mercoledì 13 gennaio 2016

Quotazione e andamento materie prime: la Natura e l'economia

Vi presento l'indice Reuters delle materie prime degli ultimi 10 anni.


E' un indice usato per misurare l'andamento delle materie prime. Per la precisione, è la risultante del valore ponderato dei prezzi di un paniere di materie prime. Dal 2005, circa il 60% del paniere è rappresentato da quelle materie prime necessarie all'industria che oserei definire "materiale" o "classica", quindi petrolio, gas, alluminio, rame, oro, etc.

Cosa ci racconta il grafico sopra?

Complice il perpetrarsi della crisi, ci dice che il mondo consuma sempre meno materie prime, e forse, io almeno me lo auguro, ne consumerà sempre di meno. Infatti la crisi potrebbe essere solo parte della causa del crollo di questo indice. A me piace pensare che una larga fetta degli abitanti di questo pianeta stiano aprendo le loro coscienze consumando sempre meno cose "materiali" e sempre più cose "immateriali". Che l'economia insomma, sia sempre più legata ai prodotti immateriali rispetto a quelli materiali, e che le persone stiano davvero attuando sempre di più tecniche di downshifting.

Se pensate un attimo agli oggetti che usiamo ogni giorno, già potete notare il cambio intorno a voi. Meno libri veri, più libri virtuali. Meno aziende che producono da zero e più aziende coinvolte nel riciclo. Lo stesso denaro è sempre meno di carta (purtroppo) e sempre più virtuale.

Oggi i soldi si fanno nei mercati, non producendo e consumando materie prime. E la "speculazione" non è altro che una forma di mettere il cervello al lavoro invece delle braccia (un altro modo è decidere di inventarsi Google o Facebook...) per generare ricchezza.

Rende di più sapere dove investire, piuttosto che produrre qualcosa di materiale. Rende quasi di più (a parità di ore lavorate) aprire un blog, che lavorare in un call centre come centralinista, in un negozio come commesso o in una grande azienda come operaio. Rende di più un lavoro dove innovi ed inventi sempre qualcosa in più dei tuoi concorrenti, che uno dove ti accanisci a produrre la stessa cosa che non si vende più. Ed infine rende di più un lavoro che ti inventi piuttosto che uno che studi a scuola.

E il lavoro, quello "classico", che cosa è diventato?

Il lavoro in fabbrica e negli uffici collegati alle fabbriche, diminuirà sempre più. Così come è successo al lavoro nei campi un secolo fa, quando un'imponente massa di persone si spostò dall'agricoltura all'industria. Rende sempre più la conoscenza piuttosto che la forza, anche se quest'ultima è importante per aiutare il processo di decrescita personale (pensate a che vantaggio dà saper fare lavoretti in casa o saper sistemare la propria automobile). Comunque gli specialisti della manualità saranno sempre più richiesti, e dovranno non solo saper fare qualcosa che sanno fare in pochi, ma anche saper adeguarla ai vari contesti. Diventeranno in buona parte responsabili delle decisioni da prendere nei vari impieghi.

Sono operai ed impiegati generici la razza in via di estinzione, e loro non lo hanno ancora capito, assorti e convinti dalle parole di sindacati diventati inutili che cercano solo di salvare se stessi ed il loro ruolo. Cosa dovrebbero fare questi lavoratori? Riconvertirsi, studiare, oppure accettare sempre meno soldi e meno diritti, senza, aggiungerei, rompere le palle. Perché la via intrapresa è data dalle scelte fatte da tutti noi in passato e porta ora inevitabilmente a questo risultato. Solo chi non vuole guardare in faccia la realtà e insiste a voler contrastare questo processo non lo ha capito. E si merita il proprio destino.

Il capitalismo non morirà quindi per il momento, ma cambierà solo forma, poiché l'umanità non ha ancora fatto quel salto quantico sperato ed è rimasta ancorata al desiderio. Il proletariato invece è un morto che cammina. Il mondo è diventato ancora più giungla e chi ha le conoscenze oggi è più forte, e domina sui più deboli, gli ignoranti.

E i BRIC e i produttori di materie prime? Si impoveriranno sempre di più. All'inizio li aiuterà un po' il caro vecchio petrolio e il gas naturale, che ancora sono le nostre basi per la produzione dell'energia (e questo mondo ha una fame pazzesca di energia...) Poi diventeranno paesi a povertà diffusa.

E i paesi che domineranno?

Quelli che si specializzeranno in produzioni ad alto valore aggiunto e finanza, usando come materie prime l'intelligenza e i soldi! Ad esempio la Gran Bretagna (finanza), la Svizzera (farmaceutico e industria di precisione), Mauritius (paradiso fiscale), etc. etc. etc. Perché credete sennò che i primi due (a parte non cadere nella sola dell'euro) vogliano "collaborare" con l'europa ma in realtà cercano di isolarsi (la prima) o di rimanere isolati (la seconda) sempre di più?

E l'Italia? Vuole diventare un paese liberista. Significa niente sanità pubblica, niente pensione pubblica, niente welfare... Niente di niente insomma, in stile Stati Uniti, a parte questo famoso "reddito di cittadinanza" (del quale scriverò cosa penso a breve...). Potete vederne un esempio in questo articolo. Doppio lavoro e salari da fame per arrivare a fine mese, oppure part-time involontario e morire di fame. Davvero un esempio da imitare direi. In più l'Italia avrà l'aggravante di non poter ridurre le tasse così drasticamente per portarle ai livelli degli Stati Uniti o della Svizzera, poiché tradizionalmente ancorata ad un retaggio socialista dove lo Stato assorbiva buona parte dei redditi per sostenere il sistema pubblico. Un buon riassunto della nostra situazione economica e sociale è stato fatto sul blog Affari Miei in questo articolo qui.

Sta cambiando quindi il modo di produrre ricchezza. Forse la teoria di Gaia è vera, e questo mondo ha evitato che lo distruggessimo indirizzandoci verso una tendenza più amica dell'ambiente, spingendo ad un minore utilizzo di prodotti di consumo che ha fatto calare le quotazioni delle materie prime. La Natura come in altre occasioni si sarebbe rivelata in grado di trovare da sola un modo per rimettere il sistema in equilibrio. Se il nostro sviluppo economico continuasse in questa direzione "immateriale" sarebbe di certo più compatibile con le risorse naturali. Se invece avessimo continuato a consumare materie prime al ritmo pre-crisi, le risorse della Terra si sarebbero esaurite, l'aria sarebbe diventata (ancora più) irrespirabile, e l'acqua una risorsa (ancora più) rara.

E noi, come ci possiamo difendere dal cambiamento, andando in piazza a protestare? Direi proprio di no. Sarebbe opportuno invece, togliere tempo alla televisione ed imparare qualcosa di utile. Riscoprire la bellezza delle cose semplici, come un buon pasto o una passeggiata in riva al mare. Insomma, idealmente, abbandonare sempre di più la necessità di dover possedere denaro per fini inutili, per scambiarla con l'idea che il denaro sia solo un mezzo da utilizzare per fini importanti, finché l'umanità non avrà più bisogno di esso, liberandosi finalmente dalle catene del desiderio.

Il mio ottimismo purtroppo cozza con la realtà. Il 23 e il 24 dicembre scorso a Roma il traffico era in tilt - c'è stata un po' di ripresa economica e tutti quanti sono andati in giro a spendere... in cazzate probabilmente. I soldi ci sono quindi, è come li usiamo il grosso problema! Io invece ero a casa al calduccio, film via internet e pasti fatti in casa, senza stress da regali. E chiamatemi pure tirchio, disadattato o asociale se volete, ma vi assicuro che ero felice!

Nel frattempo cosa succederà all'indice Reuters di sopra se ho ragione (e se non cambieranno le materie prime nel paniere)?

Probabilmente una continuazione della discesa, dopo un pull-back, a seguito della rottura della resistenza (linea rossa) evidenziata in figura.

Si andrà ancora più giù allora. Poi risaliremo, di volta in volta, sempre di meno. E poi chi vivrà vedrà!

2 commenti:

  1. Auspicabile un maggiore rispetto del pianeta e della natura e una riduzione del coblnsumo inutile. Ciò che mi spaventa é che l'immateriale a scapito del fisico sembra andare sempre piú verso il controllo totale e assoluto delle persone. Inoltre, sembrerebbe anche che dall'alto non facciano altro che spingerci sempre piú verso un sistema anglofono basato sulla persona come consumatore. Il ribasso delle materie prime mi sembra un po' forzato così come trovo strane le voci che si insinuano con frequenza crescente su una crisi stile 2008 perché che credo che "chi sa" non abbia interesse ad avvertirci del prossimo crollo e che, forse, voci del genere servano a portare i prezzi nei mercati ai livelli desiderati da chi manovra capitali immensi. Staremo a vedere come evolverà tutto questo!

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    1. Tutte ottime osservazioni, specialmente l'ultima. Le materie prime faranno un rimbalzo o una inversione prima o poi, specialmente il petrolio. L'eventuale crisi in stile 2008 non è da escludere, ma secondo me va vista in maniera differente. Ci scriverò qualcosa sopra. Ciao e grazie del contributo.

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