mercoledì 16 settembre 2015

La cultura dello sbaglio

La società in cui viviamo oggi ha senza dubbio molti difetti, uno di quelli (almeno per me) più eclatanti è la totale mancanza di una cultura dello sbaglio.

Cosa invece, e ci sarebbe da discuterne a lungo sul perchè, spesso presente tra le strategie delle Corporations (che guardacaso, fanno un sacco di soldi, al contrario degli stati e delle società moderne che sanno fare solo debiti).

La cultura dello sbaglio è ormai solo un vecchio ricordo di quelli che come me hanno avuto la fortuna di frequentare scuole degne di questo nome, e di vivere in società che conoscevano bene l'importanza di crescere sbagliando.

Le persone sagge conoscono bene le "regole dello sbaglio":
  1. un essere umano che vive senza fare errori, è solo un poveraccio che ha rinunciato a vivere
  2. l'essere umano che sbaglia, deve assumersi la responsabilità dei propri errori
L'emblema della regola numero 1, oramai stravolta e dimenticata, è sicuramente il programma Masterchef. Non mi sorprende che faccia ascolti record purtroppo. Guardate questo breve spezzone.


o quest'altro


Io rimango davvero scioccato che ci sia gente che riesca a guardare certe cose senza vomitare dallo schifo o incazzarsi. Sarà perchè io sono un appassionato di cucina, e in alcune cucine professionali ci ho anche lavorato, che posso assicurarvi che questo programma con la cucina non c'entra quasi nulla.

Innanzitutto manca totalmente una cosa fondamentale, il rispetto per il cibo, anche quando preparato male. Quanti di voi danno soldi alle associazioni che aiutano le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, e poi sono così ipocriti da vedere trattato del cibo commestibile come fosse merda?

Poi c'è la promozione di un ambiente di lavoro dove tutti hanno paura, tutti si odiano, sono in competizione e finiscono purè col sentirsi fenomeni senza motivo. La cucina è bravura, conoscenza, esperienza, arte, tempo, sapori, odori, passione e soprattutto voglia di stare insieme. Qui, diventa una inutile gara per dimostrare...boh! Ancora devo capirlo.

E poi c'è la morte dello "sbaglio": colui che commette un errore viene insultato, deriso ed umiliato da gente che si sente fenomenale, e che invece fa un lavoro come tanti altri fanno, anche per quel livello di bravura professionale. Fossero gente fuori dal comune come un Bernini, un Da Vinci o un Einstein. Geni tipo Mozart. E' gente che di grande ha solo la pienezza di sè, e non si rende conto che se nasceva con una faccia che bucava meno lo schermo, sarebbe probabilmente rimasta a pelare patate nel retrobottega di qualche osteria.

Ma come fai a diventare bravo se non fai mai errori? Dove trovi da novizio la spinta a fare meglio, se subisci umiliazioni invece di incoraggiamenti e consigli quando commetti un errore? Che è questa storia che solo se fai le cose fatte bene c'è una buona parola per te, mentre non esiste più la critica costruttiva quando si sbaglia?

Per la regola numero 2 ci sono numerosi esempi (basta guardare la quantità di politici "smemorati" che abbiamo), ma il primo che mi viene in mente oggi è la chiusura del Cocoricò a Rimini avvenuta il mese scorso. Un ragazzo si droga è muore, e la colpa è della discoteca, manco dello spacciatore, di cui i giornali quasi non hanno parlato.

Certo, le discoteche possono non essere i migliori ambienti possibili. I proprietari possono ignorare il fatto che giri droga al loro interno (anche se credo che se certi personaggi ti "impongono" alcune presenze, è difficile dirgli di no giusto?) I buttafuori spesso non sono simpatici, e se la tirano con la storia delle liste. Insomma, magari non sono stinchi di santo.

Ma visto che nessuno gliela ficcati a forza in gola non so quanti grammi di MDMA a quel ragazzo, di chi può essere la colpa della sua morte, se non la sua?

Lui è l'unico responsabile del suo decesso. Punto. Forse anche della nostra penosa società che pubblicizza modelli sbagliati, ma al 95%, possiamo essere meno ipocriti e dire che la colpa è sua?

E invece, poichè è politicamente scomodo, la colpa è tutta della discoteca, delle leggi, della polizia, etc. e quello che si drogava era un bravo ragazzo. Magari al Cocoricò succede di tutto e da un pezzo, ma lo chiudono ora per l'unico motivo per cui non dovrebbero farlo.

Magnifico.

Quando si capirà che, se c'è gente che spaccia, è perchè c'è gente che vuole drogarsi? E' una delle leggi fondamentali dell'economia: una offerta in un mercato, aumenta se incontra una (forte) domanda.

In borsa infatti è sempre così:

Vedete come i volumi (che rappresentano l'offerta che incontra la domanda e viceversa) si alzano quando ci si avvicina ai massimi dei prezzi (cerchi verdi)?

E come quando viene a mancare la domanda, ed i volumi si contraggono, i prezzi diminuiscano fino ad un minimo, da dove risalgono proprio perchè incontrano nuova domanda (cerchi rossi)?

E' così per tutto, l'economia è stata fatta dagli esseri umani per gli esseri umani, non è stranea ai comportamenti che abbiamo nella società!

Le prostitute ci sono perchè esistono uomini che vogliono fare sesso a pagamento. Ma da noi le prostitute vengono arrestate mentre i clienti vengono lasciati in pace sennò si suicidano per la vergogna.

Le sigarette di contrabbando se le fumano tutti, e il contrabbandiere diventa sempre più un mestiere niente male, ma mai una parola spesa per dire che se fumi sigarette illegali, alimenti un mercato illegale.

Etc. Etc. Etc.

E allora basta prendersi in giro. Se ai ragazzi si insegnasse, come una volta, il rischio che si corre nell'utilizzare certe droghe, e lezioni come quella di una sana cultura dello sbaglio, certe tragedie non accadrebbero più (e gli spacciatori sarebbero molti meno).

Figuriamoci poi se gli facessimo una lezioncina di economia sulla domanda e l'offerta...

1 commento:

  1. ho visto tardi questo post ma non posso che essere d'accordo

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