mercoledì 13 febbraio 2019

Dove metto i soldi?

Questa è sicuramente la domanda più in voga da quando ho aperto il blog. Oggi provo a rispondere, seguendo i miei pensieri (e l'evidenza storica).

All’improvviso (?) quindi, ci si è scoperti in deflazione.

Ma cosa significa deflazione? Quali sono le sue conseguenze e soprattutto le possibili vie di uscita?

Chi segue Borsole sa che da anni parliamo del problema euro, ma effettivamente poco abbiamo detto suI problema globale di un mondo che rischia una deflazione “perenne”, con inflazione inchiodata al palo.

Lo studio empirico ci porta alla causa principale di quasi tutte le deflazioni esistite ed esistenti, il debito. E per essere chiari, la maggior parte delle volte il debito che ha condotto alla deflazione è stato di tipo privato, NON pubblico, come la massa di cialtroni che costantemente occupa la televisione vuole farsi credere.

Deflazione da debiti
La deflazione è un evento drammatico per la società, una spirale che porta povertà, declino e morte.

Questo scrivevo nel luglio del 2017:

La deflazione è una caduta del livello dei prezzi, misurata con il tasso di inflazione, generalmente accompagnata da riduzione o stagnazione della produzione e del reddito. Se guardiamo alla Grande Depressione o alla crisi giapponese ci accorgeremo che entrambe sono state conseguenza di una deflazione creata dall'alto debito contratto da privati ed imprese.

Tutte le deflazioni si originano dallo scoppio di una bolla finanziaria causata da troppo debito privato (e non pubblico!). I debiti pubblici si alzano per riparare le perdite delle banche dovute al debito privato (vi ricorda niente?) o come nel nostro caso perché qualcuno pensa bene di ridurre la domanda interna ed i salari con l'austerity per recuperare competitività (Monti docet, insieme all'unione europea ed all'euro). Insomma si impoverisce un intero paese per far quadrare i conti, visto che l'aggiustamento del cambio non è possibile. Così vi ho anche spiegato perché le politiche montiane del 2011 stanno facendo saltare le banche oggi nel 2017. Tutti i vari MPS, banche venete, etruria e via discorrendo, sono il risultato dell'austerity ed ovviamente (non facciamo sconti a nessuno) di una gestione diciamo "giocosa" da parte dei loro dirigenti. Ma dovrebbe essere ovvio e logico che se spremo le aziende già in difficoltà e le costringo a chiudere, quelle non possono rimborsare i prestiti e si generano i famosi NPL.

I passaggi per arrivare alla deflazione sono i seguenti:
1. (S)vendita dei beni acquistati a debito, perché non si riesce più a pagare quel debito. Il problema è che tutti vendono, quindi il prezzo dei beni scende. Le banche vedono crollare il valore dei loro attivi in seguito alle svalutazioni (le banche italiane ad esempio sono piene di immobili messi a bilancio ad un prezzo irrealistico proprio per non peggiorare la situazione).
2. I "polli" debbono a loro volta rientrare immediatamente dai loro debiti svendendo i loro beni. Si perché durante le bolle le persone prendono prestiti in banca per investire in borsa, magari in azioni... Guardate "il capitale umano" per avere un'idea. 
3. Questo provoca un crollo generalizzato del livello dei prezzi e un aumento dell’onere del debito espresso in termini reali (i prezzi scendono, ma il mio debito mica si cancella...) Il crollo dei prezzi dei beni o delle azioni danneggia la garanzia dei debiti (ciò che garantiva il debito vale di meno e può non essere più sufficiente). Si diventa tutti potenzialmente più poveri e quindi si tira la cinghia, consumando meno.
4. Se i patrimoni e le garanzie valgono meno e la gente non consuma che succede? Che le aziende falliscono o se sono fortunate vedono solo crollare i loro profitti. I privati e le persone normali, soprattutto i più deboli, finiscono ad elemosinare per strada ed a dormire in auto. Qualcuno si spara o si impicca, così, en passant. 
5. Nessuno investe più perché non può indebitarsi, i salari scendono o non vengono pagati, la gente perde il lavoro e si consuma ancora meno.
6. La fiducia nel sistema muore, e tutti diventano formiche. Non si spende e si accumula il più possibile, con la conseguente diminuzione della velocità di circolazione (V) della moneta, che fa diminuire ancora i prezzi secondo la famosa formula P*Q = M*V.
7. Per finire, il tasso di interesse nominale scende e quello reale aumenta, visto che l'inflazione è negativa (siamo in deflazione ricordate?)


Poi proseguivo parlando del Giappone, etc. Chi vuole rinfrescarsi la memoria segua il link.

Ricordo che a complicare tutta la faccenda nel nostro caso ci si mette l'euro. Infatti chi obietta che da noi i tassi sono sempre più alti che in Germania (il famoso spread), non ricorda che questo è un effetto dovuto alla moneta unica, che manda i capitali in luoghi più sicuri visto che non vi è il rischio di cambio. Rischio di cambio che, appunto, si scarica sullo spread. Per chi non lo avesse ancora capito, lo spread misura, oggi, il rischio di cambio tra i paesi. Ora che una nuova crisi morderà però, l’economia tedesca fatta tutta di export, soffrirà parecchio.

Possiamo dunque, già iniziare a dare una parziale risposta alla domanda nel titolo. Sicuramente i soldi, non vanno messi nell’economia tedesca. Scordatevi il DAX!

Ma andiamo a vedere come può finire tutto ciò. Sempre dall’articolo:

Le possibilità sono quattro:

1. La crisi si risolve con una crescita futura del debito inferiore a quella del Pil, attraverso un calo del debito in termini nominali.
2. Un aumento nominale della crescita attraverso la creazione di inflazione riduce il rapporto debito/crescita economica.
3. La contrazione del debito avviene ad opera di fallimenti generalizzati pubblici e privati.
4. L’economia cresce così tanto da far diminuire il rapporto debito/PIL.

Scartata l'opzione 4 (l'Italia non cresce a ritmi sostenuti dagli anni 60') e la 2 (l'inflazione langue e stiamo tornando in deflazione, e non abbiamo una moneta da svalutare), rimane l'ottimistica 1 (dovremmo riuscire a tagliare la spesa senza avere conseguenze sui consumi oppure a portare il rischio paese al pari di quello tedesco...daje a ride!) e la più probabile 3, se si vede l'ormai continua emorragia di giovani che abbandonano il paese e i continui fallimenti aziendali accompagnati da abbassamento salariale (aiutato dalle tante "risorse" che vengono accompagnate in Italia). Insomma un bel default, che secondo me avverrà entro massimo 5 anni se nulla cambia (massimo perché saranno già dolori quando Draghi uscirà di scena, nel 2019). Prima del default verrà la Troika a rendere anche noi come la Grecia,
"uno dei più grandi successi dell'euro" – cit. Mario Monti

Per la cronaca l’opzione 2 è stata quella utilizzata dall’Italia negli anni ’70-’80, oggi irrealizzabile anche perchè non abbiamo la nostra moneta, mentre la 1 è quella che si è realizzata nel 50% dei casi analizzati.

Ma la 3 rimane sempre la più probabile, soprattutto in europa e soprattutto se la direzione política non cambierà (austerity). La struttura Leuropea (area valutaria non ottimale, limiti ad minchiam come il 3% del deficit/pil, fiscal compact da noi) e fatta per portarci al disastro.

Il  solo modo per affrontare la deflazione è quello Keynesiano: il governo prende in prestito, si indebita e spende i risparmi del settore privato, immettendoli nell’economia reale, non dandoli a delle banche private!

Però, c’è un però...

In Giappone e in America neanche seguendo questa via si è ottenuto un ripristino dell’economia, che continua ad arrancare, ma almeno è stato possibile assorbire la disoccupazione. Insomma sembra che ormai non ci sia via d’uscita a questa situazione!

Anche se i governi si ostinano a dare soldi alle banche, che li usano per ripristinare il loro patrimonio, NON per darli in prestito, è vero che uno dei risultati delle politiche Keynesiane può essere la stagflazione, una brutta bestia. C'è da dire però, anche qui, che Keynes non fu mai ascoltato fino in fondo. Infatti lui diceva di investire nelle crisi e risparmiare nei periodi ottimali, cosa che nessuno ha mai fatto! In più nelle stagflazioni passate il mercato era "drogato" dai cartelli dell'energia.

Per uscire dalla crisi lo stato deve indebitarsi di più, per aumentare la spesa pubblica e creare una sana inflazione, che riduca il debito accumulato costantemente.

Altra via non c’è. Se questo non funziona significa che lo stock di debito è troppo alto e la fiducia troppo bassa, e quindi si può solo fare RESET, nessuno sa con che conseguenze.



E quindi? ‘Sti sordi ‘ndo 'i mettemo?
Bisogna ragionare su questi scenari. Dove andranno a finire i soldi dei grandi investitori, se le politiche monetarie non cambieranno?

La paura di tutti i vari governatori che le borse possano crollare (cosa che dovrebbero fare, per applicare anche una redistribuzione dei redditi dal capitale al lavoro) spingerà questi figuri, dove possibile, ad abbassare ancora di più i tassi d’interesse. I titoli di stato quindi saliranno di prezzo.

Al momento i titoli di stato migliori in assoluto come rapporto rischio e beneficio sono quelli statunitensi (treasury) a 30 anni, anche se per noi europei hanno come contro il rischio di cambio. Si può valutare anche l’acquisto dei titoli italiani: in caso di nuovo QE anche loro si rivaluteranno ed il debito italiano è sostenibile. Il problema è che in europa sono pazzi e potrebbero far affondare tutto il sistema solo per tenere il punto sull’austerity.

Altra alternativa è giocare al ribasso, sul crollo delle borse, soprattutto il DAX, quando verrà il momento.

Il mattone renderà ma solo in zone di pregio, che risentiranno meno della caduta generale dei prezzi. Gli affitti diventeranno più rischiosi perchè in una tale crisi il rischio che l’inquilino non paghi il canone è altissimo. Meno rischioso l’affitto a studenti e per case vacanze.

Se riusciste ad individuare una banca solida, anche la liquidità sarebbe un investimento (siamo in deflazione ricordate?) Peccato che grazie al bail-in l’Italia è un campo minato.

Tutto il resto, inclusi diversi fondi, sono per me ad alto rischio, perchè non sapranno più dove andare a cercare rendimenti. Quindi o compreranno treasury, oppure... boh! Ma se devono comprare treasury allora perchè pagarli per il servizio? Compriamoceli direttamente no? Ahhhh siamo costretti per legge, perchè solo così si usufruisce degli sconti fiscali! Giusto, giusto...

Per affrontare periodi bui, consiglio una casa con terreno fuori città, pannelli solari e magari un pozzo. Ed un bel fucile, servirà anche quello quando finiranno i sandwich all'avocado... 

Poi c’è il cigno bianco: tutto si risolverà per il meglio e la crisi finirà.

Ora sapete tutto (quello che so io) e potete fare una scelta (o informarvi ancora di più).

14 commenti:

  1. Oltre agli investimenti indicati da Ivano, secondo me, un altro tra i migliori posti dove mettere i soldi è l'oro. Il vero grande boom del metallo prezioso avverrà tra il 2020 e il 2021, ma già da adesso è conveniente accumulare posizioni sulle debolezze.
    Perchè lo dico?

    https://fred.stlouisfed.org/graph/graph-landing.php?g=mYBE&width=670&height=475" scrolling="no" frameborder="0"style="overflow:hidden; width:670px; height:525px;" allowTransparency="true"></

    Questo grafico l'avevo già proposto qualche tempo fa: mostra la relazione inversa tra il tasso di interesse reale (tasso nominale - tasso di inflazione) e il prezzo dell'oro. Come si può vedere chiaramente dal grafico il prezzo dell'oro sale al calare del tasso di interesse reale e cresce all'aumentare dello stesso. La relazione è facilmente spiegabile: l'oro non paga nè cedole nè dividendi, per cui la convenienza nel detenerlo dipende dal tasso di rendimento delle attività alternative. Quando i tassi di interesse sono bassi la convenienza nel detenere attività infruttifere come l'oro aumentano di conseguenza e il metallo giallo diventa più appetibile.

    Ora quando la Federal Reserve, per rispondere alla recessione che sta arrivando, metterà in atto misure di allentamento della politica monetaria (abbassamento dei tassi a zero e, quasi sicuramente, un nuovo QE) guiderà verso il basso i tassi di interesse reali inviando il messaggio che l'economia non sta girando per il verso giusto. I picchi dei prezzi dell'oro avverranno durante i periodi di tassi reali negativi, cioè quando il tasso di inflazione, pur calando, resterà superiore al tasso di interesse nominale (vedi nel grafico il periodo 2011-2012). Anche questo è facilmente spiegabile: il tasso reale negativo è la condizione in cui i creditori stanno perdendo soldi e quindi sono più inclini a comprare oro anche se infruttifero. Ricapitolando, per comprendere i movimenti del prezzo dell'oro è cruciale conoscere le variazioni dei tassi di interesse reale.

    L'oro (monete, lingotti) va comprato direttamente e detenuto al di fuori del sistema bancario (per capirci non in cassette di sicurezza delle banche) perchè può essere facilmente confiscato quando il paese inizia ad avere problemi di debito troppo alto (vedi il caso Grecia).

    In alternativa all'acquisto del metallo giallo, se si vuole un minimo di effetto leva, si possono comprare ETF che investono in aziende minerarie. Ne consiglio due (ISIN IE00BQQP9F84 e ISIN IE00BQQP9G91). Il secondo investe in aziende estrattive di piccole dimensioni, potenzialmente più redditizie di quelle di dimensioni più grandi che hanno difficoltà a sfruttare con profitto miniere ormai al limite dell'esaurimento.

    https://invst.ly/a17p0

    Nel grafico si può vedere l'andamento dei prezzi dei due ETF proposti (la linea più alta è quella del secondo ETF) rispetto ad un ETF i cui prezzi variano al variare del prezzo dell'oro. L'effetto leva è circa x 2,8 per il primo e x quasi 5 per il secondo.

    Infine in quest'ultimo grafico relativo al primo ETF proposto

    https://invst.ly/a17za

    possiamo vedere la situazione dei prezzi attuali. Faccio notare che si è appena verificato il cosiddetto "incrocio d'oro" (media mobile a 50 giorni che incrocia dal basso verso l'alto la media mobile a 200 giorni) con livello dei prezzi al di sopra delle linee delle medie, un chiaro segno di trend rialzista.

    Quando questo si è verificato nel 2016, guardate i prezzi dove sono arrivati!

    Ciao
    Fabio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Fabio,

      Come sai sono entrato short sull'oro circa 1 mese fa, con la condizione che se la FED cambia rotta, ovviamente bisognerà girarsi (come commentavo lo scorso aggiornamento). Un mark-up a cavallo del 2020-2021 è coerente con altre analisi fatte, e con il fatto che se la FED cambia policy ci vorrà comunque un po' per far arrivare il denaro a disposizione. Sul detenere oro fisico due precisazioni: 1) la legge vi impone di pagare il capital gain anche se avete tenuto le monete sotto il materasso 2) io non so perchè, ma i ladri sanno benissimo se tieni certe cose in casa...

      Giusto per avere un quadro completo sull'acquisto dell'oro.

      Su Borsa italiana c'e`un ETF 3x sia al rialzo (JE00BYQY4X40) che al ribasso (JE00BYQY4L28)

      Elimina
  2. "1) la legge vi impone di pagare il capital gain anche se avete tenuto le monete sotto il materasso"
    Su questo punto non ci piove.

    "2) io non so perchè, ma i ladri sanno benissimo se tieni certe cose in casa..."
    Qui dipende molto dall'ammontare di oro detenuto in casa. Per poche monete i costi annui del servizio di custodia in una cassetta di sicurezza bancaria non ripagherebbero neanche il prezzo dell'investimento. Se invece si tratta di grossi investimenti in lingotti, il modo più sicuro di detenzione probabilmente è l'oro allocato custodito in caveaux di aziende private specializzate.

    Nessun investimento, neppure in oro è privo di rischio. Ad esempio i due ETC che hai citato, essendo titoli di debito, sono soggetti al rischio di fallimento dell'emittente, nel qual caso difficilmente si rivredranno i propri soldi, ma non per questo non bisogna investirci.

    L'importante è essere consapevoli di tutti i rischi che si corrono ed accettarli.

    Ciao
    Fabio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto Fabio, grazie per le precisazioni che condivido in pieno

      Elimina
  3. Ciao
    Ma investire in t-note o in etf che li replicano non espone troppo al rischio cambio?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "There is no free meal" per l'appunto. Al momento per quel che mi riguarda c'è una forza relativa dell'euro sul dollaro, ma nel momento in cui girerà il vento sarà ancora più un affare, guadagno dai tassi e dal cambio.

      Elimina
    2. Se non ricordo male in passato sostenevi che il cambio sarebbe andato più verso 1,30 che verso la parità. Hai cambiato opinione? Comprare ora dollari non è detto che sia un'affare.

      Altra cosa: siccome ritengo che la maggior parte della gente abbia del risparmio mensile da infesinve piuttosto che un capitale importante, sarebbe interessante che dessi la tua opinione come fare fruttare un pac rispetto a un pic. Su cosa investire e con quali modalità, se con rata costante o variabile a seconda di qualche segnale prefissato.

      Grazie. Mimmmo

      Elimina
    3. Ciò Mimmo non ricordo di aver mai detto che il dollaro sarebbe arrivato a 1,3 recentemente. Se ti riferisci a 2 anni fa ne è passata di acqua sotto i ponti!

      Come detto più volte per me i PAC sono Pac-chi (come i PIR), nel senso che nessuno può, oggi, garantirti un rendimento, quindi devi essere pronto a muovere i soldi da una parte ad un'altra.

      Una volta compravi casa e BOT, e a fine carriera TFR e 80% dell'ultimo stipendio - bella la vita vero?

      Se hai del risparmio mensile, puoi farti un PAC con gli evergreen, oro e treasury, che se non aumentano di valore in 30 anni, almeno al 99% non falliranno.

      Elimina
  4. cosa ne pensi di gpinvest e lambrenedetto (se li conosi)?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Col primo abbiamo visioni differenti (almeno dai 2-3 video che ho visionato) e il secondo lo conosco e non ho un'opinione precisa. Su alcune cose sono d'accordo su altre no. Tutto normale insomma.

      Elimina
  5. Si mi riferivo a un paio di anni fa.
    Ma un pac di lungo periodo a fini pensionistici su msci world è una brutta idea? Magari con rate più sostanziose nei ribassi.

    Grazie. Mimmo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mimmo, l'importante è che capisci che un fondo non ti da nessuna garanzia, al contrario di quello che ti raccontano. E' sempre un portafoglio di prodotti finanziari gestiti da un privato, che può fallire come altri. Al limite fatti un portafoglio con vari fondi, obbligazioni, ed azioni di società tradizionalmente resilienti, come i farmaceutici.

      Elimina
  6. Ma quali fondi?! Io parlo di ETF su azionario mondiale paesi sviluppati. Il classico SWDA. Ter basso e ti posizioni su 1500 titoli su capitalizzazione mondiale.
    Ciao. Mimmo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ohi Mimmo, capisci a me! Non è l'idea cattiva, è chi gestisce che può non essere sicuro. Per esempio, HSBC gestisce un ETF, fallisce, tu perdi tutto. Capito il mio punto? Fai i piani di accumulo che vuoi ma diversifica, chiaro? Il fatto che l'ETF è diversificato non riduce il rischio di fallimento dell'emittente. Scusa se non mi sono spiegato forse bene prima! Ciao.

      Elimina

ATTENZIONE: Postando un commento accetti la privacy policy di questo sito, redatta in adempimento dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 e dell’art.13 del Regolamento UE n. 2016/679. La privacy policy è visibile da tutte le pagine del blog mediante link nel menù principale in alto a destra.