sabato 18 ottobre 2014

La funzione della scuola dell'obbligo pubblica

Accanto alla riforma del lavoro che il governo di Renzi vuole far approvare, da anni ne è in corso un'altra che viene notata da una sola parte della popolazione, quella dei genitori che mandano i figli alla scuola dell'obbligo. 

La società italiana è disorientata e tenuta nell'ignoranza (tanto per cambiare), quando si parla di scuola. Si menziona solo il bullismo, la violenza, l'indisciplina, gli scarsi risultati o gli edifici che cadono a pezzi. In più docenti e qualità degli insegnamenti mediocri.


Innanzitutto, diciamo che i media parlano di quanto citato sopra per mascherare una politica di tagli vergognosi che spesso non viene menzionata a dovere. A questo si aggiunge una trasformazione della società che crea l'ideale dello studente-vittima-a-priori e spinge i genitori a vedere proprio nella scuola e nei docenti i responsabili della scarsa preparazione dei figli.   

Le analisi più attente invece dovrebbero prendere in considerazione il ruolo dell’istruzione nel promuovere la produttività e la mobilità sociale. Inutile dire che i paesi nel mondo che ottengono migliori risultati in termini di crescita economica e/o benessere della popolazione sono quelli in cui la percentuale di spesa pubblica investita in istruzione è più alta.

E' quindi dimostrato matematicamente, nonostante i nostri politici parlino solo di "efficienza" negli ultimi anni, l’ovvietà che se si investe di più nella scuola non solo essa funziona meglio, ma anche la società migliora. La mobilità sociale creata da una scuola pubblica ben funzionante permette un inserimento qualificato nel mercato del lavoro, garantendo le condizioni per trovare una occupazione in un tempo ragionevole.

Il fallimento della scuola italiana negli ultimi decenni non è dovuto tanto ai programmi o ai docenti, quanto alla sua trasformazione, voluta dalla politica, per abbassare il livello di conoscenza della popolazione. Venti anni di Berlusconismo hanno accellerato più del previsto un processo iniziato con la riforma Berlinguer del 2000. I piani di distruzione che a livello internazionale le elitè finanziarie hanno deciso per l'Italia, non sarebbero praticabili se gli Italiani fossero tenuti vigili, preparati e svegli.

Si pensa insomma, che non ci sia una visione politica generale, che la politica non riesca a pensare ad un progetto, né a tenere fede all’idea che il ruolo della scuola nella società sia fondamentale. Invece si tratta di un piano ben congeniato e deciso a tavolino, in stanze lontane dal parlamento Italiano, da persone che probabilmente l'Italiano neanche lo parlano.

Alla radice di questo disinvestimento sulla scuola però, culturale prima che economico, c'è l'assenza di una idea di scuola, del ruolo che deve svolgere nella società, da parte degli Italiani stessi. Una cultura condivisa sul valore e sulla funzione della scuola manca ormai del tutto nella società italiana, che vede solo una istituzione che dovrebbe preparare al lavoro, mantra ripetuto negli ultimi vent'anni ad ogni occasione, tanto che è entrato a forza nella testa di tutti.


La funzione della scuola dell'obbligo pubblica
E veniamo al punto: quale è la funzione della scuola dell'obbligo pubblica?

Preparare i giovani ad affrontare il nuovo mondo, studiando le lingue e l'informatica?

Scusate la franchezza ma... Manco pe'l cazzo!

Promuovere il benessere economico, l’occupazione e la mobilità sociale?

Queste sono conseguenze.

La scuola serve a creare cittadini consapevoli, non pupazzetti per la multinazionale di turno come vogliono Renzi e la Merkel. Questo rende possibile l’accesso alle classi sociali superiori anche a chi viene da classi inferiori, in modo che il reddito venga meglio distribuito. I dati recenti mostrano però che a partire dalla fine degli anni settanta, la scuola italiana non contribuisce più a questa mobilità. Guarda un pò, in concomitanza col famoso divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Ed infatti la forbice tra redditi si è allargata. Chi può pagare paga e studia, gli altri se la pijano in saccoccia!

Il fondamento dell'istruzione è l’idea di eguaglianza su cui si fondano le società democratiche, il principio che le persone siano individui liberi. L’idea di persone morali, uguali e libere, è il bene da preservare. Non si può attribuire al sistema educativo e alla cultura una semplice finalità economica.

E per essere liberi ci vuole un reddito adeguato a realizzare la propria esistenza, la rimozione degli ostacoli che rendono accessibile la cultura, e per ultimo, importantissimo, insegnare quell'insieme di competenze cognitive che permettono ai cittadino di orientarsi nel mondo.

Preservare queste competenze significa preservare una sana democrazia, poichè essa è un ideale politico e sociale legato al fatto che tutte le persone sono uguali. E se c'è diseguaglianza, la democrazia non può realizzarsi. Semplicemente logico.

Quindi, sul terreno dell’educazione, è un dovere morale per le società democratica garantire le condizioni dell’uguaglianza. Non ci si può sottrarre all’obbligo di assicurare un comune accesso alle conoscenze fondamentali, alla cultura, ai principi, ecc., che costruiscono un soggetto capace di orientarsi nel mondo, se si vuole una sociatà sana.

La scuola non deve proporre un ideale di vita, ma creare le condizioni perché ognuno di noi possa svilupparne liberamente una.

Non c’è dubbio quindi che il grande passo avanti effettuato dall’umanità negli ultimi due secoli è avvenuto grazie al livello maggiore di cultura acquisito dalla popolazione.


Come siamo arrivati a questo punto?
La scuola dell'obbligo serve a dispensare la cultura necessaria all'individuo per essere libero e conscio delle proprie scelte. E' la cultura l'antidoto all'ignoranza, il male che ha distrutto l'Italia. La scuola è solo la struttura sociale che un paese si dà per comunicarla efficientemente.

Le conoscenze per lavorare nella società l'individuo dovrebbe acquisirle vivendo la società stessa, non solo grazie alla scuola, ma soprattutto ad opera della famiglia, degli amici, della propria curiosità.

Ma che bisogna insegnare ad usare Windows alla scuola media, quando oggi un bambino sa già usare iOS, Android e Windows Vista, 7 e 8?

L'inglese, se non si va fuori a studiarlo, non lo si impara di certo in maniera ottimale sui banchi di scuola, come del resto tutte le altre lingue.

E' al limite l'università o l'istituto tecnico che prepara al lavoro. E gli Italiani, con la loro preparazione universitaria e doti di problem solving quasi innate, sono già richiestissimi dove c'è gente seria che lavora.

E allora dove sta il problema?

In questa politica che ha convinto gli Italiani che non siamo competitivi perchè non studiamo le materie che ci servono per lavorare.

"A che ti serve la geografia, c'è il GPS no?! Studia invece web designing così puoi farti sfruttare da IBM o Apple!"

Oggi c'è solo "STUDIA per fare LAVORI starndard e poi MUORI senza pensione".

Non deve sorprendere però se gli Italiani si stanno assuefando a tutto ciò, visto che l'80% di loro soffre di analfabetismo di ritorno. Per farvi capire, se dividiamo le capacità cognitive degli italiani in cinque livelli...

LIVELLO 1: indica persone capaci di localizzare un pezzo di informazione che è identica o sinonima di quella data nella consegna, ma in generale hanno difficoltà nel fare inferenze di livello basso.
LIVELLO 2: indica persone che sono capaci di fare inferenze di livello non elevato identificando uno o più pezzi di informazione e integrando o “contrastando” parti di informazione collocata in diverse sezioni di un testo che contiene solo pochi distrattori.
LIVELLO 3: induca persone che sanno fare inferenze di livello medio, partendo da informazioni, che sono collocate in diverse parti del testo e in diverse frasi o paragrafi, e integrando o “contrastando” le informazioni che si trovano nelle varie sezioni di un testo che contiene un certo numero di distrattori. Questo livello richiede di padroneggiare l’informazione contenuta nelle varie tipologie di testi che nelle società moderne si trovano nella vita di tutti i giorni.
LIVELLO 4/5: indica persone che raggiungono sono in grado di fare inferenze di livello medio alto basate sulla lettura di un testo, integrando o “contrastando” pezzi di informazione, tratti da testi relativamente lunghi che possono contenere anche molti distrattori.
 
...gli esperti considerano che la quota di popolazione adulta, che raggiunge il livello 3 di competenza, è quella capace di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale. Bene, solo il 20% della popolazione italiana raggiunge o supera questo livello. Significa che solo un Italiano su cinque riesce a collezionare le informazioni provenienti da varie fonti, ed analizzarle per capire che lo stanno prendendo sistematicamente per il culo.

Tutti gli altri, si fanno prendere bellamente in giro, ed il risultato lo conosciamo. Abbiamo avuto in serie Berlusconi, Monti, Letta e Renzi, uno peggio dell'altro, tutti disastri palesi. In un paese dove la popolazione riuscisse ad analizzare le informazioni che riceve, Renzi non avrebbe mai preso il 40% dei voti, ma 40 pernacchie da ogni Italiano che incontrava per strada.


Conclusioni
Ho scritto questo post per rispondere a chi mi chiede, sul blog e di persona, io che propongo per cambiare le cose.

E che cazzo vuoi proporre, se l'80% delle persone che dovrebbero starti a sentire, non sono in grado di farlo? Non parlo di darmi ragione, ma di analizzare ciò che scrivo e dico e farsi un'opinione qualsiasi, ma propria.

Dopo aver postato tabelline a Maggio che prevedevano manovre lacrime e sangue ad Ottobre, cioè aver scritto nero su bianco con tutti i conti matematici che questo governo raccontava frottole, che altro dovrei fare?

Dopo aver ripetuto fino alla morte (attraverso vari posts) che dobbiamo uscire dall'euro, utilizzando una doppia circolazione nuova lira/euro per un anno e svalutando il debito, per evitare uno shock al paese, che altro vi posso dire?

Spegnete la televisione, andate al museo, al teatro, al cinema, al bar con gli amici a parlare e scambiarvi opinioni, leggete un libro. La medicina al disastro Italiano è la cultura, la conoscenza, lo scambio tra individui e il pensiero critico, nulla di più.

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