lunedì 8 dicembre 2025

WBD, atto finale

Carissimi, io come espresso in precedenza, in presenza di acquisizioni formali, vendo sempre.


Potevo aspettare forse il raggiungimento della cifra offerta da Netflix, 27.75? Da quello che leggo, ci sono molte incertezze (anche se a bassa probabilità) che potrebbero far saltare l'accordo, quindi carpe diem. In fondo è andata oltre le mie più rosee previsioni.

Tanto per farvi capire, 72 miliardi di dollari, la cifra offerta, è più o meno quanto varrebbe WBD se avesse 6 miliardi di flusso di cassa libero ed avesse ripagato tutti i suoi debiti. Non avevo molti dubbi che ci sarebbe riuscita, ma ci avrebbe messo forse 5-10 anni. Così invece, ce la farà in meno di 2. Può succedere di tutto, la probabilità più alta rimanendo dentro significa prendersi circa 24$ di contante ad azione, più azioni Netflix, cioè di una azienda con PE di 70... Io passo.

Adesso si, se questa fusione andasse in porto, Netflix diventerebbe la Coca-cola dello streaming.

Mi viene da ridere pensando a tutti quelli che insultavano il CEO di Warner Bros nei forum di finanza. Questo tizio ed il consiglio di amministrazione hanno tirato il prezzo come i migliori giocatori di poker, riempendosi per primi le tasche di bonus e chissà che altro. Sbirciate i forum ragazzi, sono pieni di occasioni, basta fare il contrario di quello che si legge.


Saluti

Ivano


29 commenti:

  1. Ciao Ivano, ho letto le ultimissime ieri sera,
    Paramount rilancia a 30Usd, ma vedo che in chiusura il prezzo si ferma poco sopra il 27Usd e non raggiunge quanto proposto dai rivali di Netflix.
    Del settore non so praticamente nulla, posso solo immaginare che i duellanti siano attratti dai flussi di cassa del ramo d'azienda in via di acquisizione.
    Un caro saluto.
    Moris

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    1. Quando il titolo viaggiava sui 20$ ero abbastanza sicuro che la dirigenza avrebbe chiesto di più. Con il rifiuto dell'offerta per 23,5 di paramount, era chiaro che il prezzo sarebbe salito, ma non si sapeva di quanto. Ora la situazione comincia ad essere confusa, per quello sono uscito a 26$, di fronte ad un'offerta formale. Potremmo arrivare a 30 o 31, ma il rischio è che se si apre un'asta ostile, qualche authority blocchi tutto.

      Non sono un esperto del settore ma:
      1) WBD aveva un vantaggio competitivo inarrivabile, quasi 200.000 ore di programmi, anche Disney non regge il confronto.
      2) flussi di cassa che permettevano la ristrutturazione del debito, che di fatto è una creazione di valore
      3) un fair value plausibile di 12$

      se riesco ad uscire dal settore alimentare perchè la situazione è così chiara, allora mi va bene.

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  2. Ottimo trade, complimenti.
    L'unica cosa che non ho ben capito del tuo modo di investire è la strategia di uscita. Hai un target di rendimento predefinito, oppure tieni il titolo fino a che i fondamentali sono buoni?
    Potresti specificare meglio?

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    1. Vendere un titolo è la parte più difficile (infatti WBD oggi quota 30$...) sia investendo che tradando. il problema è che... non ho mai trovato una strategia unica, ed è il motivo per cui il mio sistema, palleallaria, anni fà, falli miseramente. Bisognava "protocollarlo" per renderlo fruibile facilmente, e questo, almeno a me, non è riuscito.

      In tema di investimenti, per me, si esce da un titolo quando
      1) i fondamentali si deteriorano
      2) c'è di meglio da comprare

      ad essi si aggiungono (anche quando compro), visto che non sono un "fondamentalista" puro, il momentum (o la fomo) e l'analisi tecnica.

      Facciamo due esempi.

      1) WBD a bilancio, per me, valeva 12$, ed aveva un vantaggio competitivo importante (le ore di programmi, pro) e un debito enorme (ma gestibile, contro). Ottimo investimento, un po' rischioso. In base a questo, quando quotava a 9$ o sotto era da comprare. Visto il debito, il rischio e il rendimento, la percentuale di portafoglio non poteva essere altissima. Una volta passati di botto a 16$, il titolo era già da vendere, ma qui entra in gioco l'asta e la fomo. E' molto probabile che il titolo si scaldi e cominci a diventare irrazionale. A 20$, in attesa di un'offerta, conveniva rimanere dentro. Una volta formalizzata l'offerta a 27,5$, vedendo il titolo non salire fin li ma fermandosi a 26$, sapendo che paramount è gestita dal figlio del padron di Oracle (strapieno di soldi), che era nero di rabbia e magari poteva piantare una causa che avrebbe bloccato la fusione, ho preferito uscire.

      2) BATS: a bilancio, sempre per me, valeva 38$. Andava comprata sotto i 27$, ma ho visto una chiara fase di accumulazione tra i 26 ed i 30$, in più un dividendo del 10% che era sostenibile. Quindi sono entrato comunque, con un costo medio intorno ai 30-32$. Adesso il titolo è ampiamente sopravvalutato, ma si vede che è in una fase di momentum ottima, continua a sganciare ricchi dividendi, e tutte le aziende del tabacco hanno un vantaggio competitivo enorme; di fatto nessuno può entrare nel loro mercato, se la giocano in 5-6...
      A meno di non vedere un chiaro segnale "tecnico", non penso di vendere.

      Bonus) non ve ne ho mai parlato, di photronics, azienda che si occupa di stampaggio circuiti. Directa mi offre 10$ di commissioni per il mio compleanno, io non so che comprare e trovo photronics a fair value con un bilancio di ferro (metà capitalizzazione in contanti). Mi dico: "vabbè, fallire non può, vale il giusto, sta su un minimo relativo, e compriamone un po'!" Mi fa penare per mesi, non vedo l'ora di liberarmene. Oggi apro investing e vedo che fa +45%. Me la vendo di corsa (io non capisco una fava di tech, so solo che era diventata enormemente sopravvalutata, e spesso a queste fiammate seguono cali consistenti). Un po' di fortuna non guasta mai.

      Quindi come vedi, faccio proprio fatica a risponderti in maniera univoca!

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    2. Come volevasi dimostrare, WBD è arrivata a 30 per poi collassare a 27,5. Ora può salire o scendere, ma il punto è che il rischio non è più calcolabile, ergo, la cosa migliore è starne fuori

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  3. E' da un po' di tempo che, su vari forum finanziari, leggo cose molto "strane", per usare un eufemismo, sugli ETF obbligazionari di titoli di Stato europei a più lunga scadenza.
    Persone sotto del 15% sul prezzo di carico che sostengono che "l'ETF non recupererà mai più le perdite subite". Persone che compravano gli ETF a "man bassa" quando i titoli di Stato europei rendevano l'1% e adesso che hanno un rendimento più alto non possono neppure più sentirne parlare. Persone che hanno spostato l'acquisto su singoli titoli perchè solo così possono conoscere il rendimento a scadenza. E via dicendo con altre assurdità simili del tutto prive di fondamento.
    Anch'io ho scritto che i momenti migliori dei titoli di Stato europei sono ormai alle spalle e che conviene affiancarli (non sostituirli del tutto!) con altri strumenti con rapporto rischio rendimento migliore, tuttavia non mi sognerei mai di affermare che non conviene mai più acquistare questo tipo di ETF.
    Il problema di chi li ha abbandonati del tutto credo sia dovuto al fatto che, a dir loro, non è possibile stimarne il rendimento atteso.
    Questo è assolutamente falso e adesso vi dirò come fare. Vi dirò anche quanto dovrete aspettare per ottenere il guadagno "promesso" a suo tempo.
    Prendiamo per esempio il Vanguard EUR Eurozone Government Bond UCITS ETF Accumulating (VGEA), il più grande ETF sui titoli di Stato europei e supponiamo di essere un investitore che desidera acquistarlo oggi e che si chiede quanto renderà mediamente per anno. Andate su justetf.com, richiamate VGEA ed aprite la scheda informativa. In questo caso specifico è in inglese. Cercate le caratteristiche dell'ETF e prendete nota solo dei seguenti 2 dati: yield to maturity (rendimento a scadenza: fornisce un'idea del rendimento medio annuo che l'investitore può apettarsi dall'ETF se lo detiene fino alla scadenza media ponderata) pari a 2,78% e average maturity (scadenza media ponderata: indica la vita media delle obbligazioni in pancia all'ETF, considerando la loro scadenza reale) pari a 8,7 anni. Quindi possiamo stimare, con ragionevole grado di certezza, che se acquistiamo l'ETF oggi e lo deteniamo per un periodo pari a 8,7 anni saremo in grado di ottenere un rendimento medio annuo pari al 2,78%, indipendentemente dagli alti e bassi che il prezzo subirà durante questo periodo di tempo. E' una questiuone matematica: con il passare del tempo l’impatto delle variazioni dei tassi tende a riassorbirsi e il rendimento finale si allinea al rendimento di partenza iniziale (indicato dallo yield to maturity).
    L'average maturity tende a rimanere costante nel tempo, perchè periodicamente le obbligazioni che compongono il portafoglio vengono sostituite da nuove obbligazioni in modo da mantenere inalterata la scadenza media. Quello che cambia nel tempo è lo yield to maturity: chi lo ha acquistato quando era molto più basso di oggi (e adesso si ritrova in perdita) dovrà attendere il giusto orizzonte temporale per essere sicuro di riavere i suoi soldi maggiorati del rendimento iniziale "promesso" a suo tempo.

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    1. Ciao Fabio, i forum di discussione finanziaria traggono vantaggio da commenti competenti e disinteressati come il tuo. Dovrebbero essere un occasione per migliorasi imparando, attraverso lo scambio di conoscenze. Per accodarsi al sentiment del momento o parlare a ruota libera....c'e' il bar sport ;) un caro saluto. Moris

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    2. Torno sul tema degli ETF obbligazionari.
      Ho un dubbio sulla certezza matematica del meccanismo (che andrebbe verificato con simulazioni su YTM e average maturity storici).

      Se ho capito bene, al momento dell’acquisto "fotografo" YTM e average maturity come riferimento della rendita attesa e della mia "scadenza" (cioè il momento del disinvestimento). Detta cosí sarebbe come acquistare un bond singolo, dove conosco rendimento e scadenza.

      Se però i tassi aumentano e il prezzo dell’ETF scende, le cedole dei titoli già in portafoglio restano le stesse: le obbligazioni con cedole più alte entreranno nel paniere solo gradualmente tramite il turnover.

      A questo punto mi chiedo:

      -rispetto al mio investimento iniziale, come può l’average maturity (quello che ho fotografato e indica la mia scadenza dal momento dell'acquisto) rimanere la stessa?

      -oppure, a ogni variazione dei tassi dovrei di fatto far ripartire il "timer" della duration, rendendo però inutile il piano iniziale?


      Grazie,
      Max

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    3. Faccio alcune precisazioni:
      1) le schede informative non presentano dati in "tempo reale" ma vengono aggiornate mensilmente o trimetralmente. Per esempio oggi, per VGEA, i dati sono aggiornati al 31/10/2025;
      2) non esiste uno "standard" di scheda informativa, i dati forniti dipendono dall'emittente dell'ETF. Per esempio io preferisco la chiarezza degli ETF iShares rispetto ad altre case;
      3) lo yield to maturity è una stima del rendimento medio annuo lordo atteso se l'ETF venisse mantenuto per un periodo pari alla sua scadenza media, assumendo che tutte le cedole vengano pagate puntualmente e reinvestite a un tasso costante. In sintesi, è la stima del ritorno economico che l'investitore può aspettarsi in media ogni anno. E' una stima perchè il tasso di reinvestimento non è detto che rimanga costante. Tuttavia l'impatto delle variazioni dei tassi di interesse col tempo tendono ad affievolirsi e quindi il tasso di rendimento finale tende a puntare verso lo yield to maturity iniziale (quello del momento in cui viene fatto l'investimento nell'ETF);
      4) l'average maturity tende a rimanere costante nel tempo per l'ETF, dal momento che l'ETF replica passivamente un indice obbligazionario che lo prevede. Se così invece non fosse, quello che ho scritto sopra non sarebbe più valido.

      Concludendo possiamo dire che se acquisto VGEA oggi, posso avere una ragionevole certezza di ottenere, dopo 8,7 anni, un tasso di rendimento medio annuo lordo non molto distante dal 2,78%. Se decido di non disinvestire dopo 8,7 anni, come accade il più delle volte nel caso VGEA venga tenuto in portafoglio perchè quota parte obbligazionaria di un portafoglio pigro per esempio, dovrò riguardare tra 8,7 anni quale sarà il nuovo yield to maturity a quella data, per farmi un'idea di quale sarà il "nuovo" rendimento lordo medio per i futuri 8,7 anni.

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  4. Ciao Fabio,
    interessante messaggio come sempre.
    Io sono uno di quelli che sceglie la scaletta di bond piuttosto che l'Etf obbligazionario, sul lungo periodo.
    Sulle brevi scadenze (1-3 anni), invece, li preferisco ai monetari, per una serie di motivi che spiegavo in un precedente messaggio.

    Sulle lunghe scadenze lo scoraggiamento per me sta tutto nell'ultima tua frase:
    "Quello che cambia nel tempo è lo yield to maturity: chi lo ha acquistato quando era molto più basso di oggi (e adesso si ritrova in perdita) dovrà attendere il giusto orizzonte temporale per essere sicuro di riavere i suoi soldi maggiorati del rendimento iniziale "promesso" a suo tempo."

    Un ETF obbligazionario ha si un rendimento atteso e una tendenza al recupero, ma non possiede la certezza del rendimento e del rimborso nominale (bloccato a tutti gli effetti al momento dell'acquisto di un normale titolo di stato). Questo aspetto é rassicurante, chiaro e semplice: soddisfa certi bias... :D

    Detto questo, la tua osservazione sul YTM e l'AM può tornare veramente utile!

    Saluti a tutti
    Max

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  5. Come ha sempre fatto notare giustamente Daniele Cottino di segretibancari.com, il portafoglio perfetto non esiste. Se chiediamo a 100.000 investitori come costruire il giusto portafoglio pigro possiamo essere sicuri di vedere 100.000 idee diverse. In questo variegato panorama ho sentito l’esigenza di provare anch’io a dire la mia. Avete presente la scena di quel film degli anni ‘90 “Viaggi di nozze”, nella quale Carlo Verdone e Claudia Gerini recitano la celebre battuta “O famo strano?” “Famolo!”. Ecco, nella realizzazione del portafoglio mi sono ispirato proprio a quella frase. Come potete vedere sotto ne è derivato qualcosa che non avevo mai visto prima, qualcosa di proprio strano, strano ….
    67% WisdomTree Eurozone Efficient Core UCITS ETF (NTSZ)
    10% 21shares Bitcoin Gold ETP (BOLD)
    5% KRC Cat Bond UCITS ETF (CATB)
    5% iMGP DBi Managed Futures Fund R USD UCITS ETF (DBMF)
    5% WisdomTree Enhanced Commodity Carry (CRRY)
    4% Invesco EUR AAA CLO UCITS ETF (CLOA)
    4% Amundi USD Fed Funds Rate UCITS ETF (FEDF)
    Orizzonte temporale: almeno 10 anni.
    Benchmark di confronto: 60% SMEA, 40% VGEA.
    Ribilanciamento: una volta all’anno.
    Esposizione valutaria: 71% euro, 25,63% dollaro, 3,37% bitcoin.
    Composizione per asset class: 60% azioni, 40% obbligazioni governative, 22,37% alternativi, 6,63% oro, 4% liquidità.
    Leva finanziaria: x 1,33
    Composizione specifica: 60% azioni eurozona, 40% obbligazioni governative eurozona, 6,63% oro, 3,37% bitcoin, 5% futures gestiti (trend following), 5% materie prime, 5% bond catastrofali, 4% CLO europee tranches senior, 4% liquidità in dollari.
    Eppure, nella sua particolarità, il portafoglio un senso ce l’ha. Non ha sovrapposizioni di asset, è ben orientato alla crescita grazie alla parte azionaria (forse anche al bitcoin) e alla difesa durante le fasi negative del ciclo economico per effetto dell’introduzione di attivi, tra loro poco o per niente correlati, in grado di proteggere dall’inflazione e da grandi drawdown. Ho preferito inserire la liquidità in dollari, piuttosto che in euro, perché duranti le crisi di liquidità, quando tutti vendono tutto, è lì dove vanno a finire i soldi.
    Di alcuni degli ETF presenti nel portafoglio ho già parlato, degli altri scriverò qualcosa in futuri post. Mi raccomando però, non consideratelo come un consiglio d’investimento. Per quanto riguarda la parte azionaria avrei preferito quel 60% in azioni globali, ma avrei dovuto optare allora per l’NTSG, che però ha il 40% in obbligazioni globali senza copertura del cambio, il che non mi andava bene; tutto non si può avere e ho dovuto fare una scelta. Altra cosa da considerare è che ho puntato esclusivamente a coprire le assets class con ETF o ETP UCITS, senza guardare al TER dei fondi (per alcuni un po’ altino), alla modalità di replica e, soprattutto, alla dimensione del prodotto (alcuni sono quotati da poco, hanno pochi scambi e sono di piccole dimensioni, quindi a rischio delisting).
    Concludo con la notizia che forse vi interessa di più: quanto ha reso in passato questo portafoglio, qual è il suo CAGR, la sua deviazione standard, il maximum drawdown, lo Sharpe e il Sortino Ratio e la correlazione con il benchmark scelto? Risposta: non ne ho la più pallida idea. Ecco perché, a partire dall’1/1/2026, ho deciso di tenerne monitorate le performance.
    Cosa ne pensate? Se avete qualche suggerimento da darmi è sempre ben gradito.

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    1. Gli ETF esulano sempre di più dalle mie competenze. Mi piace il mix BTC/oro, giuste proporzioni secondo me.

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  6. Ciao Fabio,
    immagino che per ogni PTF, per quanto ben organizzato e seguito con disciplina, il miglior stress test sia quello della dura realtà; mi riferisco ai periodi con recessioni economiche prolungate, di quelle che fanno vacillare e vedere nero. Entra in gioco mister market, l'incertezza pare prendere il sopravvento sulla razionalità, anche asset class molto decorrelate possono andare nella stessa direzione, quando il panico si impadronisce delle menti di molti.
    In quelle fasi, se un dato PTF riesce a performare meglio del benchmark, il gioco sarà valso la candela, impegnarsi per realizzarlo e stargli dietro avrà avuto un senso.
    Un limite di molte ipotesi di PTF, di cui ho fatto il backtest, è l'orizzonte temporale relativamente breve, perchè presentano ETF che non erano attivi nel 2002 e nel 2008, quando il "time to recovery" per gli indici di riferimento si misurò in anni.
    Nel 2021, il trambusto per covid è stato forte ma di breve durata.
    Troppo poco per avvalorare i backtest, dal mio punto di vista.

    Una volta ideato, buona l'idea di monitorare il PTF del tuo ultimo post.
    Presto o tardi, le occasioni per metterlo alla prova non mancheranno.
    Un caro saluto a tutti.
    Moris

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  7. Chi è Tomba? cosa fa? perchè scrive "Ecco perchè la diversificazione funziona. " E poi candidamente dice di essere esposto al 90% sui Treasuries.

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  8. Carissimi, vorrei condividere un'osservazione su un titolo che e' presente nella parte core del mio ptf da circa 30 anni. Generali, dopo tre tentativi, e' riuscita a superare un max precedente molto significativo, raggiunto nel 2007 prima della crisi sub-prime. Il prossimo traguardo da tenere d'occhio nkn e' lontanissimo. Un max assoluto risalente al 2000, prima della crisi delle dotcom, e' in area 38 euro. Dopo il grande riassetto nella catena di comando effettiva, che parte dal governo e arriva fino al terminale assicurativo, via Mps e Mediobanca, e' un segnale di riposizionamento sul titolo molto importante. Questa compagnia origjna nel periodo preunitario. Ha distribuito dividendi in scellini austriaci, lire del regno d' Italia, lire repubblicane, euro. Non li ha sospesi neppure durante le guerre mondiali quando era in prima fila per le assicurazioni sulla vita dei soldati al fronte. Da tenere d'occhio l'eventuale rally di fine anno. Poi un calo tecnico tra gennaio e febbraio non mi stupirebbe. Soprattutto, monitorare i corsi in vista di maggio 2026 per lo stacco del dividendo, generoso e in crescita costante da anni. Un caro saluto. Moris

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    1. Grazie Moris. Personalmente ho gia' da tempo la "mia" assicurazione (Admiral, Regno Unito) e per ora va bene cosi. Sentiamo che dicono gli altri. Saluti

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    2. Ciao Ivano, ho dato un'occhiata all'evoluzione di Admiral Group negli ultimi 20 anni. Un caso aziendale interessante di continuità nella crescita. Ottimo il dividend yield, ben coperto da un payout prudente rispetto agli utili, non gravato dalla doppia imposizione sui dividendi esteri. I corso azionari di lungo periodo, per un investitore paziente, riflettono il buon andamento del business sottostante.
      Sono titoli difensivi, chi compra ora lo fa a multipli di P/E non esagerati. Se continua la crescita, P/E forward e ritorno grazie ai dividendi possono migliorare ulteriormente.
      Dal mio punto di vista, sono situazioni win / win, si rivaluta nel tempo il capitale investito e estrai una cedola periodica lorda che supera il 5%. Vinci da due lati.
      Sul posizionamento, è concentrata in UK per l'88% circa del fatturato, è leader nel settore assicurazioni auto con una quota di mercato del 13/14% circa. Non è elefantiaca, capitalizza meno di 10 mld GBP, è più piccola di Aviva, Axa, Legal & General. Potrebbe crescere in altri rami (casa, salute, vita) dove è lontana dalla prima posizione. Il settore auto, per le assicurazioni, a livello nazionale, si attesta sui 26 mld GBP. Il ramo salute è intorno agli 8 mld GBP, il ramo vita è sui 40 mld GBP, infine per il ramo casa parliamo di circa 22 mld GBP. Un caro saluto. Moris

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    3. Grazie Moris. Per essere onesti il possesso di azioni Admiral non è farina del mio sacco, ma un "caso della vita" in cui ho avuto fortuna. Come ho spesso precisato, banche, assicurazioni e finanziarie non sono il mio forte. Sembra che Admiral abbia qualche vantaggio competitivo che la fa crescere costantemente. Nei settori che hai citato, dove non è presente, sta investendo, proprio per generare crescita futura.

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    4. Ciao Ivano, nei "casi favorevoli", quando si puo' e' meglio perseverare :))

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  9. Selezionare un buon titolo non è adatto all'ego interiore del paziente o impaziente che sia. Siamo in un'epoca in cui si rifiuta il lavoro umile e faticoso. Sempre in cerca del metodo infallibile per starsene ad oziare al calduccio, in attesa della pioggia del denaro altrui gentilmente concesso dal dio del mercato, fare riferimento al passato per vedere il futuro, costruire portafogli adattati al passato a che serve, per fortuna il futuro è sapientemente nascosto, ed è sempre diverso.
    Diogenex

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    1. Quanta verità. Io aggiungerei che le persone non vogliono lavorare (io sono il primo) perché quasi tutti i lavori fanno schifo. La mia situazione lavorativa da quando lavoro in proprio infatti è migliorata tantissimo. Il lavoro pesante fatto da me nel MIO terreno, per la mia famiglia, non ti sentire la fatica. Ma il confronto è inesorabile: vivere di rendita usando un capitale è estremamente più efficiente che lavorare, spesso anche più sicuro. Per ciò che riguarda il futuro, il value investing serve a quello, a generare il ritorno sul capitale migliore con il rischio più basso possibile.

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    2. Diogene secondo la leggenda era pigro e allergico alle fatiche lavorative e ancora meno a quelle erculee, preferiva altre arti come l'ozio, vivere con poco, filosofare e meditare in un mondo già allora infame..
      il riferimento a Diogenex riguarda un libro, sulla selezione di titoli azionari italiani, senza l'intervento dell'ego fallibile.
      R.

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  10. 21shares Bitcoin Gold ETP (ticker BOLD)

    Su questo ETP c'è poco da scrivere. Investe sia in oro che in bitcoin, riequilibrando i due asset mensilmente sulla base dell'inverso della loro volatilità storica di lungo periodo (360 giorni).
    Tempo fa avevo presentato, proprio su questo sito, una strategia simile che avevo chiamato "Currency strategy", la quale mirava a riequilibrare mensilmente oro, bitcoin e dollaro sulla base della volatilità di breve periodo. Poichè la volatilità di lungo periodo rimane più stabile rispetto a quella a breve, le percentuali dei due asset tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo (circa 2/3 oro e 1/3 bitcoin).

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    1. Ciao Fabio, le varie strategie presentate nel corso degli anni sono state occasione di riflessione. Molto probabilmente, in ottica trading, quelle multiasset, basate sul fattore momentum e la rotazione periodica, ripagano a doppia cifra il lavoro che comportano. Non sono sistemi pigri, dal mio punto di vista. Serve olio di gomito. Ne puo' valere la pena. Non si cercano le cause alla base dei trend ma i loro movimenti, in termini di forza. Una volta individuati, si cavalca l'onda. Tutto lecito e puo' dare soddisfazioni. Buon fine settimana. Un caro saluto. Moris

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    2. Ciao Moris, tenendo conto che questi sistemi perdono da 1 a 2 punti percentuali all'anno a seconda di quanto ruotano gli asset e che il pagamento delle tasse toglie denaro alla capitalizzazione composta, direi che siano particolarmente efficaci in fase di distribuzione, piuttosto che di accumulo.

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  11. L'industria dei prodotti finanziari in Europa è rimasta obsoleta per vent'anni, durante i quali le uniche novità erano i soliti doppioni. Negli ultimi due o tre anni però, tanti nuovi strumenti hanno fatto la loro comparsa colmando almeno un po' il gap con la ben più fiorente industria d'oltreoceano.
    I prossimi due prodotti che analizzeremo sono abbastanza particolari. Non si tratta più di acquistare singoli asset, ma vere e proprie strategie da hedge fund.

    WisdomTree Enhanced Commodity Carry (ticker CRRY)

    E' un ETC che replica l'indice BNP Paribas Enhanced Commodity Carry Excess Return a leva 3 in maniera sintetica attraverso un contratto swap. Qui (https://www.wisdomtree.eu/it-it/blog/2025-11-18/commodity-carry-the-uncorrelated-hedge-with-positive-carry?utm_medium=Native&utm_source=Just%20ETF&utm_campaign=Content-Partnership&utm_content=NTP) potete trovare come funziona la strategia e le sue performance passate. Chi non ha dimestichezza con i futures su materie prime dubito ci abbia capito qualcosa. A mio avviso era molto più semplice introdurre quei pochi concetti che servono e fare un esempio. Innanzitutto cos'è il carry? E' un rendimento (positivo=guadagno o negativo=costo) percepito per il semplice trascorrere del tempo, anche se i prezzi rimangono invariati. Per le materie prime, il carry è decisamente un costo. Questo costo è l'insieme di tutte le spese vive che un detentore di materie prime deve sostenere per mantenere fisicamente la proprietà di tali beni nel tempo (spese per affittare o gestire spazi fisici come silos, magazzini o depositi dove conservare la merce, spese di trasporto per spostare la materia prima dal punto di produzione al magazzino e poi al cliente finale, costi assicurativi per assicurare la merce contro furto, incendio, danni o altre perdite mentre è stoccata, costi di deperimento causa deterioramento della materia prima nel tempo, interessi persi a causa del fatto che i fondi immobilizzati nell'acquisto delle materie prime non possono essere investiti altrove per generare un rendimento). Lo si vede bene qui (https://blog.ibroker.it/contango-e-backwardation-nei-contratti-futures/?gad_source=1&gad_campaignid=14470420246&gclid=Cj0KCQiA6Y7KBhCkARIsAOxhqtMLPiDxrpm0Cz7Nv3gEEDb22LH3YgiHQvGWahys0K0dBpgflbBpNW4aAq8uEALw_wcB) nel grafico del contango, la forma normale per la maggior parte del tempo della curva dei futures per tutte le materie prime. I contratti più lontani (a destra del grafico) dal prezzo spot sono quelli che costano di più. Col passare del tempo i prezzi dei futures tendono a convergere verso il prezzo spot (in basso a sinistra), ma i costi di carry sono più bassi nella parte lunga della curva (dove la curva è più piatta) e più alti nella parte breve (dove la curva è più ripida). Ora è facile capire come guadagna la strategia: la parte long perde poco al passare del tempo, perchè i prezzi di questi contratti sono poco distanti tra loro, mentre la parte short guadagna di più di quanto perde la parte long, perché il prezzo del contratto front month (contratto future con scadenza più imminente) è più distante dal prezzo spot. Quando invece il prezzo spot della materia prima tende repentinamente a salire, di solito per effetto di shock dal lato dell’offerta, la curva dei futures va in backwardation (come nel secondo grafico) e la strategia perde. Dovrebbe essere chiaro che detenere questo ETC è ben diverso dal detenere il classico ETC sulle materie prime (tipo CMOD), che mira a replicare il prezzo spot della materia prima rollando di continuo il contratto front month, perché si guadagna in base alla forma della curva (quando è in contango) e non più tentando di indovinare se il prezzo salirà o scenderà.










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  12. iMGP DBi Managed Futures Fund R USD UCITS ETF (ticker DBMF)

    E’ un ETF che investe nei mercati globali di materie prime, valute, indici azionari e obbligazionari, attraverso l’utilizzo di contratti futures, opzioni e swap, puntando a generare profitti sia in fase di rialzo che di ribasso. E’ gestito attivamente e mira ad individuare, nell’ampio panorama degli hedge fund, i 20 Commodity Trading Advisor (CTA), ossia gestori specializzati in strategie quantitative, più grandi e liquidi a replicarne la performance pre – commissioni attraverso un modello proprietario chiamato “Dynamic Beta Engine”, che permette di individuare i principali driver di performance, approssimando l’attuale asset allocation a quella del pool selezionato dei maggiori gestori senza investire direttamente in essi. In questo modo le migliori strategie degli hedge fund a livello istituzionale vengono messe a disposizione degli investitori al dettaglio a costi accessibili, ben al di sotto degli standard del settore. Inoltre l’ETF include un obiettivo di volatilità, limitando i suoi investimenti a contratti altamente liquidi ed escludendo l’esposizione a quelli particolarmente volatili.
    In questo articolo (https://blog.thinknewfound.com/2023/02/what-is-managed-futures/) è ben spiegato cosa sono i futures gestiti (managed futures) e perché abbiano un valore di diversificazione superiore a quello di quasi tutti gli altri “diversificatori”, anche se ancora in pochi li utilizzano.
    Quello che mi piace di questa strategia è il suo profilo di rendimento asimmetrico. I futures gestiti hanno infatti la caratteristica di avere un rendimento convesso con inclinazione positiva, cosa piuttosto rara nel mondo degli investimenti. Mentre la maggior parte degli asset hanno una distribuzione normale dei rendimenti, con la maggior parte dei rendimenti raggruppati intorno a un valore medio e rari eventi di grandi perdite (cigni neri), i futures gestiti tendono invece a generare molte piccole perdite (dovute ad inversioni del trend) e solo pochi grandi guadagni (solitamente durante trend prolungati), ma con i secondi dominanti e tali da rendere la strategia comunque profittevole nel lungo periodo.
    Se andate su questo sito (https://testfol.io/), cliccate su “ADD EMPTY” e inserite nella maschera del ticker le seguenti 5 diciture: DBMFSIM, TLTSIM, IEFSIM, SPYSIM e GLDSIM (ognuna al 100%) e poi lanciate il BACKTEST, potete confrontare tra loro i rendimenti di titoli di stato americani a medio e lungo termine, oro, azioni e futures gestiti a partire dall’anno 2000. Si può notare ad occhio come i futures gestiti possano non andare da nessuna parte per anni, come tra il 2011 e il 2014 e poi tra il 2015 e il 2019, mentre siano piuttosto performanti in periodi di pressione inflazionistica o di performance sfavorevole del mercato azionario, contribuendo a proteggere il portafoglio dagli eventi di coda sinistra indesiderati.

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    1. Ciao Fabio, sul sito web che hai utilizzato per il backtest, ho simulato un ptf dal 2000 fino ai giorni nostri, così composto:
      50% azionario (20suS&P500, 20suAzionarioSvizzero, 10suNasdaq100)
      20% obbligazionario (10suTitoli stato USA a media scadenza, 10suTitoli stato USA a lunga scad.)
      20% managed futures
      10% gold

      ho ipotizzato
      - un quarantenne,
      - con un capitale di partenza di 75.000 Usd (non sono pochi ma è una cifra che dopo 20 anni di lavoro si potrebbe avere a disposizione)
      - PAC mensile di 300 Usd (sottintende, sul salario di un lavoratore dipendente, una capacità di risparmio NON banale ma fattibile)

      dopo 25 anni, il montante, capitale accumulato più interessi reinvestiti, supera la soglia psicologica del milioncino di dollari americani;
      a 65 anni, il nostro dice basta accumulare, paga le tasse al 26%, porta tutto in euro, la valuta in cui fa il carrello della spesa e paga le bollette;
      mettendo il capitale in un PTF a distribuzione, diversificato secondo le modalità che più volte ci siamo detti, facciamo l'ipotesi di un rendimento netto del 4,5%:
      parliamo di 2.600 euro al mese per i tempi a venire, conservando il capitale di base, e potendolo trasferire a figlioli e nipotini, a differenza del montante pensionistico INPS.
      Non dico che sia per tutte le tasche ma in molti, disposti a risparmiare, potrebbero permettersi un'impostazione del genere.
      Nel periodo dato, il ptf in parola ha affrontato e si è ripreso dopo 3 burrasche finaziarie, crisi delle dot.com post 2001, crisi mutui suprime post 2008, crisi covid_19.
      Una volta impostato, serve tirar su le maniche per lavorare, risparmiare, mantenere la disciplina nel PAC;
      in questo senso, il sistema può essere "simil_pigro".
      Nel durante, non serve studiare ogni giorno i mercati finanziari, le sorti delle varie asset class, delle realtà aziendali, determinare prezzi e momenti di ingresso/uscita.
      Certo, ha i suoi limiti, per essere completamente "palleall'aria", occorre una vincita al superenalotto, nel momento iniziale, per una cifra pari ad almeno 150.000 Usd, cioè il doppio del gruzzoletto ipotizzato all'inizio, senza spendere troppo in festeggiamenti : ))
      Al solito, un caro saluto raggiunga tutti.
      Moris

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    2. Un portafoglio ben diversificato di asset poco correlati tra loro sarà sempre vincente nel lungo periodo.

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