il terzo fattore citato nell'elenco di prima) ha avuto uno sviluppo tale da diventare un sistema stabile ormai difficile da estirpare.
Lo dimostrano i dati appena pubblicati sulle esportazioni della Cina, che hanno sorpreso tutti, perché indicano come la forza non sia stata sufficiente finora ad arginare questo sistema commerciale alternativo. Nonostante le guerre, le sanzioni, i cambi di regime, i sabotaggi militari ecc. con cui gli angloamericani hanno tentato di ridimensionarle la cosiddetta "nuova via della seta", le spedizioni della Cina verso i paesi dell’ASEAN sono cresciute del 13,4% nell’anno, mentre quelle verso l’Africa sono balzate di un impressionante 25,8%. Ma anche le esportazioni verso l’UE sono aumentate dell’8,4% e quelle verso l’America Latina del 7,4%. Considerando che almeno il 50% di queste esportazioni sono state fatte in valuta locale, cioè col "nuovo sistema", tutto il mondo si sta rendendo conto che il controllo finanziario e geopolitico del vecchio sistema non basta piu' e lo scambio di materie prime reali sta tornando ad essere un fattore centrale dell'economia.
I nuovi scambi commerciali “ombra”, cioè fatti all'ombra del vecchio sistema coloniale, erano forse all'inizio solo un modo per eludere le sanzioni e aggirare i blocchi militari di alcune rotte.
Ma ora, con l'espandersi di questi scambi, ne risultano evidenti anche gli effetti, forse all'inizio involontari, sul ruolo economico delle materie prime.
CONTINUA
CONTINUAZIONE
RispondiEliminaLe recenti azioni americane sul Venezuela e le minacce di escalationi sull'Iran hanno reso di dominio pubblico il fatto che molti paesi soggetti a sanzioni usano le materie prime come collaterale per saldare i propri debiti o per accendere nuove linee di credito con i paesi acquirenti.
Allo stesso tempo, ci sono esempi di regolazione in valute locali di scambi di petrolio e di altri beni che non usano l'oro come valuta di compensazione, ma direttamente la materia prima scambiata.
L'essere un collaterale di un credito o di una transazione monetaria fa delle materie prime un asset integrato nel sistema valutario stesso.
Lo abbiamo già visto con le criptovalute negli USA.
Il fatto che le nuove leggi o progetti di legge stiano permettendo alle banche americane di usare bitcoin come collaterale di un prestito o come riserva a collaterale del bilancio viene interpretato dagli esperti come un passo importante verso la vera “monetizzazione” di questa criptovaluta.
Lo stesso vale per le materie prime.
E questo sta facendo aprire gli occhi a tutti i paesi, soprattutto alle potenze regionali, che stanno imparando velocemente la lezione: la transazione e il controllo del valore dei beni non si ottiene piu' solo con l'arma del controllo finanziario e dello scambio di obbligazioni in dollari.
Ora, per un numero crescente di paesi, il valore dei beni si regola anche localmente, attraverso il controllo delle vie fisiche di comunicazione, ossia principalmente dei porti.
Se la via d'acqua che passa per i Caraibi è contesa tra USA e UK (quest'ultima col supporto del Canada e dei territori caraibici delle ex colonie britanniche), mentre le vie d'acqua asiatiche sono contese tra Cina e Giappone, il Golfo Persico è saldamente controllato dal sodalizio tra Israele, Emirati e UK.
Quest'ultimo sodalizio sta tentando di riconquistare anche la via del Mar Rosso, bloccata dall'azione dei gruppi yemeniti erroneamente definiti “Houti”, che agiscono a favore dei paesi produttori di petrolio (Arabia Saudita e Iran).
A questo scopo, la British International Investment e l'emiratina Uniti DP World hanno praticamente “comprato” i porti somali, mentre l'Arabia Saudita, nel tentativo di mantenere il controllo di questa importante via d'acqua, è arrivata a stringere un'inedita alleanza con Turchia e Pakistan attiva in Siria e Sudan.
Questo è solo un piccolo scorcio delle tensioni che riguardano tutte le rotte commerciali marittime (c'è anche quella del Mar Nero, contesa tra Russia e UK).
Ciò che emerge chiaramente in questo scacchiere è che la polarizzazione tra paesi produttori/esportatori di materie prime e paesi importatori/sfruttatori è cosi' preponderante da far saltare storiche alleanze o rivalità. Ad esempio l'alleanza tra Emirati e Arabia Saudita o la rivalità tra quest'ultima e l'Iran.
La possibilità di usare la materia prima come valuta è diventata una necessità imprescindibile.
Le esigenze di una maggiore solidità che solo le materie prime possono assicurare alle valute fiat come euro e dollaro, impegnano anche i paesi occidentali in questa corsa ai beni reali.
Ma il controllo dei mari non è cosi' lineare come quello che si ottiene con i metodi finanziari. Per questo non si arriverà mai ad una prevalenza totale di questo o quel paese su una certa via di comunicazione.
Il ritorno delle materie prime al centro dell'economia ci riporta cosi' a una conflittualità cronica simile a quella del colonialismo ottocentesco, nel quale le potenze occidentali si combattevano senza esclusione di colpi nei territori d'oltremare.
Finché la conflittualità non divenne ingestibile al punto da rendere "necessaria" la prima guerra mondiale…!
Purtroppo sono d'accordo con il finale di questa lunga dissertazione. Infatti se le materie prime inizieranno un nuovo ciclo, si presenterà subito un problema: l'impossibilità di 3/4 della popolazione mondiale di riuscire a permettersele. Fate un salto in gioielleria: di fatto il prezzo di una collanina per una comunione è diventato improponibile, si sta passando all'argento e all'acciaio da oreficeria, ma il primo già sta diventando troppo costoso. Senza contare l'utilizzo dell'argento in campo industriale. Se allarghiamo questo concetto ad altre materie prime, vediamo che fare benzina diventerà impossibile, quindi recarsi al lavoro, quindi i prodotti alimentari aumenteranno, quindi quindi quindi. Quindi se non riuscirà un controllo finanziario "multipolare", dovremo per forza assistere ad un'altra guerra che resetti il debito e crei un'altra forza finanziaria in grado di rendere, almeno per una porzione di mondo, una serie di beni accessibili.
EliminaCarissimi.....bentrovati.
RispondiEliminaSaltando di palo in frasca ......
ieri sera approfondivo contenuti su youtube e mi sono imbattutto nel Lindy effect, di cui ignoravo l'esistenza.
Metto qui il link a wikipedia, per inquadrare la questione a livello teorico
https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Lindy
per una sua applicazione in ambito finanziario,
ho trovato questo interessante sito web in inglese, molto discorsivo e di agevole comprensione
https://www.marketsentiment.co/p/lindy-effect-in-investing-17b
in estrema sintesi,
è stato selezionato un elenco di 73 aziende USA operative nel 2000,
con almeno 100 anni di storia e 1 mld Usd di capitalizzazione,
è stato monitorato l'andamento di mercato di questo ptf di "tardone" nei successivi 25 anni, e paragonato all" S&P500 come benchmark di riferimento.
Nonostante il consolidamento dell'era di internet avvenuto in tutti i campi di business, l'ascesa di tante aziende tecnologiche e l'arrivo dell'AI, con le magnifiche 7, di quelle 73 "vecchie galline" sono sopravvissute in 71 (una è stata acquisita e delistata e un'altra è sulle soglie della bancarotta) e complessivamente hanno fatto molto meglio (+954%) dell'S&P500 (+640%). Inoltre, un pigro che avesse voluto equipesare il capitale sulle 73, nel 2000, senza sforzarsi poi di ripartire i soldini investiti per capitalizzaione, e soprattutto senza ribilanciare annualmente il ptf nei 25 anni successivi, insomma uno pigro per davvero, avrebbe ottenuto un incredibile a credersi +1400%. 14 volte la posta senza muovere un dito, se non ritirare la liquidità o reinvestire la somma liquidata per l'unica azienda delistata.
Certo, abbiamo pro e contro:
la volatilità annualizzata è stata del 20.55% contro il 19.40% dell'S&P500.
Poi, abbiamo uno sharpe ratio a 54.61% contro 49.61%.
Infine, avremmo sopportato un max drawdown del 61.49% contro il 55.19 del benchmark.
Pare difficile da credere ma è accaduto.
In sostanza, se una realtà (in questo caso un business) è su piazza da molto tempo, non si tratta di coincidenze ma esistono presupposti molto solidi a tenerla in vita. E queste realtà hanno più chance di perdurare nei tempi futuri e, spesso, di far bene rispetto ad altre più recenti, che devono ancora mostrare la propria ragion d'esistere.
Alla fine della pg web in inglese, c'è la possibilità di scaricare gratis il file con l'elenco delle società selezionate, applicando la logica del Lindy effect in ambito finanziario.
Un caro saluto.
Moris
Ciao Moris,
Eliminase ti interessa l'effetto Lindy, ti consiglio vivamente la lettura di "Antifragile" di Nassim Taleb. Si tratta di un bel mattonazzo ma dalla lettura abbastanza piacevole in cui si parla dei vari aspetti di fragilità/antifragilità, volatilità, cigno nero, effetto Lindy, etc.
Per un approfondimento completo di tutti i concetti, c'è tutta la collana di 5 libri di Taleb chiamata "incerto".
Un saluto a tutti
Gabriele
Ciao Gabriele, ti ringrazio per le indicazioni bibliografiche. Un caro saluto.
EliminaChiedo scusa in anticipo, perché probabilmente abbasso il livello, ma mi piacerebbe avere un commento e parere sulla situazione attuale dollaro e Treasuries e sulle previsioni future, considerando che quelli che erano considerati porti sicuri negli ultimi 5 anni hanno avuto risultati molto negativi e al momento le prospettive sono ancora peggiori.
RispondiEliminaGalup
Ciao. No hai perfettamente ragione bisogna fare un discorsetto dopo tutto quello che è successo l'ultimo anno
Eliminahttps://www.tradingview.com/x/LS2v4UDO/
EliminaStavo notando che da quando la banca centrale nipponica sta riducendo gli acquisti dei titoli di stato, il bond giapponese a 30 anni è salito a quasi il 4%, mentre l'asta dei bond a 20 anni ha avuto pochi acquirenti, facendo alzare il tasso di 22 punti base oggi, e di 32 punti base in due giorni, raggiungendo il 3,48%, il livello più alto dal 1996.
I tassi sul debito giapponese stanno tornando ai livelli precedenti l'era dei tassi a zero. Un reset concordato con gli USA? Non a caso Bessent ha contattato il suo omologo giapponese proprio in questi giorni.
Giappone e USA stanno resettando l'intero sistema del debito fondato 30 anni fa? E con cosa lo sostituiranno?