martedì 2 aprile 2024

Aggiornamento EUR/USD + oro + argento + petrolio + varie

Salve a Tutti,

Spero abbiate passato buone feste.

Come promesso, facciamo il punto della situazione.


EUR/USD


Che manda previsioni di rafforzamento del dollaro. In particolare, sembra che il cambio rimbalzi sul supporto posto (più o meno) a 1,0765.




Nel frattempo oro e argento hanno disegnato due testa e spalle rialzisti.


L'oro ha già rotto, l'argento è lì vicino. Io preferisco l'argento, a causa del gap storico di valore relativo fra i due (oro il blu).



Al contrario, il petrolio ne disegna uno ribassista che però va confermato.

Siamo su un punto di svolta. Se non comincia a scendere presto...

Per il resto la FED vuole 3 tagli di tassi da 0,25 nel 2024. Il tasso del decennale riflette questa volontà. Per me ne faranno 6, ma è una mia opinione.

Ma come sale tutto!

Come già detto, in realtà non sale niente. O meglio la maggioranza dei titoli sta già scontando la futura recessione, mentre i "magnifici sette" lo fanno sembrare incredibilmente performante.


Nel 2023 di fatto la borsa americana è rimasta piatta, come fosse in distribuzione. Se le rosee prospettive che hanno creato PE fuori dal mondo verranno meno, l'indice crollerà.

Ma tranquilli, il mercato del lavoro è resiliente e non è un problema.



Ci sono anche buone notizie però. Finalmente aziende ottime che non vendono fuffa sono sottovalutate già da novembre 2023. Già ho parlato di 3M per esempio, quando consigliai di prenderla a 90$.

Lo so, non fai il 400000%, ma io non prevedo il futuro quindi preferisco comprare una azienda che so quanto vale, soprattutto quando è sottovalutata.

BATS ad esempio, genera miliardi di flussi di cassa, è sottovalutata (per me) di almeno un 30% e da anche il 10% di dividendo, senza doppia tassazione. A me piacciono così, che non vuol dire che ho ragione, ma solo che sono un inguaribile previdente.



Hasta la vista!

Ivano




19 commenti:

  1. Dato che ti aspetti un tracollo dell'azionario,e temi che come nel 29 potrebbero volerci 20 anni per rivedere i soldi,pensi che azioni come Emak ,3M e Bats saranno esenti da perdite rilevanti?
    Galup

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    1. Le aziende del tabacco nel 2008 persero il 20% prima DI RISALIRE ed erano sui massimi. Ad oggi hanno già perso più del 50%. In un crollo non si salva nessuno, il mercato è irrazionale, ma comprando buone aziende sottovalutate il rischio è minore. Fino all'autunno dello scorso anno, secondo me, non c'erano aziende sottovalutate. Ora si. Attenzione a 3M però che se continua così potrebbe vedere il dividendo tagliato.

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  2. A fine mese mi scade un Tnote che mi ha reso il 4,90% netto, sono indeciso se stare sulle scadenze brevi o dirottare i $ sul Treasury 45 dove ho il 25% del totale e dove abbasserei il PMC.
    Non ci fossero i gringos in azione andrei sul 45,ma vedendo cosa stanno combinando per rimandare i tagli ( di facciata in merito ai due conflitti Ucraina e Gaza sembrano per una trattativa,ma secondo me sobillano per inasprire sempre di più la situazione.)
    Tu cosa faresti?
    Galup

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    1. Personalmente ritengo che una scadenza a breve che rende il 5% sia la miglior cosa come rischio/beneficio.

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  3. Tornando alla situazione attuale ed alla tua visione,la FED ha dimostrato (finora) di non farsi sorprendere come nel 2008,ma intervenendo immediatamente (banche regionali) hanno evitato che tutto collassasse.
    Potendo stampare $ possono evitare ogni criticità.
    Mi pare che se non capita un mega cigno nero la situazione è largamente sotto controllo.
    Alla luce di questo,credi ancora nei tassi prossimi allo zero ed al dollaro alla pari con l'euro?
    Io credo che per evitare nuove super bolle dovute a soldi facili,abbasseranno i tassi ma si fermeranno in un range 2/2,5%.
    Galup

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    1. No no, io credo che il dollaro arriverà SOTTO la parità.

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    2. Speriamo,e che non faccia da hedge con i Treasuries...vedi oggi.
      Galup

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  4. Sebbene passi il concetto che l'obiettivo principale delle banche centrali sia quello di mantenere la stabilità dei prezzi e, per alcune di esse (vedi Fed), anche sostenere la piena occupazione, in realtà questo non è vero. Lo scopo principe delle banche centrali è quello di garantire la stabilità del sistema finanziario, stampando moneta finanziaria (leggi riserve), da non confondere con la moneta che circola nell'economia reale, che è invece creata dalle banche commerciali con l'attività di prestito e dai governi con i deficit di bilancio. Questa liquidità interbancaria viene aggiunta al sistema nei periodi di stress dei mercati finanziari, e aiuta le banche ad avere bilanci più liquidi, a effettuare transazioni migliori tra loro e a stabilizzare il più grande meccanismo di finanziamento del mondo, il mercato dei pronti contro termine. La stampa di moneta finanziaria viene utilizzata, e può essere vista in sostanza come una sorta di "oliatura" dei meccanismi idraulici monetari.

    Il QT distrugge riserve bancarie, il QE le fa aumentare. Le banche utilizzano le riserve per effettuare transazioni tra loro e con la banca centrale e per acquistare obbligazioni l'una dall'altra. Un regime di ampie riserve aiuta le banche a fornire liquidità ai mercati finanziari, perchè in tale regime le banche faciliteranno il regolare funzionamento del mercato dei p/t e avranno interesse ad assorbire obbligazioni di alta qualità (titoli del tesoro, obbligazioni societarie ad alto rating, titoli garantiti da ipoteca ecc.). Poichè i mercati p/t funzionano senza intoppi le banche offrono obbligazioni di alta qualità e gli investitori tendono ad assumersi rischi.

    Se invece in giro ci sono poche riserve bancarie, il mercato dei p/t può soffrirne perchè le banche hanno difficoltà ad assorbire le troppe garanzie collaterali (obbligazioni che il governo continua ad emettere) che devono essere acquistate dagli investitori privati, i quali hanno di conseguenza meno spazio per allocare il capitale in attività più rischiose.

    Negli Stati Uniti tutto ha inizio a partire dal 2016 con il governo Trump, sotto il quale i deficit di bilancio hanno cominciato ad espandersi a dismisura per sostenere un'economia che tanto debole non era, visto che il tasso di disoccupazione era già sotto al 5%.

    Di conseguenza, nel 2017-2018 l’economia statunitense è stata piuttosto calda: la Fed ha alzato i tassi, il mercato dei p/t è collassato per la riduzione delle riserve e il mercato azionario è tracollato, tanto che nel 2019 Powell ha dovuto cambiare rotta.

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  5. CONTINUAZIONE

    Poi è arrivato il Covid e il problema della scarsità di liquidità finanziaria è stato aggirato subito dopo attraverso il meccanismo del Reverse Repo. La Yellen ha emesso buoni del tesoro per finanziare i deficit, anzichè obbligazioni, e queste sono state acquistate dal Desk della Fed autorizzato dal FOMC attraverso il mercato monetario, piuttosto che attraverso le riserve bancarie.

    Powell ha così potuto aumentare i tassi e procedere col QT (riduzione del bilancio della Fed che non rinnova più i titoli in scadenza) senza "drenare" le riserve bancarie.

    Poi è arrivato Biden, con la sua politica di guerra in giro per il mondo, e le spese del governo sono finite fuori controllo. L'unico modo di finanziare queste spese molto superiori al prelievo fiscale, è stato di emettere sempre più titoli di debito.

    Ma con i tassi alti, questo debito ha aumentato ulteriormente le spese del governo, che deve ripagare interessi molto alti su questi titoli.

    Dove sono stati presi questi soldi? Dalla liquidità in eccesso parcheggiata nei fondi del mercato repo accantonati durante l'era Covid.

    https://fred.stlouisfed.org/series/RRPONTSYD

    Come si vede dal grafico sopra, nel 2023 la liquidità nei fondi del mercato repo ha iniziato a tendere verso lo zero ed attualmente rimangono meno di 500 miliardi di dollari nel fondo.

    Se consideriamo che dal 2022 a oggi, cioè durante tutto il periodo in cui la Fed ha tentato di ridurre la liquidità circolante di circa 1 trilione di dollari per combattere l'inflazione, il Tesoro degli Stati Uniti ha speso il doppio di tale importo attingendolo proprio dai fondi repo e che il secondo dei due trilioni è stato speso in un solo anno, è facilmente prevedibile supporre che i restanti 450 miliardi rimasti non basteranno per il 2024.

    Anche se non lo ammetterà mai, ecco perché Powell è ora costretto a fornire nuovamente liquidità al sistema terminando il QT e abbassando i tassi d'interesse "fairly soon" (abbastanza presto), confermando la possibilità di tre riduzioni dei tassi d'interesse nel 2024.

    Anziché bersi le favolette sull’inflazione fuori controllo e sull’economia in perfetta forma, teniamo controllato il grafico dei fondi repo: quando saranno terminati i soldi partiranno i tagli.

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  6. Volevo concludere il ragionamento sui portafogli di ETF iniziato in un post precedente.

    Se per i prossimi dieci anni, al fine di soddisfare i miei obiettivi di investimento, avessi bisogno di un rendimento simile a quello fornito in passato sul lungo periodo dal mercato azionario, naturalmente accettando anche i rischi a cui ciò comporta, non investirei mai tutto il 100% del mio capitale disponibile al 100% in un ETF azionario, nemmeno se decidessi di utilizzare il sistema di trend following con la media mobile a 200 giorni che abbiamo visto per ridurre i drawdown. Non lo farei perché, investendo in un solo asset, sarei completamente in balia dall’andamento dei mercati azionari. Non è infatti assolutamente detto che nei prossimi dieci anni il mercato azionario fornisca i rendimenti medi di lungo periodo, ma potrei incappare in un decennio “sfigato” con rendimenti inferiori, anche di molto, rispetto a quelli medi.

    La cosa più sensata da fare è invece investire in un portafoglio diversificato di asset, riducendo il rischio ma purtroppo anche il rendimento. Questo è quello che vi consiglierà, giustamente, un qualsiasi consulente finanziario serio. Vi dirà che se avete bisogno di un rendimento diciamo dal 10% in su, dovrete investire in azioni, ma rischiare di non farcela a raggiungere il vostro obiettivo nel tempo prestabilito oppure diversificare, riducendo il rischio e il rendimento ed essendo quindi costretti ad allungare il periodo di investimento oltre i dieci anni.

    In questo post vi dimostrerò come le considerazioni esposte nell’ultimo capoverso, sebbene ottemperanti ai dettami della moderna teoria di portafoglio, non siano in realtà vere e che l’obiettivo d’investimento può invece essere raggiunto con una ragionevole certezza entro il periodo di tempo prestabilito. Vi indicherò anche come riuscirci attraverso alcuni esempi. Vi spiegherò inoltre, per filo e per segno, come ragionare correttamente per la creazione dei migliori portafogli di ETF.

    I backtest sono effettuati tramite porfoliovisualizer.com partendo dall’inizio del 2011 per arrivare a fine marzo 2024. Purtroppo non ho potuto includere nel backtest anni di grandi drawdown (come il 2008) perché ancora non esistevano tutti gli ETF che mi servivano per gli scopi richiesti.

    Bene partiamo.

    Investimento buy and hold sull’intero mercato azionario americano (ETF VTI):
    CAGR: 13,04%
    St.dev.: 14,87%
    Max draw.: -24,81%
    Sharpe: 0,83
    Sortino: 1,31
    R/R: 0,88 (ho aggiunto un’ulteriore misura di rischio/rendimento data da CAGR/St.dev.)

    Investimento buy and hold diversificato 50% VTI – 50% BND
    CAGR: 7,68%
    St.dev.: 8,35%
    Max draw.: -19,66%
    Sharpe: 0,80
    Sortino: 1,24
    R/R: 0,92
    (N.B.: ricordo che Sharpe e R/R sopra ad 1 e Sortino sopra al 2, rappresentano l’eccellenza per un portafoglio di lungo periodo. Si tratta di misure diverse di rapporti rischio/rendimento: più alti sono meglio è)

    Investimento sui seguenti 5 ETF: QQQ, IEF, GLD, UUP, DBC su un periodo di lookback e volatilità di 120 giorni e pesi rivisti ogni ultimo giorno del mese sulla base del portafoglio col maggiore Sharpe Ratio
    CAGR: 8,89%
    St.dev.: 6,58%
    Max draw.: -7,71%
    Sharpe: 1,16
    Sortino: 2,38
    R/R: 1,35

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    Come volevasi dimostrate, il portafoglio 50% azioni 50% obbligazioni riduce il rischio (St.dev. e Max draw. più bassi) ma anche il rendimento rispetto al portafoglio 100% azioni. I rapporti rischio/rendimento (Indici di Sharpe, Sortino e R/R) rimangono invece quasi invariati; per la verità, se nel periodo di backtest fosse presente anche un anno con grandi drawdown come il 2008, migliorerebbero un po’, anche se non di molto.

    A questo punto possiamo dunque fissare il primo step da seguire nella creazione del nostro portafoglio. Scriverò in stampatello le cose importanti da tenere in considerazione.

    1) Cercate di MASSIMIZZARE IL RAPPORTO RISCHIO/RENDIMENTO. In sostanza dovete concentrarvi sull’obiettivo di massimizzare l’indice di Sharpe, Sortino e l’R/R. Vogliamo lo Sharpe e l’R/R sopra 1 e il Sortino sopra a 2, che come già detto rappresentano l’eccellenza. Se provate a calcolarli per il vostro portafoglio di lungo periodo, noterete quanto sia difficile riuscirci. Ci sarebbe molto da scrivere, ma mi limito a dire che i portafogli che ottengono i valori più alti sono quelli che incorporano nel calcolo non solo i rendimenti e la volatilità degli asset che vi fanno parte, ma anche le loro correlazioni, come i portafogli a minima varianza, risk parity e max Sharpe ratio. Da backtest effettuati, questi tipi di portafogli tendono a funzionare bene anche nei dati “fuori campione”, il che significa che sono “robusti” e che quando li metterete in reale continueranno a performare come nei dati campionati. E questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno per incrementare le probabilità di ottenere il nostro obiettivo d’investimento nel tempo desiderato. Fortunatamente ho già fatto il lavoro per voi scegliendo la soluzione max Sharpe Ratio, che ha funzionato meglio delle altre nei backtest. In sostanza i pesi degli ETF vanno ricalcolati ogni mese sulla base del portafoglio che mi darà il massimo indice di Sharpe.

    2) Strettamente collegato al primo, passiamo subito al secondo step. Diversificate gli asset attraverso la DIVERSIFICAZIONE INTELLIGENTE. L’ho chiamata così perché l’universo di ETF tra cui scegliere deve essere costituito da asset che lavorano bene insieme essendo scarsamente correlati tra loro. La diversificazione del portafoglio 50/50 avviene tra due asset (azioni e obbligazioni) che non sono correlati tra loro, ma non è sufficiente perché qualche volta le correlazioni tra i due saltano del tutto. Anche qui ho già fatto io il lavoro. Gli asset che lavorano bene insieme sono valute, metalli preziosi, materie prime, azioni, obbligazioni governative a medio lungo termine e titoli di stato a breve termine. Lasciate stare tutto il resto. Un portafoglio costituito da tutti questi asset è ben diversificato perché le correlazioni non saltano mai per tutti gli asset contemporaneamente (per qualcuno che performa male c’è ne è sempre qualcun altro che va bene) e, ancora una volta, le probabilità di raggiungere il nostro obiettivo sono massimizzate. Gli asset che ho scelto sono i 5 che vedete nel terzo portafoglio (migliori risultati da backtest). L’importante è comunque scegliere un ETF azionario ben diversificato a livello globale o che rappresenti i migliori indici mondiali (non mercati di nicchia, no settori di moda), preferibilmente a replica fisica, cambio non coperto, e ad accumulazione dei proventi. I titoli di stato a lungo e a breve termine devono essere preferibilmente di governi a tripla AAA e, se in valuta, a cambio coperto per eliminare un fattore di rischio, visto che si tratta di asset difensivi. Per le valute va bene l’ETF che replica il dollar index, dal momento che il dollaro è ancora la valuta dell’economia migliore al mondo. Per le materie prime va bene un ETF diversificato su tutte quante. In tempi di rendimenti negativi i titoli di stato a breve termine possono essere sostituiti dai contanti o, se l’intermediario ce lo consente, anche un conto deposito remunerato purchè facilmente e rapidamente liquidabile (no vincolato).

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    3) A questo punto è necessario scegliere i PERIODI DI FORMAZIONE del portafoglio. Tutti i periodi tra 3 e 12 mesi vanno bene. Anche qui ho già fatto il lavoro tutto io, scegliendo il periodo intermedio di 120 giorni (circa 6 mesi) che ha funzionato meglio nei backtest. Il PERIODO DI REVISIONE (data in cui effettuare i calcoli dei pesi dei 5 ETF e i necessari ribilanciamenti) sarà una volta al mese, alla chiusura dell’ultimo giorno di borsa aperta del mese.

    Finalmente abbiamo il nostro portafoglio costituito dai 5 ETF. Come potete vedere i risultati del backtest sono molto migliori della soluzione 50/50 grazie alla “diversificazione intelligente” (rendimento più alto, St.dev. e Max draw. più bassi) e i rapporti rischio/rendimento rientrano nei parametri fissati all’inizio. Tuttavia il suo rendimento è solo dell’8,89%, mentre noi avevamo detto di volere i rendimenti del mercato azionario sopra il 10% (ancora meglio se sopra il 13% come nel primo portafoglio interamente azionario). Come riuscirci sarà l’oggetto degli ultimi due step, dove andremo a parlare prima del rischio e poi del rendimento.

    4) Questo è lo step decisamente più importante, quello nel quale dovrete andare a decidere il LIVELLO DI RISCHIO che sarete disposti a sopportare. I parametri del rischio sono la deviazione standard a il massimo drawdown: più sono alti e maggiore sarà il rischio del portafoglio. Perché si parte prima dal rischio e non dal rendimento? Perché il rendimento è una conseguenza dell’andamento dei mercati e possiamo controllarlo poco, mentre possiamo decidere noi il rischio che siamo disposti a sopportare. Naturalmente se già una deviazione standard del 6,58% e un max drawdown del -7,71% sono troppo per voi dovrete rinunciare fin da subito al raggiungimento dell’obiettivo, ma spero di no. Su questo io posso aiutarvi poco perché il rischio è una cosa molto soggettiva per cui vi esorto di perdere molto tempo su questo step. Posso suggervi di porvi molte domande del tipo: “cosa succederà se in un dato momento del piano sono sotto del 10% dai massimi?” “e del 15%?”; “riuscirò a dormire di notte senza essere preso dal panico di perdere tutto?”; “riuscirò a proseguire fino alla fine nel piano senza disinvestire anche quando, in uno o più anni, otterrò una performance inferiore a quella del mercato azionario e il mio amico mi suggerirà di mollare tutto perché è solo una gran fregatura?”. Rispondete a tutte le domande con sincerità. In sostanza dovrete cercare di decidere quale sarà la vostra deviazione standard (volatilità del portafoglio) massima sopportabile e il vostro massimo drawdown. Se avete già investito nel mercato azionario, confido che sappiate già che una certa volatilità dovrete per forza sopportarla e ad anche un certo drawdown, tuttavia tenete presente che questi valori sono già stati ridotti con la diversificazione intelligente. Per esempio, nel mio caso, reputo una deviazione standard del tutto accettabile quella sotto al 15%, piuttosto tipica dei migliori mercati azionari, mentre non accetto per nessuna ragione max drawdown superiori al -20%; un max drawdown del -15% sarebbe ancor più ottimale.

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    5) Arriviamo all’ultimo step, quello sui RENDIMENTI, probabilmente quello che aspettavate più di tutti. Andremo a vedere come raggiungere il rendimento desiderato, una volta fissati gli obiettivi di volatilità (15%) e max drawdown (-15%) fissati nello step precedente. Il segreto è utilizzare la LEVA INTELLIGENTE. Come si agisce per utilizzare la leva? Con la marginazione, con i prodotti derivati (opzioni o futures) o con gli ETF a leva. Nell’esempio utilizzeremo il modo più semplice, quello degli ETF a leva. Attenzione perché la leva intelligente va applicata solo su due dei cinque ETF (azioni e obbligazioni a medio lungo termine), non su tutti. Si parte da una leva bassa (x2) per poi aumentarla fino al raggiungimento del rendimento che ci serve. Sostituiamo quindi gli ETF QQQ e IEF con i corrispondenti a leva 2 (QLD e UST) e rifacciamo il backtest. Ecco i risultati:

    CAGR: 11,51%
    St.dev.: 9,48%
    Max draw.: -11,32%
    Sharpe: 1,08
    Sortino: 2,25
    R/R: 1,21

    Voglio farvi notare subito come i parametri di rischio/rendimento peggiorano, ma di poco (la leva ha comunque un costo e gli ETF a leva non sono neppure gli strumenti più efficienti per andare a leva), mantenendosi comunque ancora ben al di sopra dell’eccellenza ed entro i parametri richiesti dal test. Sia il rischio che il rendimento sono aumentati e sono entro i parametri fissati nel quarto step. Se ci va bene potremmo fermarci qui, ma proviamo comunque a vedere cosa succederebbe con gli ETF a leva 3, magari nel tentativo di superare quel fatidico 13% di rendimento del portafoglio interamente azionario. Sostituiamo quindi QLD e UST con i corrispondenti leva x3 (TQQQ e TYD) e rifacciamo il backtest.

    CAGR: 13,56%
    St.dev.: 12,33%
    Max draw.: -14,11%
    Sharpe: 1,01
    Sortino: 2,12
    R/R: 1,10

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  10. CONTINUAZIONE

    CAGR: 13,56%
    St.dev.: 12,33%
    Max draw.: -14,11%
    Sharpe: 1,01
    Sortino: 2,12
    R/R: 1,10

    Fantastico! CAGR sopra al 13% e indici di rischio e rischio/rendimento tutti ancora entro i parametri stabiliti in precedenza.

    Tenete presente che, per l’intero portafoglio, la leva massima non potrà mai superare, se ho fatto bene i conti, il 157% (200% significherebbe leva x 2 sul 100% del portafoglio) nel caso di ETF a leva 2 e il 167% nel caso di leva 3, ma questi rapporti non verranno mai raggiunti nella pratica perché l’intero capitale non sarà mai investito al 100% nei 2 ETF a leva.

    Abbiamo finito. Personalmente credo che la chiave del successo nelle strategie trend following sia la diversificazione intelligente, che è l’unico modo per ottenere risultati il più costanti possibili nel tempo operando sui mercati finanziari. Se l’obiettivo per la maggior parte degli investitori è massimizzare il proprio rendimento a un livello di rischio che possono sopportare, possiamo essere certi che un portafoglio diversificato produrrà un rendimento considerevolmente maggiore per unità di rischio.

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  11. A 65 anni,sono almeno 30 che ho smesso di credere a sistemi che ottimizzerebbero i risultati in ambito finanziario .
    Non conosco uno e dico uno che ha fatto i soldi in maniera considerevole con gli investimenti ,e anche per lavoro ho conosciuto veramente tante persone.
    Gente che era seguita anche da strutture estere al top,avendo patrimoni considerevoli .
    Indubbiamente può essere una lettura interessante,ma io passo oltre.
    Sorrido pensando che tutta questa non indifferente mole di lavoro é fatta solo per il 10 % del portafoglio .
    Galup

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  12. Carissimi,
    bentrovati.
    Un doppio grazie a Fabio, per l'interessante disamina (gratis!!!!) in economia monetaria e per il caso di studio sul ptf "ottimale", basato su 5etf, a ribilanciamento mensile; ho fatto due conticini su foglio excel; poniamo a confronto due casi: caso 1, investiamo per 40 anni su un solo ETF acc(s&p500) e sappiamo che nell'ultimo secolo tale indice ha ottenuto una crescita media cagr del 9.80%; 10.000 euro iniziali, aggiunti ogni anno (dal secondo anno) di ulteriori 1200 euro (risparmio 100euro/mese), a quel tasso, diverrebbero 922.000 teorici finali, senza considerare costi del broker, patrimoniale sul capitale. Caso2, investiamo (sempre 40 anni), 10.000 euro iniziali + 1200 all'anno secondo il modello FAT (FabioAndraTomba), al 13.56% cagr (pure qui senza conteggiare costi di broker e tassazione): arriviamo a 3.040.000, circa il triplo.
    Domandona per Fabio,
    se immaginiamo il ribilanciamento periodico a livello annuale, anzichè mensile, in modo da utilizzare gli apporti esterni al PAC (1200 euro) prima di procedere agli eventuali switch tra i 5 etf, evitando/limitando tassazioni di plusvalenze,
    il cagr atteso nel modello cambia di molto??
    GRAZIE.
    Buone riflessioni a tutti.
    Alla prossima.
    Moris

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    1. Ciao Moris, i portafogli dinamici con allocazione adattiva dei pesi degli asset tipo minima varianza, parità del rischio, inverso della volatilità, max Sharpe ratio non possono avere un ribilanciamento annuale, altrimenti diventerebbero uguali ad un portafoglio pigro con percentuali fisse degli asset da ribilanciare ogni tanto. Il miglior ribilanciamento derivante dai backtest è quello mensile, ma si possono effettuare anche ribilanciamenti da settimanali a trimestrali. Purtroppo i maggiori costi di negoziazione e le tassazioni delle plusvalenze, sono lo scotto da pagare rispetto ad un lazy portafoglio, che è anche molto più semplice da gestire. Di converso i rapporti rischio/rendimento aumentano e di molto.

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    2. In linea di massima possiamo dire che la soluzione più semplice è quella di mischiare tra loro gli asset con lo stesso peso. In questo caso però è necessario essere etrememante selettivi riguardo agli asset che si vanno a scegliere per il nostro universo. Dovrebbero essere sufficientemente diversi fra loro ma anche avere una volatilità approssimativamente uguale e una bassa correlazione. Tuttavia, ciò introduce un’altra importante fonte di potenziale errore. Più restringiamo il nostro universo, più è probabile che andremo a scegliere gli asset in base ai loro rendimenti nei backtest. Potremmo scegliere asset che erano molto di tendenza durante il periodo di test o con rendimenti medi particolarmente elevati, il che aumenterebbe le prestazioni nella simulazione. Ma effettuare selezioni su questa base potrebbe compromettere gravemente i risultati futuri, perché il modello è stato altamente ottimizzato per il passato, anziché essere progettato per essere resistente a condizioni future molto diverse.
      Con un portafoglio a minima varianza si possono aumentare gli asset dell'universo ed essere quindi meno soggetti alle performance passate. I rendimenti dei portafogli a minima varianza possono avere rendimenti leggermente più bassi, ma molta meno volatilità e minori drawdown. Di conseguenza gli indici di rischio/rendimento possono essere, nel lungo periodo, quasi il doppio rispetto a portafogli con gli stessi asset, ma equipesati. Non da ultimo la varianza minima è molto più affidabile, offrendo rendimenti positivi in oltre il 90% dei periodi, rispetto al solo 75% delle versioni con uguale peso.

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