mercoledì 6 febbraio 2019

Oslo - Caracas, solo andata

Un vecchio proverbio recita:

"Quando il mango è Maduro casca da se!"

Oppure era:

"Quando la pera è matura casca da se!"?

Boh!

Rotto il ghiaccio con questo gioco minchione di parole, andiamo a parlare della situazione Venezuelana.

Eviterò titoli clickbait in stile "tutto quello che non vi hanno mai detto..." perchè ormai lo sapete che di far cascare a caso gente su questo blog non ho interesse.

E poi in questi video o articoli dicono sempre la stessa cosa, altro che "non vi hanno mai detto..."

Vorrei invece offrirvi uno spunto di riflessione che non sia quello del piddino di turno (Madurodittatorebruttoecattivomenomalechec'èlademocraziaGuaidò) o del Fusaro di turno (Madurograndeeroechesiopponealturbocapitalismodelleturboelitècheguidanoilferrariturbo).

Un modo di cercare la verità nel mezzo, se mai sia possibile conoscere la verità. 

La storia del Venezuela è abbastanza semplice: era un paese ricco, pieno di gnocca (così almeno si dice), dove la gente viveva felice sotto l'ombrello americano, che ne sfruttava le ricche riserve di petrolio all'occorrenza (non ve lo avevo detto che galleggiano sul petrolio lì?)

Un bel giorno arriva un Chavez a caso, si riappropria di tutto, facendo incazzare gli americani come iene a cui abbiano tolto una carcassa putrefatta, e comincia a fare il Fidel di turno. Ora potete ben capire che se gli americani sono ancora inviperiti con Cuba dopo anni e anni che la questione dei missili si è risolta, pensate quanto lo possano essere con un paese che ha sei volte le riserve di petrolio degli interi USA.

E quindi daje a finti black-block, scontri, intrighi, servizi segreti, e soprattutto embarghi, per far crollare il governo socialista (gira anche la voce che la malattia di Chavez non sia stata uno sfortunato evento del destino, ma prove non ve ne sono).

Vi invito a vedere il documentario "The War on Democracy" per farvi una idea.

Ciò significa che Chavez o Maduro hanno fatto le cose per bene? Neanchè per la minchia fusarini miei!

A differenza di Fidel, Chavez aveva a disposizione una quantità immensa di denaro che gli arrivava dallo sfruttamento del petrolio venezuelano. Questo denaro è stato giustamente usato per finanziare piani di sviluppo, soprattutto della parte più povera della popolazione, ma solo per quello!

Chavez e poi Maduro hanno agito come se il petrolio dovesse arrivare a 1000 dollari al barile, un po' come quelli che hanno comprato Bitcoin a 10.000 dollari perchè sarebbe arrivato ad un milione.

Si sono dimenticati, che se le entrate di un paese sono al 90% legate ad una risorsa energetica, c'è il rischio di finire a gambe all'aria da un momento all'altro. Un po' come avere un portafoglio con un solo titolo.

Quando il petrolio è passato da 100 dollari a 30 dollari, sono cominciati i cazzi amari. E che il petrolio sarebbe sceso lo sapevamo pure noi di Borsole, mentre sembra che la dirigenza venezuelana non si ponesse il problema.

Tempo per agire non mancava. Quello che mancava era la preparazione (Chavez era un altro che si era fatto le ossa "sulla strada", cioè una persona poco preparata anche se magari con grandi ideali e cuore).

Ora poco importa, la situazione Venezuelana è stata lasciata incancrenire per arrivare ad oggi, dove una popolazione allo stremo è pronta ad essere salvata dai soliti noti. Come in passato venne salvata l'Europa, dove un Hitler finanziato dalle banche americane era pronto ad essere spazzato via, dopo la scusa di Pearl Harbour (un altro auto-attentato come l'11 settembre), per aprire un grande mercato con il piano Marshall.

Potevano fare qualcosa quindi i dirigenti venezuelani?

Certo che potevano! Potevano mandare due stronzi a caso in Norvegia, ad imparare come si fa ad essere uno dei paesi più ricchi del mondo se hai tanto petrolio, senza finire nella merda quando scende a 30$ al barile. Certo, avrebbero dovuto superare un bel po' di ostacoli, ma non ci hanno neanche provato, perchè loro avevano il "sogno socialista". Una volta creato un fondo per parare i capitomboli, potevano iniziare a creare una industria diversificata per sorreggere export e domanda interna.

Sembra che gli uomini di sinistra, siano sempre o venduti, o incompetenti totali. Non capiscono che per realizzare una società socialista devi investire in un mondo capitalista, adoperandoti per far sì che questo un giorno cambi. Facendo il duro e puro, semplicemente muori.

Ora si può scegliere: diventare la solita colonia americana, con un minimo di benessere, oppure puzzarsi di fame senza avere nulla (molto peggio che a Cuba insomma), per qualche decina d'anni.

Voi che fareste?

1 commento:

  1. Problematico stabilire il da farsi, ma se fossi Maduro, in questo particolare momento difficile, non percorrerei la strada che sta invece seguendo e che consiste nel lanciare appelli per i negoziati e fare piccole concessioni ai capitalisti, che ottengono come risultato solo il suo indebolimento e quello delle conquiste fatte con la rivoluzione. Di fatto una lenta morte per fame del suo popolo, incalzato da pressioni diplomatiche e sanzioni economiche volte a paralizzare l'economia del paese.

    Qui si tratta di un colpo di Stato in piena regola per cui, secondo me, due sole sono le strade percorribili:
    1) mollare l'osso subito, non prima di essere riuscito ad ottenere l'immunità ed un po' di "dindini" che gli consentano di vivere di rendita con la famiglia in qualche angolo del mondo;
    oppure
    2) decidere fino in fondo di lottare per il "chavismo". Nonostante tutto ha ancora dalla sua buona parte del potere giuridico e dell'esercito nazionale e l'appoggio politico di importanti paesi tra i quali la Russia e la Cina che hanno diversi interessi economici in Venezuela. Dovrebbe quindi continuare a garantire privilegi economici agli ufficiali e rinsaldare l'alleanza con tutti i paesi filo-marxisti, chiedendo all'occorrenza anche aiuti militari. Inoltre dovrebbe rispondere colpo su colpo alle sanzioni straniere espropriando tutte le proprietà delle multinazionali straniere e armando la parte più povera della popolazione (operai e contadini) che sono ancora dalla sua parte. E' certo che scoppierebbe una guerra civile, ma un eventuale intervento armato degli Stati Uniti rischierebbe di trasformarsi in un secondo Vietnam, fatto di guerriglie in un aspro ambiente tropicale, non certo una passeggiata come in Iraq.

    In sostanza o vivere pensando solo a sè stesso, o rischiare di morire ma per un ideale.

    Fabio

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